WYN.
Il mattino seguente mi armai di coraggio e chiamai Emerson per una seconda volta.
Avevo intenzione di fare le mie scuse per tutta la faccenda, e se sarei dovuta andare nel loro territorio per poterlo fare allora mi stava bene. Volevo che sapessero che mi dispiaceva non aver nemmeno voluto ascoltare la loro versione dei fatti. Volevo, e avevo bisogno, di scusarmi con Aaron.
Sospirai sperando che mi rispondesse. Ero davanti all'edificio dove le mie lezioni sarebbero iniziate tra qualche minuto, stringevo a me uno dei libri di psicologia guardandomi intorno nella strana speranza di incontrare Aaron o Emerson.
—ci tieni proprio a metterti in contatto con me, eh?— domandò la sua voce profonda dall'altro lato del telefono. Feci un piccolo sorriso, sembrava che fossimo tornati a quei momenti al liceo in cui lui si apriva e scherzava con me, dovevo ammettere che mi mancavano quei momenti. Ne avremmo mai avuti altri? O la nostra amicizia era persa per sempre?
—si, ci tengo proprio, Emerson. Devo chiederti una cosa— gli dissi —se è una cosa fattibile posso provare ad aiutarti— mi disse. Non c'è l'aveva più con me? Il comportamento di ieri era stato un caso isolato o il confronto di ieri sera aveva cambiato le carte in tavola?
—vorrei incontrare te e gli altri. Ieri sera me ne sono andata senza dire granché e vorrei farvi le mie scuse— dissi, silenzio da parte sua per un momento. Aspettai, c'erano gli altri con lui? O stava semplicemente ragionando?
—e dove dovremmo vederci?— domandò, sospirai —casa vostra?— domandai sentendo l'imbarazzo invadermi il corpo, se avesse accettato mi sarei ritrovata in una casa completamente piena di ragazzi alla quale non stavo tanto a genio, di cui uno per cui provavo emozioni contrastanti e confuse al momento.
—davvero pensi che sia il caso, Bronwyn?— mi domandò Emerson poco convinto —hai un'idea migliore? Perché se si, ti ascolto volentieri— gli risposi, lo sentì sospirare, volevo un luogo non affollato, dove ci fossimo solo noi, già ieri sera al Blue Ice avevamo dato fin troppo spettacolo anche se con poca gente, non mi sembrava il caso di vederci in un altro luogo pubblico.
—e va bene, ti mando l'indirizzo, vieni per le sei che ci trovi sicuramente tutti. O almeno, farò in modo di far partecipare tutti— mi disse —grazie mille, davvero— dissi io —figurati, ci vediamo oggi, Wyn— mi salutò e poi io chiusi la telefonata.
Mi presi un momento per respirare.
Ormai il danno era fatto, mi dovevo solo armare di coraggio e affrontare tutti e sei nel loro territorio. Era una cosa che avremmo dovuto affrontare prima o poi, quindi meglio prima che poi, giusto?
E una volta fatto che sarebbe successo? Sarei uscita completamente dalle loro vite? Loro sarebbero usciti completamente dalla mia vita? Lui sarebbe uscito dalla mia vita e io dalla sua?
Il malessere mi invase al solo pensiero di non vederlo più, di non sentirlo, di non incrociare i suoi occhi blu. Mi repetevo che era per la nostra amicizia che mi sentivo così male al pensiero di tenerlo fuori dalla mia vita, ma c'era una parte dentro di me che mi ripeteva decisa che non era per quello. Provavo qualcosa per lui? Ne ero attratta? Non lo sapevo, ero confusa.
Entrai nell'edificio per iniziare le lezioni del giorno. Per un paio di ore sarei riuscita a mantenere Aaron Barlow fuori dalla mia mente?
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Seguita dai mezzi insulti di Lenora sul fatto che non sarei dovuta andare a casa dei ragazzi, uscì dal dormitorio e sbuffai per non possedere una patente, avrei dovuto cacciare l'argomento con mio padre ieri sera...
Camminai seguendo google maps impostato sulla posizione che mi aveva mandato Emerson e notai che mi aveva portato nel quartiere dove viveva Sawyer. Vivevano vicini?
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My Secret Desire
Romance"era sempre stata lei, anche quando mi ero negato, era lei il mio desiderio nascosto, quello che volevo quando scendeva la notte" (When The Night Comes Down series. Libro 1) Si chiama Aaron Barlow ed è il mio ex vicino di casa. Abbiamo vissuto uno...
