Capitolo 11

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La mattina successiva mi alzo presto perché non voglio tardare all'udienza di Hayden. Ieri non si è mai fatto sentire e a dire il vero nemmeno io l'ho contattato, forse Luise si sbagliava. In fondo perché dovrebbe contattarmi, e poi avrà anche lui un lavoro che lo terrà occupato. Io sono in ferie per cui questa settimana non mi devo preoccupare.

Mi metto un paio di jeans neri e una camicetta leggera color cipria. I pantaloni mi stanno aderenti mentre la camicetta mi sta comoda, ma tutto sommato l'effetto non è male, né elegantissimo né sportivo. D'altro canto non sono mai stata in un tribunale per cui non so nemmeno se ho l'abbigliamento adatto all'interno del mio guardaroba.

Lascio un biglietto attaccato al frigo per Vicky dato che oggi è il suo turno di riposo starà dormendo e non la voglio svegliare. Naturalmente non le scrivo nel dettaglio dove sto andando o impazzirebbe.

Salgo in auto e dopo aver impostato il navigatore con l'indirizzo del tribunale mi avvio seguendo le indicazioni. Oggi il cielo è carico di nubi, promette un bel temporale e un sacco di pioggia, ma almeno il percorso non è complicato e arrivo nei tempi previsti, cerco un parcheggio dove lasciare l'auto. Devo dire che sono un po' in ansia e che non so bene cosa aspettarmi o come mi devo comportare.

Sussulto quando sento il cellulare squillare, guardo ed è un messaggio di Hayden.

"Ciao, che fai di bello?"

"Ciao, di bello niente. Sono appena arrivata al tribunale, so che c'è la tua udienza oggi" rispondo, non riesco a mentirgli.

"Torna a casa!"

"No, mi spiace." non mi farà cambiare idea, è la cosa giusta.

Esco dall'auto e il telefono squilla. Oh, merda è lui che mi sta chiamando. So che non mi lascerà in pace finché non gli risponderò.

"Ciao" dico.

"Che stai facendo?! Sali in auto e torna a casa!"

Nemmeno saluta.

"No, perché non è giusto che tu venga incolpato solo per avermi difeso. Voglio aiutare"

"Mi aiuti se torni a casa"

"Ma potrei aiutare anche qui. Anzi se le cose non andassero come previsto dai tuoi piani io potrei raccontare quello che è successo"

"Non ti arrendi, eh" fa una breve pausa "Nemmeno io. Vengo a prenderti"

Non faccio in tempo a parlare che ha già riattaccato il telefono.

Non importa, mi dirigo all'entrata e dopo aver chiesto informazioni alla receptionist mi addentro per i corridoi. Non lo credevo tanto complicato un tribunale, cerco di seguire le indicazioni che mi ha fornito la ragazza all'entrata, ma ad un certo punto non so più se devo andare a destra o sinistra.

"Accidenti!" esclamo tra me e me.

"Ma guarda chi si rivede" quella voce alle mie spalle mi paralizza.

Quando mi volto è proprio lì. I miei incubi peggiori incarnati in un'unica persona, lo stronzo che quella sera ha cercato di violentarmi. Le gambe non mi reggono e mi appoggio con una mano al muro e mi manca l'aria. Come se avessero tolto tutto l'ossigeno da quel corridoio, non riesco a respirare. Mi guardo intorno ma non c'è nessuno nei paraggi.

"Se ci incontriamo di nuovo forse non ti è dispiaciuto poi così tanto il nostro ultimo incontro" dice con un sorriso beffardo mentre fa il primo passo verso di me.

Io d'istinto indietreggio.

"Stai lontano da me." ma non ho abbastanza fiato nei polmoni per essere abbastanza convincente.

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