Questioni di fiducia

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-Ferma, non muoverti! Non muoverti!

Un corridoio buio e lungo si prolungò infinitamente, rimbombando le voci.

-Dove mi state portando?

Mi sentivo strana, pesante, confusa, la testa mi scoppiava e faticavo a restare sveglia e a concentrarmi su ciò che mi circodasse.
Nessuna risposta ricevetti da quei due uomini, mi trasportavano di peso dalla mia camera ad una stanza.
Mi guardai attorno, i miei occhi verdi rimasero inorriditi nel rivedere di nuovo quelle mura.
Senza un minimo senso di gentilezza nei miei confronti venni fatta sedere su una sedia in pelle nera e mi fecero indossare un bracciale in acciaio ininfiammabile ai polsi e ai piedi, poi uno al collo.
Ero immobilizzata.

Successivamente un terzo uomo entrò nella stanza con un taccuino in mano, egli lesse delle parole in latino mentre un quarto uomo con indosso un camice bianco, un medico credeva di essere, inserì una punta di metallo nella mia carne, il liquido nero come la notte più oscura scomparve nelle mie vene e bruciò nelle braccia, risalì al petto, intorpidì le gambe, il cervello.
Il siero contenente magia nera della strega oscura e quella tendente al grigio della strega delle marionette reagì ad una serie di parole ripetute in un ordine preciso, esso mi avrebbe resa ciò per cui le due streghe sorelle stessero facendo esperimenti.
Iniziai ad urlare, strinsi le dita tanto da sentire le nocche sgusciare dai pugni e i muscoli tremare, ma la mia temperatura aumentò a fatica. Allora iniziai a scuotere gli arti con violenza, nell'atto disperato di sciogliere le catene fatte con il materiale più solido e resistente del pianeta con il calore provocato di una candela e a forza di scossoni avrei rischiato io stessa di farmi del male.
Un bavaglio mi fu messo tra le labbra impedendo così che io continuassi ad urlare, serrai i denti, avrei voluto scappare da lì.
Tornare da mio fratello, tornare da Marco, da Ace.

Poi venne posato sulla mia testa un copricapo che iniziò a mandare scariche elettriche inondando il mio corpo e il mio cervello più e più volte.
Cercai di trattenersi, ma non ci riuscì.
Le mie corde vocali si sfogarono fino a grattare secche e dolenti.
Il mio corpo si scosse in spasmi ancor più peggiori di quelli precedenti come se per ovviare al dolore sofferto, potesse espellerlo strizzandosi come una spugna.
Fu inutile ogni movimento nel cercare di sottrarmi all'immenso dolore che mi avrebbe resa il mostro che Antonella volesse a tutti i costi farmi diventare.
Ma anche il sollievo di potermi rannicchiare e stringermi per consolare le membra mi fu stato negato; così, quando la prima scarica di pungiglioni si dissolse, le mie dita, quelle che prima si fossero strette con forza per trovare un modo per liberarsi, tremarono.
Nel frattempo, l'altro uomo quello che leggesse l'incantesimo smise di camminarmi attorno.
Si fermò davanti a me e guardò i due uomini in uniforme.

-Toglietele il bavaglio.

I due uomini che mi scortarono fino a lì e poi rimasero di guardia, eseguirono l'ordine.
Invece l'uomo col camice che rimase seduto su una sedia ad annotare tutto ciò che vedesse durante l'effetto della prima dose, una volta concluse le scariche elettriche si alzò, con passo sicuro sorpassò l'altro uomo e si avvicinò, mi studiò con attenzione.

-Sei molto giovane, potresti avere appena vent'anni, ma sei una fonte inesauribile di potenziale per i nostri scopi.

Disse l'uomo di fronte a me mentre ancora l'altro mi guardò in volto.
Ero distrutta, sudata, scioccata e dolorante in ogni dove ma nonostante ciò rivolsi ai due uomini la fulminata più minacciosa che riuscissi a fare in quelle condizioni.
Il primo uomo sorrise.
L'altro, il medico, parve sorpreso, ma molto compiaciuto della forza che nonostante tutto io dimostrassi.
Si piegò verso di me, mi sfiorò il capo, i capelli rossi che si ingarbugliarono e unti per lo sforzo.
Di scatto voltai il capo dall'altra parte per non guardarlo e lui si accontentò di sfiorarmi la guancia ambrata con il dorso dell'indice.

La strega e il chirurgoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora