Rimasi impalata lì, con il muso spiaccicato al finestrone finché l'ambulanza non scomparve dalla mia vista lasciando solo la scia del frastuono assordante della sua sirena.
Sospirai tristemente grattandomi il capo con fare nervoso.
Diedi un veloce sguardo all'intera area del pub, poi, fissai l'orologio al mio polso.
5 pm.
Non potevo lasciare il pub o Andrew si sarebbe infuriato e la sottoscritta non l'avrebbe passata sicuramente liscia.
Questi furono i miei pensieri quando un forte calpestio alle mie spalle mi fece sobbalzare dallo spavento.
Riconobbi subitamente il profumo familiare di legno e cuoio, e il mio capo ruotò in automatico verso la persona appostata silenziosamente alle mie spalle.
Velocemente aggirai il bancone dove solitamente preparavo i drink, quasi a voler cercare un oggetto in grado di distanziare il grosso corpo di Jeff dal mio.
Infatti, quest'ultimo adorava starmi costantemente addosso.
Non era in grado di parlare a minimo un metro di distanza da me, infischiandosene di rispettare il mio spazio vitale.
Sapeva che questo aspetto di sé mi infastidiva terribilmente, e ciò lo invogliava a continuare ad assumere lo stesso atteggiamento invadente e insopportabile, quasi come se ciò lo divertisse.
A volte, però, scorgevo il suo sguardo seguirmi con maniacale attenzione da lontano, con espressione assorta in pensieri intricati che avrei solo sognato di poter conoscere.
Più volte era intervenuto difendendomi dai bruti che si erano sentiti liberi di toccare ciò che non dovevano toccare.
Ovviamente, non appoggiavo i metodi un tantino violenti usati da Jeff ma, apprezzavo ugualmente il suo aiuto, seppur non lo dessi a vedere al diretto interessato.
D'altronde, era colui che mi punzecchiava ogni qualvolta lo desiderasse facendomi esaurire e non gli avrei mai dato la soddisfazione di un mio ringraziamento.
Il nostro primo incontro non era andato nel migliore dei modi.
Jeff mi aveva provocato toccando punti di me, che assolutamente non dovevano essere toccati ed ero finita col schiaffeggiarlo malamente, venendo successivamente punita dalla sua rabbia attraverso una doccia gelata.
Affronto che certamente non avevo dimenticato e, di cui portavo a distanza di due anni, ancora un malcelato rancore.
Ironia della sorte, seppur avessi promesso a me stessa di non avere più a che fare con uomini affetti da manie di controllo, mi ero ritrovata a lavorare nel pub da lui assiduamente frequentato in quanto braccio destro di Andrew, il mafioso che deteneva il potere su tutta la Contea di Los Angeles.
Supponevo mi credesse una ragazzina troppo emotiva e sensibile per quella vita e, una piccola parte di me era d'accordo con lui.
Tuttavia, avevo reso quella vita mia.
Lei si era adattata a me come io mi ero adattata a lei.
Come quando provi un pantalone che ti sta troppo stretto ma che, indossandolo giorno dopo giorno, inizia ad avvolgere le tue forme in modo quasi perfetto.
Non avrei mai potuto tornare in possesso di quella dolce tranquillità che solo la mia vecchia vita era in grado di farmi sentire.
Venni di nuovo destata bruscamente dai miei pensieri quando Jeff agitò la sua grossa mano davanti al mio viso intenzionato ad attirare la mia attenzione.
Rivolsi il mio sguardo a quest'ultimo, il quale stava osservandomi con espressione indicibilmente dura, quasi rimproverante.
《Sei stata tu, vero?》domandò con tono esigente poggiando i gomiti sopra il bancone dell'area bar e cocktail.
Il mio corpo si irrigidì visibilmente in risposta al suo tono di voce.
《Di cosa mi stai accusando precisamente? Di aver giustamente rivelato la verità a Phoebe? È questa la mia colpa?》ribattei con voce ferma strofinando nervosamente il bancone nero lucido con un panno umidiccio.
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𝑀𝑦 𝐿𝑖𝑡𝑡𝑙𝑒 𝐹𝑟𝑎𝑔𝑚𝑒𝑛𝑡 𝑂𝑓 𝐻𝑒𝑎𝑣𝑒𝑛
ChickLit𝐸𝑆𝑇𝑅𝐴𝑇𝑇𝑂 𝐷𝐼: "𝑀𝑌 𝐿𝐼𝑇𝑇𝐿𝐸 𝑂𝐵𝑆𝐸𝑆𝑆𝐼𝑂𝑁". Esiste unɑ ɾeɑltɑ̀ dove i sogni incontɾɑno lɑ concɾetɑ fɑttezzɑ dellɑ vitɑ, peɾfettɑ ingɑnnɑtɾice, e si infɾɑngono in mille pezzi diventɑndo spɑventosi incubi.Lɑ poveɾtɑ̀ toɾnɑ ɑd esiste...
