Cosa aveva appena detto? No, no, no, non era possibile. Lui mi aveva sempre odiato, ed ora più che mai! Era altamente improbabile che Eddie Munson avesse una cotta per il sottoscritto
Io: cosa? No, non è possibile. Poi come fai a sapere che è gay?
Robin: vedi la bandana che indossa? È un simbolo per riconoscersi tra i gay, per fartela breve.
Io: okay, ma può essere benissimo anche per bellezza
Robin: a scuola tutti dicono che è gay
Io: dicono anche che è il figlio del diavolo
Non era possibile che potessi piacere a un tipo del genere, anche se... Mi stavo provando a convincere che Eddie non provasse nulla per me, ma pian piano, molte cose che prima non riuscivo a capire, mi erano sempre più chiare.
Il fatto che si fosse legato a me per qualche strano motivo, tanto da non riuscire a lasciarmi stare, anche sotto minaccia di Steve. Quando c'eravamo quasi baciati. Sabato sera che ha rivoluzionato tutto...
Mentre pensavo a tutto quello che era accaduto con Eddie, mi rendevo conto di come Robin avesse ragione. Eddie era innamorato di me, ed io come un idiota non me n'ero accorto. Ma non riuscivo ad accettarlo. Non riuscivo ad accettare che potessi realmente piacere ad Eddie, perché... Perché avevo una cazzo di teoria dove sabato probabilmente avevo baciato Eddie Munson, e speravo non fosse vera.
Non è che ci avevo pensato in realtà, me lo ricordavo. Mi era piombato questo ricordo in testa l'altro giorno quando stavo quasi per baciarlo. Avevo tipo un déja-vu. Era già capitato, alla festa, avevo un ricordo mosso dove baciavo qualcuno. Non mi ricordo il viso, solo i suoi folti capelli neri. Poteva essere Eddie, sì, ma anche una ragazza qualsiasi. Però il fatto che Eddie fosse gay, e avesse una cotta per me, aumentava le percentuali che fosse lui.
Per questo non ho voluto sapere cos'era accaduto alla festa. Non volevo essere sicuro di aver baciato Eddie Munson, perché sarebbe stata una catastrofe per me.
Purtroppo, Robin infranse la mia bolla, con un maledetto ago denominato "verità e fatti".
Robin: oh, andiamo, si vede mezzo miglio che è gay, ed ha una cotta per te
Io: ma quando mai!? Mi odia, e non possiamo nemmeno saperlo per certo
Robin: oh, io lo so per certo
Io: e come?
Robin: me l'ha detto lui
Ed eccola lì. La verità che non volevo sentire per nessuna ragione. Rimasi a fissarla, sorpreso ma non troppo. Non feci domande, non servì, parlò lei.
Robin: è venuto a sapere che anche io faccio parte dell'altra sponda, e mi ha detto che è queer. Mi ha pregato di non dirlo a nessuno, però, non ho resistito. Certo, non mi ha detto che è innamorato di te, ma Charls, quel ragazzo è pazzo di te, e non serve essere Sherlock Holmes per capirlo. Chi correrebbe a casa tua mentre ti sente piangere? O ti accompagnerebbe a casa, sapendo che tuo fratello lo odia? Per non parlare delle battutine. Flirta con te da giorni.
Non le risposi. Ero troppo sconvolto e la mia mente stava ancora cercando di processare tutto quello che mi aveva detto. Cercavo in ogni modo di trovare delle scuse a tutto quello che aveva fatto per me, ma aveva ragione. Eddie Munson aveva una cotta per me, che lo volessi o no. E l'avevo trattato di merda, perché pensavo che volesse chissà cosa da me. Ora le opzioni erano due: parlargli, o ignorarlo per il resto della mia vita. Io scelsi la seconda. Una scelta stupida, codarda, che durò poco.
Mi stavo alzando dal tavolo ancora sconvolto per quello che mi aveva detto Robin. Non sapevo cosa fare, avevo bisogno di pensare. Corsi verso il bagno più vicino e mi chiusi dentro. Avevo così tanti pensieri per la testa. Quello di cui avevo più paura, però, era che anche a me piacesse Eddie. Tutte le emozioni che provavo nei suoi confronti, erano qualcosa di nuovo, che però mi portavano ad un unica conclusione. Ma non riuscivo ad accettarlo, non volevo accettarlo. Io non ero così, ero etero, mi piacevano le ragazze. Io non potevo... No.
Mi rinchiusi in un box e mi misi a piangere. Sentivo come se stessi sprofondando nel vuoto. Non sapevo cosa fare. Perché mi sentivo così sbagliato? Perché dovevo essere così? Ero sbagliato, per questo presi la lametta. Quella fu la mia motivazione perché lo feci di nuovo. Perché ero sbagliato.
Iniziai a incidere la mia pelle, sul braccio, come una sorta di punizione. Facevo tagli profondi e precisi, provando a non piangere. Facevano male, bruciavano, ma era come se quando usciva il sangue, uscivano anche tutti i miei "peccati". Mi sentivo meglio, ma quella sensazione scomparve subito, non appena mi resi conto della cazzata che avevo appena fatto. Presi dei fazzoletti e iniziai pulirmi il braccio mentre gemevo leggermente.
Io: cazzo
???: Hey
Mi tappai la bocca. C'era qualcun'altro nel bagno e non me n'ero accorto. Posai tutto e mi stetti zitto, sperando che chiunque ci fosse se ne andasse, ma non accadde.
???: Ti ho sentito piangere. Tutto bene? Hai bisogno di una mano?
Io: no, sto bene
Eddie: Charls?
E fu lì che riconobbi la voce. Era Eddie. Eddie mi aveva appena sentito lamentare e piangere come un moccioso di 5 anni. Grandioso. Non gli risposi, ma lui non si mosse da lì.
Volevo onorare la mia stupida promessa, e non sarei uscito finché non se ne sarebbe andato.
Eddie: Charls, che succede? Stai bene?
Nessuna risposta. La sua voce era preoccupata, rotta dalla paura. Iniziò a muovere la maniglia, ma avevo bloccato la porta.
Eddie: so che sei incazzato con me, ma apri questa porta, perfavore. Vuoi che chiami qualcuno?
Io: Eddie, vattene e basta
Non riuscii a dirgli altro. Avevo ancora le braccia colme di sangue e il viso bagnato. Non potevo uscire e farmi vedere da lui in quelle condizioni. Non potevo farmi vedere da lui.
Eddie: perfavore. Scusa per prima, non volevo attaccarti, è solo che mi sono incazzato quando mi avevi detto quelle cose. Perdonami
Continuai a stare zitto in un angolino di quel box, mentre piangevo. Avrei voluto uscire ed abbracciarlo, ma non potevo, non ci riuscivo semplicemente.
Eddie: almeno dimmi se posso chiamare qualcuno. So che non mi vuoi vedere, ma non voglio lasciarti da solo.
Io: no, no, vai via e basta!
Sospirò. Non sapeva nemmeno lui che fare. Penso volesse sfondare la porta, ma non lo fece. Sentii mentre prendeva le sue cose e usciva dal bagno. Aspettai 5 minuti e poi uscii, per ritrovarmelo di faccia.
Eddie: che è successo? È stata per colpa mia?
Lo ignorai e mi diressi verso i lavandini dove mi lavai le mani. Erano leggermente sporche di sangue, e speravo lui non lo notasse, ma mi guardava attentamente.
Eddie: possiamo parlare?
Io: di cosa? Non l'hai ancora capito che non voglio avere a che fare con te?
Eddie: non vuoi o non puoi?
Non potevo. Io volevo, il mio cuore voleva, ma il mio cervello diceva di no. Diceva che io non ero così, che non potevo, che avrei sofferto. Le voci nella mia testa aumentavano, sempre di più. "Fai schifo. Cosa ne penseranno i tuoi genitori? Non ti abbiamo cresciuto così. È solo un drogato". Provavo a non ascoltarle, ma era inutile.
Io: non posso e basta
Eddie: perché? È per via di Steve? O perché hai paura della verità?
Io: perché non voglio che tu mi dica che sabato sera ti ho baciato! Perché non voglio ammettere questi maledetti sentimenti. Perché già mi faccio abbastanza schifo, non c'è bisogno che ti ci mettevi anche tu!
Urlai. Gli urlai in faccia tutto, e lui rimase sconvolto da quello che gli avevo detto.
Eddie: Charls...
Non lo guardai nemmeno, presi la mia roba e me ne andai, ancora con le lacrime agli occhi, il braccio dolorante e il cuore frantumato in mille pezzi.
ANGOLO AUTORE
Finalmente sono tornato con un nuovo capitolooo! Scusate la mia assenza, ma con l'inizio della scuola e altri problemi personali mi è stato difficile revisionare le bozze o scriverne altre (infatti, spero non facciano schifo)
Words 1360
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cigarettes | Eddie Munsonxmale oc
Fanfiction"Perché ti importa tanto dell'opinione degli altri?" Eravamo seduti sull'erba a fumare quando Eddie mi fece quella domanda, che mi lasciò alquanto spiazzato. Non sapevo bene cosa rispondere, perchè, nemmeno io lo sapevo con certezza. "Non voglio del...
