Capitolo 32 ~ Ritrovarsi

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Elizabeth

Ci sono cose, nella vita, di cui una persona non si accorge, finché non ci sbatte la faccia.
Ebbene, nel mio caso, si tratta di come la casa dove sono sempre vissuta, sia considerabile una sottospecie di fortezza.

Prima di passare alcune settimane lontana, infatti non mi ero mai resa conto di quanto la villa fosse sorvegliata, tra telecamere e uomini della sicurezza.

Una scoperta che, ovviamente, ha rallentato anche il mio piano di fuga, tanto che mio padre ha fatto tempo a rincasare.

Nonostante ciò, però, non mi sono ancora arresa, anche perchè non posso in alcun modo permettere che alle persone di cui mi sono innamorata accada qualcosa di irreparabile...

Innamorata.

Si.
L'ho detto davvero.

L'ho detto perché lo provo.

È assurdo e fino ad un paio di mesi fa, era assolutamente impensabile, ma ormai è evidente che li amo.

Lo percepisco sotto pelle, questo sentimento ed è la cosa più vera e profonda io abbia mai sentito.

Per cui, una volta terminato di cenare, dopo aver intelligentemente rubato, dall'appendichiavi, la chiave della porta sul retro, usata solitamente solo dai domestici, fingo di non sentirmi molto bene e mi ritiro nella mia stanza, ma invece che mettermi a dormire, termino di preparare lo zaino contenente gli oggetti che stavolta voglio portare con me, non avendo potuto farlo, per ovvi motivi, la scorsa, tra cui alcuni vestiti e una foto di mia madre.
E poi attendo, pazientemente, che mio padre e tutti i dipendenti vadano a dormire.

Dio! È così snervante dover aspettare, quando non desidero altro che scappare.

Ma finalmente, passata la mezzanotte, ben consapevole che gli unici ostacoli rimasti tra me e la libertà, sono i due "bodyguard" piazzati fuori dalla mia stanza ed il sistema d'allarme della villa, volto a segnalare qualunque intrusione, esco sul balcone e mi calo giù dalla grondaia.

Un gesto frutto di anni e anni di pratica, quando credevo che il massimo della ribellione fosse uscire di nascosto la sera per dormire da Luke e rientrare in mattinata, prima che mio padre se ne accorgesse... senza sapere che in realtà lui era a conoscenza di tutto, visti i fin troppo buoni rapporti col mio ragazzo e il sistema di sorveglianza piazzato intorno alla casa, a cui, al tempo, non facevo caso.

Poi, camminando il più vicino possibile al muro della villa, mi dirigo verso la porta sul retro, infilo la chiave nella serratura, entro e, facendo ben attenzione a non svegliare nessuno, stacco la corrente, così che il "turno di notte" non si accorga di nulla... o per meglio dire, sia troppo impegnato a risolvere il guasto, per controllare me.

A quel punto, non mi rimane che uscire nuovamente e raggiungere rapidamente un angolo del giardino, dove le siepi sono tenute, dal giardiniere, leggermente più basse, risultando quindi più facilemente scavalcabili.

Ma invece che atterrare sull'asfalto, come mi sarei aspettata, colpisco qualcosa, anzi qualcuno e finiamo entrambi a terra.

Ciò che mi sorprende, è però scoprire chi è quella persona.

«Jamie?».

«Liz?».

«Oh mio dio, Jamie, Jesse! Siete voi?
Siete davvero qui?» esclamo quindi, incredula, alzandomi e aiutando il maggiore dei due, leggermente dolorante per via della botta, a fare lo stesso.

«Si, siamo qui piccola, siamo venuti a prenderti, ma ti prego, abbassa la voce, o sveglierai tutto il vicinato, compresi gli omoni che tuo padre ha messo di guardia» ribatte per cui quest'ultimo, sorridendo teneramente e accarezzandomi, dolcemente, una guancia.

Un atteggiamento non molto da lui, considerando quanto sia, solitamente, cupo e introverso, ma dettato dalla forte mancanza che anche loro devono aver provato.

Una domanda però mi attanaglia «Ma come avete fatto a trovarmi?».

Al che Jesse risponde «Diciamo che siamo stati aiutati.
Tu piuttosto, come hai fatto a scappare?».

«Emh, ne dobbiamo parlare proprio qui?» ribatto però io, ancora piuttosto preoccupata che qualcuno possa accorgersi, da un momento all'altro, della mia fuga.

Al che Jamie esclama «No, affatto, anzi non parliamone proprio, l'importante è che ci siamo ritrovati...
Tutto il resto non conta... non più»

Dopodiché ci stringiamo in un abbraccio spontaneo e dannazione, quanto mi era mancato averli entrambi accanto!

«Che dite, andiamo?» esclama poi, sempre il maggiore.

«Andiamo» rispondiamo perciò, annuendo e sorridendo a trentadue denti, io e Jesse.

Angolo Autrice
Ciao ragazzi e ragazze, buona domenica e benvenuti in questo nuovo capitolo, in cui, seppur sia piuttosto corto, Liz riesce a scappare e si ricongiunge con i fratelli, che neanche a farlo apposta, erano invece andati a liberarla.
Se vi va stellinate e fatemi sapere che ne pensate.
Inoltre ricordatevi che mercoledì pubblicherò un nuovo capitolo di "Dribbling d'amore".
Ci vediamo tra una settimana, con il prossimo, un bacio, ciao ♥😘

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