nightmares

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Era tutto nero, non sapevo dove mi trovavo o cosa stesse accadendo, c'ero soltanto io e il vuoto. A un certo punto sentii una voce. Non riuscivo a distinguere le parole e camminai verso di essa pensando che mi avrebbe aiutata, ma più mi avvicinavo più riuscivo a capire cosa diceva, e più mi spaventano. "Fai schifo" "Non vali nulla" "lurida troia" "non puoi essere normale!?" "Dovresti andare al manicomio". Cosa stava accadendo? Iniziai a correre nella direzione opposta alle voci, ma più correvo e mi allontanavo più queste aumentavano. Iniziai a piangere. Le lacrime mi rigavano il volto offuscandomi la vista, non vedevo più dove stavo andando, ma tanto era tutto nero intorno a me. Corsi il più velocemente possibile, ma a un certo punto inciampai sui miei stessi piedi e caddi a terra. Sembrava che le voci mi avessero circondato. Non sapevo più che fare, dove andare. Pregavo di smetterla, ma se ne aggiungevano altre. Mi girava la testa e sentivo un dolore fortissimo ad alcune parti del corpo. Abbassai lo sguardo e vidi i miei vestiti dipingersi di rosso sangue. Cosa stava accadendo? Cosa dovevo fare? Iniziai ad urlare.
Urlai, urlai a più non posso, finché non mi risveglia nel mio letto grondando di sudore con la pelle d'oca e il fiato corto. Mi guardai intorno. Ero nella mia camera, andava tutto bene, era soltanto un incubo, un bruttissimo incubo.
A quel punto entrò Steve sbattendo la porta terrorizzato.

Steve: che è successo!?

Aveva una mazza chiodata in mano pronto a colpire chiunque, ma lì oltre me non c'era nessuno.

Io: nulla, un incubo
Steve: mi hai fatto prendere un colpo! Non puoi urlare così nel cuore della notte.

Guardai fuori la finestra ed aveva ragione, era ancora notte fonda. Steve si sedette vicino a me e mi mise un braccio intorno alle spalle.

Steve: tutto bene?

Feci cenno di sì con la testa, anche se non andava nulla bene. Andava tutto male, ma non riuscivo a parlarne con nessuno, e non volevo parlarne con nessuno, nemmeno con Steve. Lui sapeva tutto su di me, ed io su di lui. Ci fidavamo l'uno dell'altro, ma in quel periodo non riuscivo a fidarmi più di nessuno, nemmeno di lui. E mi dispiaceva, ma non potevo farci nulla.

Io: tutto bene, era giusto un incubo di me che prendevo un brutto voto

Sapeva benissimo che stavo mentendo, potevo capirlo da come mi guardava. Sapeva che gli mentivo spesso, e di solito lasciava perdere, ma certe volte non poteva, tipo come ora.

Steve: lo so che non stai bene, e per te è un periodo difficile. Non voglio nemmeno obbligarti a parlare, ma sappi che io ci sono per te.

Mi sentii meglio a quelle parole. Io lo sapevo che lui c'era per me, ma sentirselo dire ti dava una piccola sicurezza in più che ti aiutava quando non eri sicuro di nulla. Lo ringrazia, ma decisi lo stesso di non raccontargli del sogno. Sapevo benissimo da dove provenivano quelle voci. Erano voci che avevo sentito più e più volte, e anche solo parlarne mi faceva venire voglia di urlare. Mi asciugai le lacrime e Steve mi abbracciò più forte che poteva. Non sapeva cosa stavo passando, non poteva nemmeno immaginarlo. Potevo benissimo dirglielo e sfogarmi di tutto, ma non volevo. Non volevo essere più di un peso di quanto già ero per lui.

Io: scusa
Steve: e di cosa?
Io: un po' tutto, so che non è semplice avere un fratello come me

Steve mi tirò un pugno per quello che avevo appena detto

Steve: non dirlo mai più. Senza di te non so nemmeno che fine avrei fatto ormai.

Sorrisi e lui mi abbracciò di nuovo. Ero fortunato ad averlo come fratello e migliore amico. Gli volevo bene e avrei fatto di tutto per lui e lui per me.

Steve: ti voglio bene, anche se ti dico ogni giorno che ti vorrei morto
Io: ti voglio bene, anche se faccio stupide battute su di te

Restammo abbracciati per un po', finché Steve tornò in camera sua dandomi la buonanotte. Io provai a dormire, ma non ci riuscii. Appena chiudevo gli occhi vedevo il sangue dilatarsi e iniziavo a sudare. Non c'è la facevo. Andai in camera di mio fratello e lo trovai nel letto addormentato. Mi avvicinai e lo punzecchiai un po' fino a svegliarlo.

Steve: che c'è?
Io: non riesco a dormire

Sembravo un bambino piccolo che andava dalla madre per chiederle se poteva dormire con lei nel letto grande, ed era così. Volevo restare un po' con lui. Con Steve mi sentivo al sicuro e forse sarei riuscito a dormire per almeno un paio d'ore.

Steve: ci mettiamo nel letto di mamma e papà?
Io: sì

Andammo nella camera dei nostri genitori e mi buttai sul letto matrimoniale. Ci saremmo dovuti svegliare fra circa tre ore, e in realtà non avrei nemmeno dormito, volevo semplicemente stare con Steve e sentirmi protetto. Lui mi guardò e poi mi scompigliò i capelli sorridendo

Steve: idiota, chiamami se hai di nuovo un incubo, okay?
Io: okay

Chiuse gli occhi e si addormentò subito mentre io rimasi a fissare il soffitto finché non suonò la sveglia annunciando una nuova giornata lavorativa.

ANGOLO AUTORE
heyyy, come va? Capitolo piccolo, ma volevo scrivere di questa cosa. C'è un piccolo indizio su Charlie, vediamo se riuscite a capirlo. Comunque, Spero stiate bene, perché io sto una merda. Probabilmente verrò bocciato, ma sti cazzi, piangerò giusto un paio d'ore.

Words 900

cigarettes | Eddie Munsonxmale ocLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora