James
Sono passate ormai tre settimane da quando è avvenuto il rapimento e il rapporto tra me, mio fratello ed Elizabeth, si è ulteriormente rafforzato.
Abbiamo una sintonia che non immaginavo possibile e quando stiamo assieme, tutto il resto scompare.
Qualunque sentore di odio, rancore o piano di vendetta, si volatilizza.
Ed é proprio per questo, che ho preso un'importante decisione...
Non è stato facile, ci ho dovuto riflettere su parecchio - tanto che ho praticamente passato la scorsa notte insonne - non avendo mai voluto, prima d'ora, aprirmi e rivelare determinati dettagli del mio passato, nemmeno al mio fratellino, ma ad oggi, sento di averne il bisogno.
«E' stato...».
«Perfetto».
«Mi hai tolto le parole di bocca...
Le tre settimane migliori della mia vita».
Sono così preso dai miei pensieri, che non presto nemmeno attenzione alle parole che, pochi istanti fa, raggiunto il culmine del piacere, Jesse e Liz si sono scambiati, finché lei non se ne accorge e accarezzandomi maliziosamente il petto nudo e robusto, richiama la mia attenzione, seguita dal mio fratellino, sdraiato affianco a lei, dall'altro lato del letto.
«Oh emh... si.. s...scusate...
Ero sovrappensiero» esclamo perciò, scuotendo il capo, non volendo preoccuparli più del dovuto e, nonostante la mia decisione, non essendo così certo di volerne parlare proprio ora.
Ma la mia espressione cupa, mi tradisce nuovamente, tanto che loro realizzano da soli che c'è qualcosa che non va.
«Jamie, questa mattina sei così assente...
Persino durante... beh, si insomma, ci siamo capiti, sei stato poco partecipe e non é proprio da te.
Cos'è che ti turba? A noi puoi dircelo».
«Già fratello, Liz ha ragione...
Noi ci siamo...
Siamo qui con te, non scappiamo...
Puoi dircelo... qualunque cosa sia, a noi puoi parlarne».
Parole, le loro, così rincuoranti ed incoraggianti, che alla fine mi convinco.
«Eh va bene.
Vedi fratellino, c'è una cosa che per tutti questi anni, ho nascosto, anzi sigillato, in un minuscolo cassetto della mia mente, un segreto che non ho mai voluto rivelare, nemmeno a te, perchè troppo duro, troppo difficile anche solo da ricordare, ma oggi... oggi sento di essere pronto e di volerlo confessare a voi.. a tutti e due».
«Jamie, mi stai preoccupando» esclama perciò la bionda, con voce concitata, tirandosi su a sedere e fissandomi dritto negli occhi
«Già, anche a me.
Si insomma, io so tutto di te.
Abbiamo passato distanti solo... oh».
«Si, proprio cosí» annuisco, intuendo all'istante come lui abbia iniziato a realizzare o quantomeno, ipotizzare, quanto accaduto.
«Risale tutto ad ormai diversi anni fa, quando io, di anni, ne avevo solo dieci.
Ero stato appena adottato da una famiglia all'apparenza per bene, la classica coppia da cui qualunque bambino, che vive in posti come il mio orfanotrofio, sogna di essere adottato e credevo sarebbero stati la mia salvezza...
Peccato che invece si sono rivelati, in poco tempo, la mia rovina...
poichè loro... loro hanno...
Cazzo, com'è difficile!» impreco, tirando un pugno sul materasso.
«Non solo loro mi hanno separato da mio fratello - col senno di poi, fortunatamente, perchè ciò che ho passato in quell'inferno che chiamavano casa, non lo auguro a nessuno - ma hanno anche... hanno anche...».
Dannazione!
Non credo di farcela, ricordare fa troppo male.
«Ehi Jamie, calmo!
Prendi un bel respiro e quando ti senti pronto, butta tutto fuori» mi conforta perciò la bellissima ragazza al mio fianco, infondendomi coraggio... un coraggio a cui mi aggrappo, con le unghie e con i denti, per proseguire...
Anche se mio fratello è ancora impietrito.
«Loro mi hanno usato nei modi più disparati, ma accomunati tutti da un unico fattore, la cattiveria gratuita da cui erano annebbiati, riservandomi un destino ben peggiore che trascorrere l'infanzia in un orfanotrofio»
«C..che... Che ti hanno fatto?» è mio fratello a chiedermelo sta volta, amareggiato come poche volte l'ho visto.
Quindi prendo un bel respiro e riprendo a raccontare «Inizialmente mi hanno semplicemente trattato come una sorta di maggiordomo, tenendomi quasi la totalità della giornata segregato in camera e permettendomi di uscire solo per cucinare e pulire casa...
Ma successivamente... successivamente violandomi come nessuno dovrebbe essere violato, fisicamente e psicologicamente e permettendo alle loro sporche conoscenze di fare lo stesso».
Confessarlo fa male, cosí come fa male mostrare loro le cicatrici che percorrono il mio costato, dovute alle cinghiate che il mio padre adottivo mi tirava e le bruciature sul collo e sulle braccia, causate dalla sigaretta e dalle canne che mia madre adottiva fumava e si divertiva a spegnere su di me, in un gioco malato e perverso, causato dalla droga e dall'alcool di cui, entrambi, errano assuefatti «Ecco... queste cicatrici, che forse non avete mai notato, perché tendo a coprire con del trucco, o si trovano tra alcuni tatuaggi, creati appositamente per nasconderle, ne sono la prova tangibile».
«Oh mio Dio! Jamie io non so cosa dire... mi..mi dispiace da morire!» esclama perciò Liz, abbracciandomi di slancio, mentre gli occhi le si fanno rossi a causa delle lacrime che minacciano di uscire.
«Fratello io... io... ma perchè?» dice invece, decisamente più rancoroso Jesse, stringendo le mani a pugno, fino a scorticarsele.
Io però non lo seguo, per cui esclamo «Cosa?».
«Perchè non me lo hai detto prima, avrei potuto e dovuto...».
«Nulla! Non avresti potuto fare nulla Jesse, perchè quando, circa otto anni dopo, ci siamo finalmente rincontrati e ti ho portato via dall'orfanotrofio - quello schifoso posto in cui sei nato e non meritavi di dover tornare - non sarebbe più servito.
Lui era morto di overdose da circa due anni e a lei, che dopo la sua dipartita, era definitivamente impazzita, era stato fatto, da ormai un annetto, un TSO, con conseguente ricovero in una clinica psichiatrica...
Inoltre, come ho detto, non mi sentivo pronto a tirare fuori tutto» gli spiego, con fermezza.
Perché se c'è una cosa che non voglio accada, é che mio fratello si senta in colpa... Visto che saperlo al sicuro, è stato ciò che mi ha fatto resistere e andare avanti.
«Ma comunque, in mezzo a tutto lo schifo, c'è stato anche un lato positivo, perché nonostante tutto, quei bastardi, grazie ai loro loschi affari, erano piuttosto ricchi, quindi con i soldi ereditati - in quanto "figlio" - ho potuto riacquistare questa casa, la nostra casa d'infanzia, rimasta senza proprietario da allora...
Nessuno vorrebbe vivere in un edificio in cui é avvenuto un duplice omicidio» continuo poi, nel tentativo di sdrammatizzare.
Ma intuendo che in radio sono ancora piuttosto scosso, Liz afferma «Beh, a prescindere da tutto, sappi che ora non sei più solo, noi siamo qui, per te... sempre» per poi stringersi al mio petto e lasciarmi un tenero bacio sulla guancia, che mi riscalda il cuore, mentre mio fratello si limita a stringermi una spalla.
Si, ora ne sono certo, non sono più solo, perché con me, ci siete voi.
Angolo Autrice
Buona Pasqua 🐣💕 ragazzi e ragazze e benvenuti in questo nuovo capitolo, in cui abbiamo scoperto ulteriori dettagli sul passato dei fratelli, in particolare di James, che ne ha passate di tutte i colori, come se già non bastasse, l'esser rimasto orfano... Ve l'aspettavate?
Se vi va stellinate e fatemi sapere che ne pensate.
Inoltre ricordatevi che mercoledì pubblicherò il nuovo capitolo di "Dribbling d'amore".
Ci vediamo tra una settimana, con il prossimo, un bacio, ciao ♥😘
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RAPITA
DiversosElizabeth Queen, detta Liz, ha tutto ciò che un'adolescente, prossima all'età adulta, potrebbe desiderare: vive in un enorme e spettacolare attico nel centro di Chicago, con il suo adorato padre, che la vizia in ogni cosa, frequenta una scuola costo...
