Capitolo 22

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Devo ammettere che durante le pause lavorative i miei pensieri ricadono sempre su di lui.

A pranzo vado al bar poco distante dall'ufficio, ordino un toast e un succo, poi aggiungo anche un tramezzino da mangiare finché aspetto, seduta ad un tavolino, che mi scaldino il mio toast.

Ho una strana sensazione allo stomaco, una sensazione che non so identificare ma poco piacevole, tanto che non finisco nemmeno il mio pranzo. Mi accodo per andare a pagare alla cassa e dopo qualche minuto è il mio turno. Mi avvicino e ripeto la mia ordinazione per farmi fare il conto. È proprio in quel momento che un cliente esce dal bar salutando il proprietario e a me basta sentire quel "Salve" per immobilizzarmi.

Quella voce io l'ho già sentita, la ricordo bene e non mi piace affatto. Mi volto di scatto appena la sento, ma l'unica cosa che vedo è la porta del locale che si chiude. Il tempo sembra essersi raggelato tanto che ci metto un po' a tornare alla realtà e a sentire che il commesso mi sta chiamando con un tono che comincia a farsi preoccupato. Quella voce è la stessa che c'era in quel parcheggio ed è la sua voce, la voce dello stronzo che ho ritrovato in tribunale.

Mi volto verso la cassa e pago il mio pranzo.

Le mie mani tremano quando le appoggio alla maniglia della porta per uscire dal bar e faccio un respiro profondo prima di aprirla.

Con passo svelto mi dirigo in ufficio, se andassi più veloce di così probabilmente starei correndo. Per tutto il breve tragitto avevo la sensazione di essere osservata e un paio di volte ho ceduto all'istinto e mi sono girata per guardarmi alle spalle, ma come sempre non ho notato nulla.

Quando arrivo in ufficio e mi siedo alla scrivania mi accorgo di avere un leggero fiatone, ma a preoccuparmi maggiormente è la stretta allo stomaco e il forte mal di testa che mi è arrivato.

Non riesco proprio a concentrarmi sul lavoro, così dopo aver detto di non sentirmi molto bene mi viene concesso di andare a casa prima.

Steph mi guarda dalla sua postazione e già capisco che vorrebbe sapere cosa c'è che non va, così le mimo con le mani un forte mal di testa e mal di stomaco e lei annuisce semplicemente.

Ora il mio unico problema è che non ho l'auto essendo arrivata stamattina in moto con Hayden e Vicky è al lavoro per cui non può venirmi a prendere. L'idea di usare i mezzi pubblici e spostarmi a piedi mi spaventa, così faccio l'unica cosa che mi viene in mente, prendo il cellulare e chiamo Hayden.

Suona, ma non risponde nessuno. Faccio qualche altro tentativo prima di arrendermi.

Non posso fargliene una colpa, d'altronde non so che impegni avesse per la giornata e non sono comunque affari miei. Cerco di pensare se ho alternative ma purtroppo l'autobus è l'unica possibilità. Proprio in quel momento si ferma in piedi affianco alla mia scrivania Trevor.

"Come stai?" chiede lui in tono gentile.

"Ho la testa che scoppia e lo stomaco chiuso. E come se non bastasse sono senza l'auto" rispondo io.

"Aspetti che Vicky ti venga a prendere?"

"In realtà ho provato a chiamarla ma non mi risponde, sarà già al lavoro. Dovrò usare l'autobus questa volta" ammetto sconsolata massaggiandomi le tempie per cercare di alleviare il dolore.

"Ti accompagno io a casa" fa una pausa prima di aggiungere "Tanto avevo già in previsione di uscire prima"

"No, tranquillo non serve. Prenderò l'autobus, non ti disturbare"

"Nessun disturbo" dice con un sorriso "E poi con il caos sull'autobus il tuo mal di testa non potrebbe che peggiorare"

Non posso dargli torto, quindi alla fine mi lascio convincere. Annuisco e lo ringrazio per lo strappo che si è offerto di darmi.

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