Prologo

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Un tempo non credevo nel destino, pensavo che la vita ce la creassimo noi stessi e che nessuno potesse condizionarla...
Credevo che ognuno si definisse da sé e di non dipendere da nessuno, ma mi sbagliavo, mi sbagliavo di grosso.
E' l'amore a definirci.
L'amore ci condiziona, l'amore ci spinge a fare gesti disperati, l'amore influisce indissolubilmente sulla nostra vita, perchè è il suo motore cardine, ciò che ci spinge a lottare, anche a costo di rischiare di perderla.

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«Shh, Liz non piangere, ti prego, piccola mia, non piangere.
So che hai fame, ma cerca di pazientare.
Shh, la tua mamma é qui tesoro e sistemerà tutto, vedrai» dice una donna, cullando sua figlia, che piange a dirotto, perchè l'unica cosa che desidera, è attaccarsi al seno di sua madre e poppare fino ad addormentarsi, quando un urlo, proveniente dal pianerottolo del palazzo, la scuote, portandola a tremare.

Paura che accresce quando la porta dell'appartamento inizia ad essere presa a pugni e sente urlare, al di là di essa «Megan so che sei qui, aprimi cazzo, aprimi!».

«Thomas ti prego, sei... sei troppo agitato e la bimba piange, va via» dice perciò, accucciandosi in un angolo della stanza e stringendo sua figlia ancor più a sé, mentre le forze si affievoliscono e le speranze di sistemare le cose diminuiscono drasticamente, sotto i colpi dati al portone, nel tentativo di scardinarlo.

«Non se ne parla, non lascerò che tu, una squallida puttana, me la porti via!».

«Thomas, è mia figlia!
É tutto ciò che mi rimane, ti prego.
Ti sei già vendicato abbastanza...
In fondo, di donne puoi averne quante ne vuoi, a noi lasciaci in pace».

Prega e piange e piange e prega, Megan.
Confida che tutto vada per il meglio, ma all'improvviso, la porta, chiusa a più mandate, cede definitivamente sotto le ripetute spinte, spalancandosi con un tonfo e rivelando cosí una figura minacciosa, che le si scaraventa addosso.

«Non me ne frega niente di avere altre donne, io voglio lei!
Dammela, è mia, devi darmela!».

«Tom ti prego, mi hai già portato via lui, non togliermi anche lei».

«Hai fatto tutto tu Megan, hai fatto tutto tu».

«Ok va... va bene, hai vinto tu Tom.
Ti seguirò ovunque vorrai e non ti lascerò più, lo giuro».

«Oh mia cara dolce Megan, mio unico vero amore, sarebbe bello, lo sarebbe davvero... noi tre, di nuovo assieme, peccato solo che io non sia uno stupido.
Ci sono cascato una volta, non accadrà nuovamente e ora mettila nella culla, forza».

«Tom, in nome di cio che c'é stato, per favore...»

«Ho detto mettila nella culla, cazzo!»

Intimidazione, quella dell'uomo, a cui Megan non può sottrarsi.

«Eh va bene» risponde infatti, fissando la pistola che l'uomo le sta puntando contro, ormai rassegnata al crudele destino toccatole, per poi posare sua figlia nella culla e darle un ultimo bacio in fronte e sussurrare «Scusami apetta, mi dispiace tanto, sappi che ci ho provato...
Ti amo, non dimenticarlo mai».

Poche parole e poi nell'appartamento, non si ode altro che uno sparo.

«Shh piccola apetta, shh, non piangere, adesso sei al sicuro, c'è qui il tuo papà e da ora in poi non ti mancherà più nulla, non soffrirai mai più, è una promessa».

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