supereroe

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Mi spaventai al suo urlo e feci qualche passo indietro. Steve era rosso in viso, e stringeva il bordo del lavandino, come se avesse voluto staccarlo. Avevo detto qualcosa che l'aveva fatto davvero infuriare. Faceva respiri profondi, provando a calmarsi, e soffocando le lacrime. Volevo andargli vicino, a consolarlo, ma non riuscivo a muovermi, la paura mi bloccava
Alla fine, Steve si calmò leggermente e ritornò a rivolgersi a me.

Steve: scusa, è solo che... Io voglio proteggerti. Non posso permettere che accada di nuovo, non a te. Non voglio che tu diventa come me

Lo guardavo, cercando di capire cosa intendesse. Il mio sogno da piccolo era letteralmente assomigliare a lui. Lo vedevo come un supereroe indistruttibile davanti a tutto. Perché non avrei dovuto essere come lui?

Io: Steve, tu sei la persona migliore che conosca. Perché non dovrei essere come te?
Steve: è questo quello che intendevo ieri con "Tu non mi conosci"
Io: che intendi? Sei mio fratello, è ovvio che ti conosco

Lui non rispose alla domanda e si mise a piangere, coprendosi il viso con le mani. Io non sapevo che fare, o dire. Era tutto così confuso. Lo portai in soggiorno e lo feci sedere sul divano. Poi, andai in cucina, gli preparai un thè ai frutti rossi con il miele, il suo preferito, e glielo portai, sperando che si calmasse.

Steve: grazie

Iniziò a sorseggiare il thè ancora caldo e io gli passai dei fazzoletti. Lui fece un respiro profondo e ritornò a parlare.

Steve: tu mi conosci come tuo fratello, come il ragazzo popolare che non ha bisogno di nessuno. Uno indistruttibile che non si piega davanti a nulla, ma non sono così. Anche noi... Supereroi ci pieghiamo, e a me è capitato più di una volta. Ho sempre provato a tenertelo nascosto perché... Tu sei il più piccolo, dovrei occuparmi io di te, non il contrario. Così mi tengo sempre tutto dentro finché non esplodo, tipo come ieri. Vorrei parlartene, ma poi se ne parlo è anche peggio, perché tutte le emozioni salgono di nuovo a galla e quindi sto più male di prima e... Non so che fare.

Mi guardava provando a trattenere le lacrime; poi fece un ultimo sorso di thè, posò la tazza sul tavolino, e si alzò per andare a prendere una sigaretta. Ieri aveva finito quasi un pacchetto intero di winston, e ciò mi preoccupava, perchè non fumava mai.

Io nel tanto, lo guardavo, standomi zitto, perchè non sapevo se avesse finito di parlare o meno. Lo guardavo, aspettando con il fiato sul collo, non sapendo cosa dire. Cercavo le parole nella mia gola, ma non riuscivano ad uscire. Era come se me le avesse portate tutte via.
Io lo guardavo e lui mi guardava, poi sorrise, guardò la sigaretta, e riprese il suo discorso.

Steve: anche il fatto delle sigarette. Tu sapevi che fumavo qualche volta alle superiori, e poi ho smesso perchè non mi piaceva realmente, no? Be', ho ripreso da un po', però stavolta è un vizio. Non fumo tanto, solo quando sono stressato, tipo come ora. Io non mi so controllare, per questo sono andato quasi in overdose con Eddie anni fa: perchè non so moderarmi, ed ho paura che possa accadere anche a te. Dopo tutte le volte che ti sei ubriacato, non puoi dirmi che hai il controllo di te stesso e sai quando fermarti. Sabato, quando ti ho visto con Eddie, ho avuto davvero paura. So che al tempo è stata colpa mia, che ho esagerato io, ma preferisco comunque evitare che tu esca con persone che possono metterti in pericolo. Per questo non voglio che tu esca con Eddie, dopo quello che mi è accaduto continua a vendere droga, e l'ha data a te, sapendo che eri ubriaco. Tu sei quasi svenuto, e vero, lui si è sentito in colpa, ma chi mi dice che non te la ridarà e andrai in overdose stavolta? Per questo, ieri, sono andato a parlargli. Gli ho chiesto scusa, per essermi comportato come un idiota, e gli ho chiesto un favore: se poteva lasciarti in pace. Sì, mi dispiace, gli ho chiesto di non parlarti più. 
Io: Steve...
Steve: So che non avrei dovuto, perchè è da fratello maggiore super protettivo, ma ho paura, davvero paura
Io: Steve...
Steve: ma tanto non mi ha dato retta. Ha detto che non poteva per qualche suo strano motivo, quindi io già mezzo sbronzo gli ho tirato un pugno, ed ecco come mi sono fatto l'occhio nero
Io: Steve

Lui smise di parlare e mi guardò, di nuovo le lacrime agli occhi. Ma non era il solo a piangere. Non potevo credere che avesse fatto una cosa del genere. Non ci potevo credere. Era una cosa da pazzi, da cretini, da fratello super protettivo, ma... L'aveva fatta per me. Si era fatto picchiare per proteggermi. 

Io: Steve, sei un idiota
Steve: lo so, molto probabilmente ora mi odierai anche e mi dispiace, ma cerca di capire...

Non gli feci finire la frase che lo abbracciai più forte che potevo. Lui fu sorpreso, non capiva.

Steve: non sei arrabbiato?
Io: no. Sarai anche un idiota, ma sei il mio fratello idiota super protettivo, e ti voglio bene per questo. Tu sei tutto quello che ho

Mi misi a piangere ed anche lui. Mi abbracciò più forte che poteva e entrambi restammo così, come in una bolla. Non so per quanto tempo avevo aspettato per un abbraccio come quello. Ne avevo il bisogno. Mi ero sentito solo per molto tempo, ma dopo quell'abbraccio non più. Mi sentivo amato. Sentivo che potevo contare su qualcuno. Che avevo veramente una famiglia

Steve: anche io ti voglio bene Charls

ANGOLO AUTORE
Ho riletto questa parte minimo 3 volte, abbiate pietà di me. So che è corta, però ho preferito dividere in più capitoli questa situazione, piuttosto che fare un capitolo lungo, noioso e stancante.

Words 986

cigarettes | Eddie Munsonxmale ocLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora