mai parlare da fatti

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Steve: di questi volevo parlarti

Stavo ancora guardando immobile quegli oggetti, paralizzato dalla paura e dallo stupore.
Nella mia testa mi stavo domandando dove li avesse trovati, o se lo sapeva. Ma era ovvio che lo sapeva, non era stupido.

Deglutii e provai a rimanere in piedi, perché mi sentivo di svenire. Mi mancava l'aria, e potevo sentire ogni respiro che facevo, anche se era come se l'aria dentro di me non entrasse, però il cuore continuava a pompare sangue all'impazzata al cervello, che stava ancora cercando di elaborare il tutto.

Alzai gli occhi e incrociai quelli di Steve, rossi per le lacrime che gli scendevano silenziosamente sulla guancia. Sembrava stesse sul punto di urlare o di rompersi in mille pezzi: come una bambola di porcellana. Mi fissava, non togliendo lo sguardo da me, aspettandosi una risposta, ma io non riuscivo a parlare e basta

Steve: allora? Puoi darmi una spiegazione?

La sua voce era rotta, però cercava ancora di mantenere un tono fermo e deciso, ma più guardava le lamette e poi me, più le lacrime aumentavano, e la voce si faceva più acuta e balbuziente.
Io, invece, continuavo a non parlare, mantenendo quel sacro silenzio, perché sapevo che qualsiasi cosa mi sarebbe uscita da bocca avrebbe soltanto peggiorato la situazione, ma anche stare zitto non aiutava di certo molto.

Steve: Charlie... Ti prego, parlami, cosa ti sta accadendo?

Ancora silenzio. Vi giuro, avrei voluto urlare, ma purtroppo non potevo. Avrei voluto mandare tutto all'aria, scappare, fare qualsiasi altra cosa piuttosto che rimanere lì, con mio fratello in lacrime e il braccio che sanguinava

Io: io... Non lo so, mi dispiace, quelle... Non sono mie

Non riuscivo a fare una frase di senso compiuto o finita. Le parole mi si bloccavano in gola, e mi veniva da piangere, ed anche Steve non era messo meglio di me, però comprese comunque quello che volevo dire.

Steve: oh, andiamo, le ho trovate in camera tua, non osare dirmi bugie.

Certo che fra tutte le cose che potevo dire, mi è uscita la frase peggiore che poteva uscirmi in quel momento.
Ormai però l'avevo detto, e la mia testa, che già non riusciva a ragionare bene (anche per via della canna), pensava che forse mentendo con scuse stupide avrei potuto cavarmela.

Io: le tenevo per un amico
Steve: quella è la scusa per le sigarette
Io: cosa?

Non riuscivo nemmeno a vederlo bene, l'erba mi stava salendo in testa, e nemmeno riuscivo a mantenermi in piedi. Mi sedetti sul letto e mi misi a guardare il vuoto, mentre Steve mi guardava, con le lacrime che gli riempivano gli occhi.

Steve: sei fatto?
Io: no
Steve: allora cosa stavi facendo prima in quell'angolo?

Puntò l'angolo della stanza dove prima mi stavo tagliando. Mossi lentamente la testa a guardare quel piccolo spazio dove mi trovavo prima, e mi vennero in mente tutte le volte che mi tagliai lì. Istintivamente misi il braccio dietro la schiena, mentre passavo la mano sui tagli.

Io: non sono affari tuoi

Dissi senza nemmeno guardarlo, mentre Steve continuava a fissarmi il braccio, e sapevo benissimo cosa avrebbe voluto fare, ma non mi sarei mai aspettato che l'avrebbe fatto realmente.

Steve: okay Charlie, ora basta coi giochetti, mostrami quel braccio
Io: no

Lo urlai leggermente, ma Steve non si spaventò, e non era nemmeno stupito dalla mia risposta, se lo aspettava

Steve: no? Te lo giuro che se non me li mostri subito, ti obbligherò con la forza

Era serio, era serissimo, e sapevo che sarebbe riuscito ad alzarmi la manica senza problemi, ma comunque mi rifiutai ancora di farglieli vedere.

Io: provaci

Dissi a denti stretti, e con uno sguardo di sfida. Lo so che mi stavo comportando da stronzo, ma non gli avrei mai dato la conferma che mi tagliavo, non glieli avrei mai fatti vedere a Steve, perchè per me quei tagli erano la mia debolezza più grande, e non potevo mostrarli a nessuno. Dentro di me, sapevo che Steve mi voleva soltanto aiutare, ma avevo paura se glieli avrei fatti vedere, se gli avrei rivelato il mio segreto, poi in un modo o nell'altro tutti sarebbero venuti a saperlo, e a quel punto mi sarei fottuto. Cosa avrebbero pensato poi di me? Come si sarebbero comportati con me? Mi avrebbero ritenuto un pazzo? Non lo sapevo e non lo volevo sapere sinceramente, preferivo tenermi questo segreto per me, ed avrei lottato per non dirlo.

Mi alzai leggermente, mettendomi all'altezza di Steve. Lui era leggermente più alto di me, e dovevo alzare leggermente gli occhi per avere un contatto visivo con lui, anche se per via del buio nella stanza, non riuscivo a vederlo bene in volto.
Lui mi guardava, ed io lo guardavo, sfidandolo a farlo, a prendermi ed alzarmi la manica, ma era ovvio che lui non volesse farlo.

Steve: perfavore, non obbligarmi a farlo
Io: e allora non farlo
Steve: è per il tuo bene Charls... Voglio aiutarti
Io: se vuoi aiutarmi allora lasciami stare

E a quel punto feci per andarmene, ma Steve mi prese il braccio con i tagli, ed io feci una smorfia di dolore che notò subito, così, prima che potessi ritrarre il braccio, lui mi alzò la manica.

Ed eccoli lì, i miei segreti rivelati al mondo e messi allo scoperto.
Mi mancava l'aria, non sapevo cosa fare o dire, mentre Steve mi guardava il braccio, cercando di non piangere.

Steve: Charls...

Ritrassi subito il braccio e mi allontanai da Steve. Non ci capivo più niente. Mi mancava l'aria, la testa di girava e avevo la vista offuscata. Mi sentivo di svenire. Il battito accelerava sempre di più, e mi guardavo intorno, cercando una via d'uscita da quella situazione, e alla fine, feci la cosa che mi riusciva meglio, scappai. Prima che Steve potesse fare qualsiasi cosa aprii la porta di camera mia e scappai. Steve provò a rincorrermi, ma presi qualche scorciatoia per i cortili delle case vicine, e riuscii a seminarlo. Corsi, corsi per metri, se non un chilometro, corsi finchè non mi mancava più il fiato e le gambe non mi reggevano in piedi.
Corsi fino ad arrivare a scuola, dove entrai e mi sistemai sotto i palchi della palestra. Decisi che avrei dormito a scuola quella notte, non volevo ritornare a casa e confrontarmi con Steve. Sapevo di aver fatto una cazzata, ma ormai, pensavo fosse troppo tardi per rimediare, così mi misi in un angolo e mi misi a piangere finchè non mi addormentai, cercando di dare una spiegazione logica a tutto il casino che avevo appena combinato.


ANGOLO AUTORE
Niente, non so che dire su questo capitolo, spero solo di non aver portato trigger warning a nessuno, e se avete bisogno di parlare o sfogarmi, il sottoscritto c'è sempre per parlare ^^

cigarettes | Eddie Munsonxmale ocLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora