Capitolo 31 ~ Devo fuggire

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Elizabeth

“Jamie, Jesse sono qui...
Sono qui!
Non mi vedete?
Ragazzi, perchè non mi cercate... io... io...”

«Io desidero solo stare con voi!» grido, ridestandomi improvvisamente e accorgendomi che, fortunatamente, era solo un incubo.
Lo stesso, dannatissimo, incubo, che da cinque giorni a questa parte, mi coglie ogni singola notte e in cui le sagome sfocate dei fratelli White si aggirano intorno a me, senza mai toccarmi, nonostante io gridi all'impazzata, nel tentativo di richiamare la loro attenzione.

E come ogni notte, il cuore prende a battere all'impazzata, tanto che il petto mi pare stretto in una morsa.

Ho paura, dannazione!
Ho paura che alla fine Jesse non ce l'abbia fatta.
E se anche fosse sopravvissuto, temo che mio padre li denunci sul serio, o peggio, visti i precedenti...

E cazzo! Mi sento tremendamente impotente!

Perché sono di nuovo segregata, ma sta volta nella mia stessa casa e senza alcuna possibilità di contattarli.

Al che afferro il bicchiere appoggiato sul comodino, bevo un goccio d'acqua e cerco di riprendere a respirare regolarmente.
Poi mi alzo e, dopo aver indossato le ciabatte, mi dirigo verso il salotto, dove mio padre starà sicuramente facendo colazione, intenzionata a chiedergli di potermi assicurare, quantomeno, che stiano bene e pregarlo di lasciarli stare, ma stranamente, non lo trovo.

Uno dei domestici mi rivela però che, vista la bella giornata, è uscito in giardino, quindi non perdo tempo e ci vado anche io.
Ma quando giungo a pochi passi dal patio, in cui vi é il tavolino davanti al quale si è seduto a bere il suo caffé, lo sento parlare al telefono, guarda caso, proprio con quel tal Marcos, il suo scagnozzo più fidato, nonché quello che mi incute più terrore.
Per cui non posso che fermarmi ad origliare.

«Marcos forse non ci siamo capiti, a me non frega un cazzo se tu e quelle altre mezze calzette avete il terrore che stavolta i fratellini non si facciano trovare impreparati, anzi, che nonostante gli abbiate distrutto mezza casa, vi aspettino con ansia...».

Aspetta, quindi sono entrambi ancora vivi?!

«...Io desidero solo vederli morti e voglio vederli morti entro domani, non un giorno di più... ne sono già trascorsi fin troppi.
Voglio chiudere questa storia, definitivamente, prima che a causa di ciò, mia figlia scopra tutta la verità.
E poi sarà piuttosto romantico, che muoiano nella stessa casa dove sono
stati uccisi anche i genitori.
Comunque ora scusa, ma devo andare, ho altri affari da sbrigare... e mi raccomando, non commettete errori o sarò costretto a pensarci da me».

No, non è possibile!
Non posso permetterlo!
Non posso proprio.

Dannazione!
Sono così preoccupata per loro, che non mi interessa nemmeno capire di che verità mio padre stesse accennando, anche perchè ormai non sono più sicura di nulla, riguardo a quella che è stata, fino a poco più di un mese fa, la mia vita.

L'unica cosa di cui sono certa, è che non posso lasciarle che capiti qualcosa a Jamie e Jesse.

Per cui, mi volto e a passo svelto, rientro in casa e quando, pochi minuti dopo, incrocio mio padre in corridoio, fingo, ovviamente, di essermi appena svegliata.

Fortunatamente, lui è però davvero di fretta, poiché dopo avermi salutata, esce per sbrigare alcune commissioni... o i suoi loschi affari.
Chi può saperlo.

Ma qualcun altro si accorge del mio turbamento «Señorita, buongiorno, la vedo strana questa mañana, ha dormito male?».

«No Maria, sono solo stanca... stanca di questa vita, stanca di chi mi circonda... stanca di tutto» ammetto perciò, mentalmente esausta.

La sua risposta però mi sconvolge «Sa Liz, su madre non avrebbe mai voluto questo, ella desiderava solo vederla feliz, l'ha desiderato fino all'ultimo».

«Maria che intendi? Mi stai confondendo».

«Nulla, faccia finta che non le abbia detto niente e vada in salotto, che le porto la colazione» ribatte però lei, ricomponendosi e mostrandomi un confortante - tanto quanto finto - sorriso.

Al che, sapendo quanto é elevata la sua fedeltà nei confronti di mio padre, abbattuta, le rispondo «E va bene Maria, grazie».

Dentro di me però giungo ad una conclusione.
Basta così!
Non posso più starmene rinchiusa qui, col rischio che ai ragazzi capiti qualcosa, qualcosa che magari io potrei impedire.

Devo fuggire e lo devo fare ora, che mio padre non c'è.

Certo, la casa è piena di guardie del corpo e sono certa che il loro compito principale sia controllare che io non varchi la soglia, ma purtroppo per loro, non conoscono la villa come la conosco io.

Devo solo ingegnarmi.

Angolo Autrice
Ciao ragazzi e ragazze, buona domenica, buona festa della mamma e benvenuti in questo nuovo capitolo, in cui Liz prende finalmente una posizione e decide, non solo di credere ai fratelli, ma anche di raggiungerli.
Se vi va stellinate e fatemi sapere che ne pensate.
Inoltre ricordatevi che mercoledì pubblicherò un nuovo capitolo di "Dribbling d'amore".
Ci vediamo tra una settimana, con il prossimo, un bacio, ciao ♥😘

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