"Andrew!"-lo chiamo.
È diretto verso il corridoio dall'altra parte dell'ampio ingresso.
Corro per raggiungerlo prima che possa chiudersi in qualche stanza.
"Ma che cavolo hai?"-esclamo.
Lui si gira di scatto.
"Niente, Lenah. Torna a fare colazione"-ribatte brusco.
Apre una delle porte chiuse di questo corridoio. Tira fuori una chiave e fa scattare la serratura.
Entra nella stanza, si volta e fa per chiudersi la porta alle spalle, lasciandomi fuori, ma io non glielo permetto, bloccando la porta con una mano.
"Vattene, Lenah. Devo allenarmi."
"No"-ribatto seria.
Lui sbuffa, poi spalanca la porta di scatto, facendomi perdere l'equilibrio.
Di conseguenza, mi ritrovo tra le sue braccia.
Cerco di indietreggiare, ma lui non me lo permette, stringendomi a sé.
"Scusa"-lo sento sospirare tra i capelli "questa stanza...mi rende nervoso."
Mi scosto da lui, accigliata.
"Perché?"-chiedo scrutando il luogo dove ci troviamo.
È una palestra.
C'è ogni tipo di attrezzatura possibile, qui dentro.
"Hai una palestra in casa?"-domando senza nascondere il mio stupore.
Lui mi fa un sorrisetto.
"Beh, ci sono ancora molte cose che devi vedere di questo posto..."-lascia cadere la frase, poi risponde alla mia domanda retorica: "è stata...un'idea di mio padre. In questo corridoio gran parte delle stanze sono sue. Ecco perché sono chiuse a chiave."
Dicendo così risponde alla mia domanda silenziosa.
"E...perché ti rende nervoso questa stanza?"-chiedo, ma me ne pento all'istante quando vedo l'espressione di Andrew.
"Oh, io...scusami"-mormoro.
Lui scuote la testa.
"Papà...la considera la 'nostra stanza'. È qui che...mi t-tortura."
Non so cosa dire.
"Non guardarmi così"-dice.
Lo guardo confusa.
"Il mio autocontrollo potrebbe esaurirsi da un momento all'altro."
Deglutisco.
"Oh."
Lui mi sorride.
"Vorrei restare solo, adesso"-mormora.
Annuisco.
"Certo"-dico lasciando la stanza.
Sto camminando a passo svelto, quando qualcuno mi afferra per un braccio.
Adam mi spinge contro la parete più vicina e mi fa cenno di restare in silenzio, portandosi un dito alle labbra.
Si guarda intorno, poi sussurra:
"Dobbiamo parlare."
"Ovviamente"-rispondo acida.
Adam sospira.
"Smettila di comportarti così"-dice.
Alzo entrambe le sopracciglia.
Lui scuote la testa.
"C'è una cosa che devi sapere"-mi dice, abbassando la voce.
"E sarebbe?"
"Quando non...c'eri"-esordisce, facendomi già irritare.
"Prima o dopo?"-scatto "perché sai, io ero in un lurido, merdoso, manicomio!"
Mentre tu te ne fregavi altamente.
"Fammi finire, Lenah"-sussurra guardandosi intorno ancora una volta.
"Sono andato a casa di mio padre"-si sta sforzando di parlare "ed ho trovato..."
Veniamo bruscamente interrotti dall'arrivo di Alexa.
"Signorina Lenah!"
Adam grugnisce.
"Alexa"-dico scostandomi il più possibile da lui.
"Sto cercando il signorino"-mi dice.
"Oh, sì. È nella...palestra."
Mi volto di scatto quando sento la risata di Adam.
Sta tentando di trattenersi visibilmente, ma invano: si sta piegando in due dalle risate.
Alexa lo fissa confusa quanto me.
"Signorino..."-ripete ridendo.
Lo fulmino con un'occhiata di ammonimento.
"Ma cosa succede?"-chiedo notando l'espressione allarmata di Alexa.
"Devo avvertire il signorino"-dice.
Un rombo di un motore distoglie la mia attenzione da lei.
Una Porsche grigia metallizzata è parcheggiata nel vialetto.
Uno sbattere di portiere.
Lo scattare della serratura.
Alexa si precipita davanti la porta d'ingresso.
Adam mi lancia uno sguardo confuso.
Vado subito verso la palestra per avvertire Andrew.
Non c'è.
Esco dal corridoio nel preciso instante in cui Andrew scende dalle scale, vestito in modo elegante e la porta d'ingresso si apre.
Mi volto, bloccata in mezzo alla sala.
Adam è davanti a me, dall'altro lato.
Andrew mi supera per mettersi davanti a me, con fare protettivo, mentre tenta di nascondere la sua preoccupazione.
Un uomo alto dall'aria giovanile entra in casa, seguito da una donna.
"Merda"-borbotta Andrew.
"Buon giorno, signor Sheen"-la voce cordiale di Alexa "bentornata signora Sheen."
Abbassa il capo in un piccolo inchino non appena entrano.
La donna le rivolge un sorriso, mentre il signor Sheen non fa una piega.
Deglutisco quando i suoi occhi si posano su di me.
È il padre di Andrew. È tornato.
"E così"-esordisce rompendo il silenzio con voce melodiosa "il gatto non può assentarsi per poco tempo che i topi ne approfittano per ballare. Bravo, Andrew."
Ogni sua parola mi ha fatto venire i brividi.
E il sorriso che rivolge al figlio non è da meno.
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Pain is madness [ IN REVISIONE ]
Romance"Sai cosa?"-dico. "Cosa?"-fa lui di rimando con un sorriso. "Non sono mai stata così felice e in pace in vita mia." Questo è ciò che dice Lenah pochi minuti prima di essere presa e trascinata via a forza da casa Smith, in un pomeriggio primaverile. ...
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