Steve mi vuole uccidere

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Mi svegliai il mattino dopo nel mio letto, con solo una canotta adosso. Mi sentivo tutto dolorante e con una fortissima sensazione di nausea. Avevo un mal di testa da capogiro, infatti, non riuscivo ad alzarmi che vedevo tutto girarmi intorno.

Io: che ho fatto ieri sera?

Stavo cercando ancora di capire cosa avessi fatto, quando sentii urlare da fuori camera mia.

Steve: SEI MORTO CHARLIE

A quanto pare ero stato beccato e Steve non me l'avrebbe fatta passare liscia. Quel urlo mi fece dimenticare tutti i miei dolori e al loro posto arrivò la paura di essere ucciso con una mazza chiodata per poi essere messo in un sacco e buttato in una discarica. Sì, Steve mi dava sempre una descrizione molto precisa di come avrebbe voluto uccidermi, ed ogni volta aggiungeva particolari.

Steve: prima ti torturo con la mazza chiodata, poi ti strangolo, ti metto in un sacco della spazzatura, ti do fuoco e poi spargo le tue ceneri nella discarica!

Che vi dicevo? Scesi dal letto, mi misi i primi pantaloni sudici che trovai per terra, le scarpe e poi uscii di corsa dalla finestra. Dovevo ancora ringraziare i miei per aver comprato una casa con un solo piano. Corsi fuori e vidi Steve affacciarsi dalla mia finestra tirandomi le peggio bestemmie.

Steve: torna qui!
Io: non ci tengo a farmi uccidere, almeno, non per ora

Lo mandai a fanculo e lui ricambiò, per poi tornare dentro. Tanto si sarebbe arreso, doveva soltanto sbollire un po', almeno speravo. Anche se era esagerato, alla fine, lui non sapeva quante volte mi ero ubriacato, e tecnicamente per lui era la prima volta che l'avevo fatto, quindi; reagire in quel modo era davvero da mamma isterica. Aspettai un po', per poi controllare se ci fosse il via libera. Ritornai dentro, erano ancora le 7:50, ero in tempo per la scuola. Preparai le mie cose, mi misi una felpa decente e uscii nuovamente dalla finestra dato che potevo scordarmi un passaggio da Steve, dopo quello che avevo combinato, (anche se non sapevo ancora precisamente, cosa fosse accaduto). Camminavo tranquillo finché qualcuno non mi chiamò da dietro.

Robin: Charls! Dove vai!?

Era Robin, migliore amica di mio fratello (nonché sua ex cotta) e mia amica. Mi fermai e lei si avvicinò a me. Era vestita bene, con una cravatta, la camicia a quadri e una giacca nera; probabilmente stava andando da Steve per farsi dare uno strappo a lavoro.

Io: hey Robin. Io vado a scuola, se tu stai andando da Steve per un passaggio credo te lo possa scordare. Non so che ho combinato, ma è alquanto incazzato

Sorridevo cercando di ironicizzare sulla situazione, ma lei mi guardava confusa. Sembrava stessi parlando un'altra lingua.

Robin: a scuola? Charls, oggi è domenica

Che. Coglione! Ecco perché ero ubriaco ieri! Era sabato! E pensare che stavo pure andando a scuola. Soltanto io potevo scordarmi che giorno fosse. Be' vedendo com'è iniziata la giornata...

Robin: e nemmeno te lo ricordavi. Dai, sto andando da Steve perché dovevamo andare al cinema, ma credo possa essere rimandato per parlargli, sperando che non ti odi più
Io: Robin già l'ho detto che ti adoro? Però non so se ci riuscirai stavolta, mi sono ubriacato di brutto ieri sera
Robin: vedremo. Alla fine, parliamo di Steve, non terrà il broncio troppo a lungo

Iniziammo ad incamminarci verso casa mia

Robin: comunque non è giusto, io ti faccio sempre favori e poi tu mi tratti di merda
Io: non è vero! Io non ti tratto di merda
Robin: vedremo. Sei prevedibile
Io: sono la persona meno prevedibile dell'universo
Robin: mhh, perché ora che Steve aprirà la porta tu non ti nasconderai dietro di me usandomi come scudo umano, nooo

Robin bussò alla porta, ed io abbastanza spaventato per la mia futile vita mi nascosi dietro di lei. Okay, forse ero un po' prevedibile. Robin mi guardava soddisfatta e nel tanto uno Steve dai capelli scombinati, con un po' di dentifricio sul lato della bocca e due grosse occhiaie sotto gli occhi ci aprì la porta. Prima vide Robin, poi vide me, e a quel punto mi prese per la maglia e mi portò (trascinò) dentro casa.

Steve: questa volta non la passi liscia Harrington

Mi portò in salotto dove Robin ci seguiva con passo calmo, perché sapeva quando Steve era incazzato veramente, era meglio stare buoni e tranquilli finché non sbolliva tutta la rabbia.

Steve: ti rendi conto di quello che hai fatto?!

Mi teneva stretto per il cappuccio: aveva paura che scapassi di nuovo, e posso dirvi che l'avrei fatto di sicuro se avesse lasciato la presa, ma purtroppo era ben salda. Mi conveniva rispondere alle sue domande, finché faceva il poliziotto "buono".

Io: tornare a casa ubriaco?

Steve mi fulminava per quella stupida battuta sarcastica che di certo mi potevo risparmiare. Nel tanto Robin, che cercava di non ridere, provò a mettersi in mezzo nella conversazione per pararmi un po' il culo

Robin: dai Steve, è tornato soltanto a casa ubriaco. Chissà tu quante volte l'hai fatto?

Steve guardò Robin, e poi tornò a fissarmi, lasciando finalmente la presa. Guardai Robin e le mimai un "grazie", mentre Steve non guardava e andò in cucina farsi un caffè.

Steve: la prossima volta non credere di cavartela così

Urlò dalla cucina, e pochi secondi dopo rientrò in soggiorno con una tazza enorme di caffè.

Steve: io lo so che sei un bravo ragazzo, ma prova a venirmi incontro. Ti urbiachi ogni santissimo sabato e certe volte anche durante la settimana. Sono preoccupato. E poi, mica posso sempre appendere tutto per venirti a cercare.

Lo guardai un attimo un po' sbigottito. Lui sapeva che non era la mia prima volta? Come? Eppure credevo di essere sempre stato abbastanza cauto. Non mi ricordavo che negli ultimi tempi mi ero dato alla pazza gioia. Avevo perso il conto. Steve notò la mia sorpresa a quelle sue parole e abbozzo un piccolo sorriso.

Steve: veramente pensavi che non ne sapessi nulla?

Feci cenno di no con la testa, e a quel punto sia lui che Robin si misero a ridere.

Robin: che ti avevo detto? Sei prevedibile
Steve: vero. Secondo te non noto che la mattina stai sempre male, la sera torni tardi a casa e puzzi d'alcool? Mi credi davvero così scemo?

Stavo per rispondere quando mi resi conto che forse era meglio stare zitto per non farlo arrabbiare ancora. Stavo ancora cercando di processare le sue parole.

Io: pensavo... Come? Ma da quanto tempo lo sai?
Steve: dalla fine dell'estate.

Diciamo un mese dopo la prima volta che avevo bevuto. Facevo davvero schifo a nascondere le cose.

Io: ma allora perché oggi eri così arrabbiato?

Steve fece un lungo respiro e mi guardò dritto negli occhi, il che mi spaventò abbastanza.

Steve: perché sei tornato a casa con Eddie Munson

SPAZIO AUTORE
Altro capitolo che non mi piace tantissimo sinceramente. Sto revisionando tutto alle due di notte, non vi aspettate tanto. Sono sotto stress per gli esami, e voglio soltanto morire

1173 parole

cigarettes | Eddie Munsonxmale ocLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora