Capitolo 24 ~ Ciao mamma e papà

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James

Aiden White                  Bree White
(1965 - 2005)                 (1970 - 2005)

Amorevoli genitori, strappati via ai loro figli troppo presto


Eccolo, l'epitaffio inciso sulle lapidi dei miei genitori...
Una frase che si arroga il diritto di riassumere una vita intera.
Una vita che gli è stata brutalmente strappata via.

Ed eccomi, chino sulla loro tomba, in un cimitero piccolo e anonimo, nel quindicesimo anniversario della loro morte, mentre quelle stesse lapidi, così tristi e spoglie, le accarezzo, perché sono tutto ciò che mi è rimasto.

Mentre nella mia testa, non posso che provare un forte senso di colpa, al pensiero che da un paio di settimane, ho intrapreso una sottospecie di relazione proprio con la figlia dell'uomo che me li ha - anzi ce li ha - portati via, visto che in piedi accanto a me, c'è anche il mio fratellino.

Quando, improvvisamente, sento una mano posarsi delicatamente sulla mia spalla e un sincero sorriso appare, incontrollato, sul mio viso... una sensazione che mi mancava da tempo, un calore che significa casa, per quanto Jesse non mi abbia mai fatto sentire solo.

Ed è assurdo che sia proprio Elizabeth a procurarmela.

Elizabeth che ha insistito per accompagnarci.
Per seguirci proprio qui, proprio oggi.
Senza provare, neanche una volta a scappare.
Tutt'altro, limitandosi a dimostrarci tutto il suo sostegno, fatto di rispettosi silenzi - perché questo non é né il luogo, né il momento adatto per parlare - e dolci carezze.

A ridestarmi dai miei pensieri, ci pensa però il mio fratellino, il quale, porgendomi uno dei due mazzi che abbiamo portato, mi fa presente come si stia facendo tardi e ricorda che abbiamo ancora dei fiori da posare e dei lumini da accendere.

Al che io annuisco, mi asciugo l'impercettibile lacrima che stava per segnare la mia guancia - dannate emozioni - afferro il mazzo di glicini per mia madre e lo poso nell'apposito vaso, mentre Jesse fa lo stesso con i gigli di mio padre e poi assieme accendiamo, in loro onore, due lumini.

E nel mentre, i pensieri corrono, tornano indietro a prima della loro prematura scomparsa e mi mancano, dannazione!
I miei mi mancano da morire...
Perchè nulla togliere al dolore di mio fratello, la mancanza che si sente per una persona è direttamente proporzionale al tempo che si è passato con essa e la sofferenza aumenta per ogni anno passato senza.

E alla fine non ce la faccio più.
La maschera di ghiaccio che per anni ero riuscito ad indossare, per mascherare il dolore, nascondendolo in un piccolo angolo del mio cuore, si frantuma in mille schegge, che si disperdono sotto forma di lacrime.

Tanto che sia mio fratello, che Liz si riavvicinano - lei soprattutto, essendosi allontanata di qualche metro per darci un momento - e mi stringono in un tenero abbraccio.

Dopodiché, appena mi sono ripreso, ci rialziamo con l'intenzione di andarcene.
Ma se nel farlo, io e mio fratello ci limitiamo ad un semplice «Ciao mamma e papà».
Trasmettendogli tutto il nostro affetto con un'ultima carezza sulla lapide, la nostra ospite mi sorprende ancora una volta, poiché si sofferma qualche secondo in più ed esclama
«Signori White, so che la mia voce vi è nuova, ma ci tenevo a chiedervi perdono per ciò che mio padre vi ha fatto...

Al contempo però devo ringraziarvi, per avermi fatto conoscere i vostri due splendidi figli, perchè sono bastate poche settimane assieme, perché mi sconvolgessero letteralmente la vita...
E da ora in poi, ci sarò io per loro... é una promessa».

✨💗✨

Dopo cena, essendo tutti piuttosto stanchi e scossi dalla dura giornata, stendiamo alcune coperte a terra e ci sdraiamo davanti al camino - un abitudine che, esattamente come dormire nello stesso letto, abbiamo adottato da quando abbiamo deciso di viverci questa cosa - qualunque cosa sia - in totale libertà, senza etichettarci o farci troppe paranoie.

Finché, tra una coccola e l'altra, Liz spezza il silenzio, esclamando «Sapete, mi sarebbe piaciuto davvero conoscere i vostri genitori, sono certa che fossero delle persone meravigliose, anche se non credo mi avrebbero apprezzata».

Un'uscita che mi confonde, tanto che, steso sulla schiena e con lo sguardo fisso sul soffitto, le chiedo
«Perchè dici questo?».

«Mhh, vediamo, forse perchè mio padre è l'uomo che li ha ricattati, perseguitati e infine uccisi e... si insomma, io ho intrapreso una relazione con entrambi i loro figli?» mi risponde perciò, voltandosi verso di me e appoggiando il mento sul mio petto.

Al che, mentre io abbozzo un sorriso e le passo una mano tra i capelli, mio fratello si mette a sedere e ribatte
«E allora? I genitori dovrebbero volere unicamente la felicità dei propri figli, indipendentemente da chi o cosa essa dipenda!
Anzi, ti dirò di più, sono certo che se loro fossero qui, non sarebbero solo felici, ti sarebbero immensamente grati, per la serenità che hai portato nelle nostre vite».

Parole sante quelle di Jesse e su cui non posso che concordare, perché se c'è una cosa su cui non nutro alcun dubbio, è che i nostri genitori abbiano sempre e solo voluto la nostra felicità
«Concordo e aggiungo che la tua presenza, se possibile, invece che dividerci, ci ha uniti più di quanto già non fossimo.
E si, certo, siamo ben consapevoli che questa situazione nella quale ci siamo cacciati è folle e non sarà per nulla facile da affrontare, ma lo faremo assieme ed è questo ciò che conta».



Angolo Autrice
Ciao ragazzi e ragazze e benvenuti in questo nuovo capitolo, in cui i fratelli hanno commemorato i defunti genitori, con il supporto di Liz.
Se vi va stellinate e fatemi sapere che ne pensate.
Inoltre ricordatevi che mercoledì pubblicherò il nuovo capitolo di "Dribbling d'amore".
Ci vediamo tra una settimana, con il prossimo, un bacio, ciao ♥😘

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