XI

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Socchiusi lentamente gli occhi fino ad aprirli del tutto, ormai, totalmente sveglia.

Sfiorai il tessuto morbido su cui ero comodamente rannicchiata, scannerizzando, con la vista ancora lievemente offuscata dal profondo sonno che avevo appena abbandonato, il luogo in cui mi trovavo.

Non vi era luce.
Mi trovavo praticamente avvolta nel buio immenso e soffocante.

Inizialmente, mi spaventai, ma a poco a poco, puntando lo sguardo dentro l'oscurità profonda della stanza, la mia vista si abituò progressivamente riuscendo a individuare gli oggetti che arredavano quest'ultima.
Mi sollevai cautamente dal divano su cui mi ero appena svegliata brancolando nel buio, con le mani poste dinanzi a me per poter tastare la parete alla ricerca dell'interruttore della luce.
Alla cieca procedei a tentoni in varie direzioni, finalmente trovandolo.

Un lampadario di medie dimensioni penzolava dal soffitto donando un pó di luminosità attraverso la sua luce soffusa.
Osservai il divano in stoffa color crema situato al centro di ciò che mi parve un piccolo salotto e la televisione obsoleta che gli era situata di fronte.

Le pareti di un giallo paglierino illumavano di poco la stanza, arredata con pochi e semplici mobili, quali un carrello contenente dei liquori e un tappeto situato dinanzi al divano. 
Un'unica piccola finestra lasciava scorgere confusamente solo uno sprazzo di luce lunare penetrare dalle tende sottili e bianche, leggermente rovinate dal tempo.

A circondarmi vi erano, inoltre, tre porte in legno.
Avanzai in direzione della prima porta in cui vi trovai un cucinotto con un tavolo e due sedie in legno.
Aprii la seconda porta, entrando in una stanza molto più larga e spaziosa della precedente in cui vi era un letto matrimoniale, un armadio e un bagno in camera, piccolo ma carino.
E, infine, mi diressi alla terza porta girando il pomello in metallo provando ad aprirla, ma era completamente bloccata.

Sbuffai inviperita, tornando a sedermi sul divano incrociando le braccia esili sul mio torace, attendendo l'arrivo di Carl.

Non seppi quanto tempo trascorse dal mio risveglio poiché la casa era sprovvista di orologi o sveglie.

Un rumore sordo mi fece sussultare, destandomi bruscamente dai miei pensieri.

Ruotai di scatto la testa, spaventata, in direzione della porta che non ero riuscita ad aprire, la quale venne spalancata improvvisamente da Carl.

Sospirai tranquillizzandomi in parte.

《Sei sveglia, bambina.》osservò compiaciuto.

Annuii avvicinandomi lentamente alla sua alta e possente figura per poter sbirciare dallo spiraglio della porta rimasta socchiusa che venne velocemente chiusa da Carl.

Dovette interpretare malamente il mio volontario avvicinamento poiché mi stampò un dolce bacio sul naso, che arricciai infastidita.

《Ho comprato del cibo. Cucina.》ordinò con voce ferma nel mentre appoggiava le buste stracolme di alimenti sopra il piccolo tavolo in legno della cucina.

《M-ma i-io non ne sono in grado...》sussurrai timidamente con le guance in fiamme dall'imbarazzo.

Dovevo confessare che, pur ignorandomi per la maggior parte della mia vita, i miei genitori avevano sempre provveduto a pagare profumatamente persone che non mi avessero fatto patire la fame o il freddo, o, peggio, la polvere e lo sporco.
A sedici anni non avevo nemmeno mai rifatto il mio letto, cambiato le lenzuola di esso o quant'altro.
Mia madre era abile nel preparare dolciumi, ma, per il resto pagava una signora a cui erano affidate la cura della casa e della mia alimentazione.

《Imparerai.》affermò con tono improvvisamente serio, fissandomi con sguardo severo.

Inizialmente il mio viso si corrucciò in una smorfia infastidita in risposta alla sua prepotenza maledetta.
Tuttavia, onde evitare la sua bruta violenza, rovistai tra i cassetti della cucina trovando tutto il necessario per preparare degli spaghetti al pomodoro, pregando affinché non scoppiasse l'intera casetta come risultato della mia goffaggine.

 𝑀𝑦 𝐿𝑖𝑡𝑡𝑙𝑒 𝐹𝑟𝑎𝑔𝑚𝑒𝑛𝑡 𝑂𝑓 𝐻𝑒𝑎𝑣𝑒𝑛  Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora