Capitolo 10 ~ Accerchiati

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James

«Fratello, sei proprio sicuro che Jonathan sarà lì? No perchè mi sembra un posto piuttosto strano per incontrarsi a sera inoltrata e discutere di certe faccende» mi domanda Jesse, quando ormai, dal rapimento, è già passata più di una settimana, guardando, con aria stranita, fuori dal finestrino della nostra Camaro, mentre raggiungiamo un quartiere periferico e malfamato di Chicago, dove però ci starebbe aspettando il nostro contatto.
Una spia assoldata circa sei mesi fa, per infiltrarsi come cameriere a casa Queen, cosí da sapere sempre come anticipare le mosse del padre di Elizabeth.

«L'ultima volta che ci siamo sentiti, ormai due giorni fa, ha detto che ci sarebbe stato e io mi fido, anche perchè abbiamo scelto di vederci qui apposta» rispondo quindi io, stringendo il volante fino a far diventare le nocche bianche, essendo piuttosto agitato.

Al che, con tono arrendevole, mio fratello ribatte «Eh va bene...
Lo conosci sicuramente meglio di me, perciò, se ne sei convinto, mi fido...
E ora parcheggiamo va».

E così facciamo.
Accostiamo e attendiamo.
Ma i minuti passano e di Jonathan neanche l'ombra.

Perciò, alla fine, decidiamo di scendere, per farci la via a piedi, temendo di aver recepito male il numero civico davanti al quale ci saremmo dovuti incontrare, ma all'improvviso sentiamo qualcuno tossicchiare alle nostre spalle.

Spaventati, entrambi afferriamo quindi le nostre pistole e ci giriamo di scatto, ma fortunatamente, si tratta proprio del nostro contatto, il quale esclama «Ehi voi! Siete scemi ad uscire dall'auto e a camminare in tutta tranquillità, in un posto come questo?!
Venite nella mia, forza».

Un tono intimidatorio, quello da lui usato, che ci convince all'istante a seguirlo.

Poi però, dopo essere entrati nell'abitacolo - io al fianco del guidatore, Jesse dietro - essendo piuttosto curiosi, gli chiediamo «Allora, che novità hai da darci?».

«Da dove iniziare?
Come avevamo prospettato, Thomas si è trovato del tutto impreparato ed è sempre più preoccupato.
Credetemi, non sa proprio più dove sbattere la testa, anche perché i suoi uomini, nonostante i numerosi mezzi a disposizione, non sono tutt'ora riusciti a capire dove Liz sia stata portata» ci rivela per cui lui, sorridendo a trentadue denti.

In fondo la buona riuscita del piano é anche nei suoi interessi, visto il denaro che gli abbiamo promesso.

Al che, altrettanto soddisfatto, io commento «Bene, bene, bene e la polizia?».

«Oh beh, ovviamente, essendo stata ritirata, quasi immediatamente, la denuncia di scomparsa, proprio come da voi preteso, non si è più fatta sentire».

Una risposta che mi soddisfa appieno, tanto che voltandomi verso Jesse, esclamo «Perfetto!
Hai visto fratello? Le cose stanno andando esattamente come volevamo».

«Già».

Ma all'improvviso, quello curioso diventa John «Sentite un po e Liz com'è?».

«Meglio di quanto pensassimo» si affretta a rispondere il mio fratellino, mentre le sue guance si tingono di rosso.

Al che, spontaneamente, io gli rivolgo uno sguardo stranito, non capendo proprio il perché della sua risposta.
Mentre invece la nostra spia esclama
«Visto! Ve l'avevo detto...
Per quel che l'ho conosciuta, in questi ultimi sei mesi alle loro dipendenze, lei e suo padre sono totalmente all'opposto, anche se da fuori potrebbe sembrare la sua copia sputata»

«Già, lo credo anche io» annuisce Jesse, mentre io evito di esporre la mia.

Dopodiché John afferma «Beh ragazzi, purtroppo non ho altre notizie da darvi, ma spero siate soddisfatti di come stanno procedendo le cose. L'importante ora è convincere Thomas che l'unico modo che ha per riavere sua figlia con sé, è ammettere i suoi crimini e pagarne le conseguenze.
Adesso però devo andare, mia moglie e mia figlia mi aspettano a casa e non voglio farle preoccupare».

«Ma certo, allora noi andiamo.
Ci sentiamo prossimamente».

«Si, ciao Jamie, ciao Jesse» ci saluta.

Io e il mio fratellino usciamo quindi dall'auto, ma non facciamo in tempo a fare due passi, che qualcuno mi tocca una spalla.
Pensando sia nuovamente Jonathan, con tranquillità, io perciò mi volto e Jesse con me, peccato che stavolta ci ritroviamo, in poco tempo, accerchiati da diversi delinquenti, molti dei quali, sicuramente, sotto effetto di stupefacenti, che non esitano ad accanirsi.
Ovviamente noi tentiamo di difenderci, ma un fendente, scagliato con un coltellino, sta per colpire Jesse, perciò, per proteggerlo, io mi frappongo, procurandomi cosí una brutta ferita sul braccio, tanto che il gruppo, probabilmente timoroso delle possibile conseguenze, se chiamassimo la polizia, si disperde.

«Dio, che male!» esalo poi, tentando di tamponare la ferita.

«Jamie, perchè cazzo ti sei frapposto!?» esclama invece il mio fratellino, preoccupato.

«Perchè sennò altro che squarcio sul braccio, a quest'ora saremmo diretti in ospedale, con te che perdi litri di sangue dal busto.
Invece, fortunatamente, grazie a me, te la sei cavata solo con un occhio nero... non che sia tanto meglio» spiego, tentando di fermare la fuoriuscita di sangue, con un pezzo di t-shirt che ho strappato.

Per cui lui, sfiorandoselo, risponde
«Già, in effetti fa abbastanza male, ma non é nulla di che, passerà.
L'importante ora è tornare a casa. Prima arriviamo, prima potrai medicarti».

Angolo autrice
Ciao ragazzi e ragazze e benvenuti in nuovo capitolo, in cui, purtroppo, Jesse e Jamie incappano in una brutta situazione e soprattutto il secondo, ne esce proprio male.
Se vi va stellinate e fatemi sapere cosa ne pensate, un bacio e ci vediamo mercoledí con "La partita del cuore" e la settimana prossima, col prossimo capitolo di questa ♥😘

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