Capitolo 45 ~ É tutto finito

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Jamie

Sono passate solo poche ore da quando Liz é sparita, eppure mi sembra già passata un'eternità.

Fortuna che, grazie all'idea geniale del mio fratellino di cucire un GPS nella fodera del cappotto, almeno abbiamo usato questo tempo per rintracciarla, riuscendoci alla grande e scoprendo così che é stata portata in una fabbrica abbandonata, a pochi chilometri di distanza da qui...
Si, portata, perchè sono più che certo che se anche avesse lasciato l'hotel con le sue gambe, è stata indirettamente costretta.

Dopodiché, ci siamo quindi muniti di diverse armi - sia da taglio che da fuoco - abbiamo lasciato l'hotel e ora stiamo entrando nell'auto che, in questi mesi di fuga, ci ha fedelmente accompagnato, pronti a metterci in azione.

A differenza del solito però, sta volta, la guida di Jesse, fra le strade della cittadina, é spericolata, spinge sull'acceleratore e non frena nemmeno col rosso, perché in fondo lo so che anche lui sta tremando dalla paura, al sol pensiero di cosa possa essere successo alla donna che amiamo.

Ma è quando finalmente arriviamo, parcheggiando ad un isolato di distanza, per evitare che - nel caso in cui vi siano appostate delle sentinelle, ci notino immediatamente - che sorge il problema maggiore.

«Jamie, ora che siamo qui, come ci muoviamo?».

Perché, si, in effetti, un vero piano non lo abbiamo.

Il fatto è che non riesco nemmeno a concentrarmi per formularlo, visto quanto sono preoccupato «Non lo so fratellino, so solo che dobbiamo entrare il prima possibile».

«Ma tu credi davvero che sia stato suo padre a rapirla?».

«E chi sennò? Solo lui potrebbe avere interesse a rivederla e soprattutto a portarla via da noi» rispondo con convinzione, sempre piú certo di questa ipotesi, mentre ci avviciniamo, stando però comunque attenti a non essere visti.

Tanto che Jesse afferma «Si, effettivamente hai ragione, nessun'altro potrebbe volerci dividere... ormai nemmeno la polizia è più sulle nostre tracce».

«Già...
Approposito, so che non é il momento migliore, ma...».

«Fratello aspetta! Guarda!» urla, interrompendomi e indicando un punto, non ben precisato, di fronte a noi.

Io però ho la vista parzialmente coperta da un'auto parcheggiata, quindi gli chiedo «Cosa?!».

«Possiamo accedere passando da lì» chiarisce quindi lui, portandomi a notare un'entrata laterale, alla quale si accede passando dal giardino.

Al che io sorrido compiaciuto ed esclamo «Fratellino, lasciatelo dire, sei un fottuto genio!».

Dopodichè, armi alla mano, silenziosamente, entriamo, ma a dispetto delle aspettative, ad attenderci non vi é nessuno, perciò, sentendo alcuni rumori provenire dal piano superiore, saliamo rapidamente le scale.
Peccato che, una volta entrati in un'enorme ala, colma di vetri rotti e calcinacci, veniamo accerchiati da un gruppo di criminali e due di loro ci puntano addirittura una pistola alla tempia... quasi come se ci stessero aspettando.

Finché, da dietro una colonna, non compare anche Queen, il quale - completo elegante addosso e solito ghigno stampato in volto - battendo le mani, esclama «Bravi! Complimenti!
Avete attuato un piano geniale ragazzi, dico davvero, peccato per voi che era tutto programmato».

«Che cosa? In che senso programmato?» sono confuso, ma lui si affretta ovviamente a chiarire...
Narcisista com'è, non aspettava altro.

«Beh ecco, dopo averla costretta a lasciarvi, ho portato Liz qui, invece di partire immediatamente per Chicago, perchè sapevo che voi l'avreste cercata e in tempo record, trovata... la trovate sempre...
In questo modo mi avete solo semplificato il lavoro.
Sono o non sono un genio?!».

«No, tu sei un bastardo!
Un grandissimo pezzo di merda, Queen» grida e si dimena quindi, a quel punto, Jesse.

Ma Queen non si smuove, anzi si compiace ulteriormente «Lo so, lo so, molte grazie...
E sapete qual è la cosa peggiore? Che ora non mi interessa più nulla nemmeno di lei, visto che è stata solo un errore di percorso.
Tre enormi errori, ecco cosa siete e la verità é che sareste dovuti morire tutti e tre, tempo fa, assieme ai vostri genitori.
Purtroppo però, così non è stato, ma fortunatamente rimedierò questa sera stessa».

Non capisco cosa intende, né perchè Liz, che nel frattempo è stata condotta qui da uno dei suoi scagnozzi, sia in lacrime, so solo che non posso permettere che mio fratello e la ragazza che amo, muoiano...
ma non posso muovermi, né tantomeno usare le armi.

Fortuna che, a differenza di ciò che aveva previsto Queen, pur non avendo un vero e proprio piano A, avevo, fin dall'inizio, formulato un piano B.

«Polizia! Fermi tutti, siete sotto tiro.
Se muovete anche solo un passo, spariamo!».

«Aspettate!
Io sono il ricco magnate Thomas Queen, voi collaborate con me, beh quantomeno la sezione di Chicago.
Loro erano sulle loro tracce, sono dei ricercati!».

La polizia che avevo contattato prima che ci dirigessimo qui, denunciando un rapimento, è finalmente entrata in azione e per la prima volta da che ho memoria, Queen sta provando sulla sua pelle cosa significa avere paura.

Sentimento che si trasforma in rabbia quando il capitano gli si avvicina e mettendogli le manette, afferma «Si, ma la loro colpa è tutta da verificare, lei invece è un assassino, l'ha chiaramente ammesso e per i crimini commessi, la pagherà con il massimo della pena, si fidi».

Quando poi, lui e i suoi scagnozzi vengono, man mano, scortati fuori, Liz finalmente corre da noi, gettandosi tra le nostre braccia e si lascia andare ad un sospiro di sollievo «Dio, siete qui, siete venuti per me!».

«Certo che si, credevi forse che avremmo pensato tu te ne fossi andata di tua spontanea volontà?» ribatto perciò io, dandole un bacio tra i capelli e stringendola forte.

«Io...io... non so cosa dire, sono senza parole....
Aspettate ma, chi ha avvisato la polizia?!» chiede poi, ancora confusa ed incredula.

«Io» rispondo perciò, sorprendendo anche il mio fratellino, essendo pure lui ignaro di tutto.

«Cosa?! Jamie ma quando?».

«Prima di lasciare l'hotel, mentre te caricavi le armi in macchina, ma in realtà sono stati loro i primi a contattarmi, un paio di settimane fa, per propormi un accordo.
La polizia di questa contea sta indagando su tuo padre da anni, Liz, precisamente da quando la sindaca, nonché moglie del capitano, è stata uccisa, dopo essersi rifiutata
di rinunciare alla carica, a favore proprio di uno degli uomini di fiducia di Queen... così abbiamo pensato di aiutarci a vicenda» rivelo.

Al che, sorridendo incredula, lei domanda «Quindi è tutto finito?»

«Proprio così piccola, è tutto finito».

Angolo Autrice
Ciao ragazzi e ragazze, buon ferragosto e benvenuti in questo nuovo capitolo, in cui Jamie e Jesse hanno liberato Liz e grazie alla collaborazione con la polizia locale, fatto arrestare sia Queen che i suoi uomini.
Che dire, spero sia piaciuto e se vi va stellinate e ditemi che ne pensate, anche perché ormai mancano pochissimi capitoli alla fine.
Ci vediamo al prossimo aggiornamento, un bacio, ciao ♥😘

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