19 - You'd rather cover up, I'd rather let them bleed (23.06.23)

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Glielo avevano ormai detto almeno in quattro o cinque, ma Cyno continuava a non capire cosa intendessero, di preciso.

"Sei troppo buono con lui", aveva detto Kaveh, anche se l'aveva fatto a bassa voce, di nascosto, schermando la bocca con una mano.

"Il Generale pretende davvero poco" aveva detto Alhaitham, lui invece a volume normale, e infatti in quell'occasione Nari si era offeso.

"Hai molta pazienza" aveva commentato una volta Nahida, con un sorriso intenerito. Lei era gentile e forse non proprio esperta di relazioni, dunque la sua non era una critica, o almeno così Cyno credeva.

"Io lo avrei già ammazzato" era stato il commento di Kuni, ma lui non contava.

Insomma, sembrava che tutti vedessero Nari come un compagno difficile da gestire, e lui come una sorta di martire che si ostinava a sopportare quelle arrabbiature. E sì, d'accordo, Tighnari tendeva a prendersela con facilità; non avrebbe potuto negarlo. Ma se qualcuno gli avesse chiesto di fare un esempio, Cyno sarebbe rimasto a pensarci per troppo. Quei litigi non erano veri; Nari metteva il broncio subito, e sbraitava e stringeva gli occhi e si voltava di scatto, ma poi bastava poco per farlo tornare a sorridere. Forse, gli altri non vedevano quel lato, e lui sì.

Ed era un lato che gli piaceva moltissimo, a dire il vero.

Per Tighnari, era fondamentale venir visto. Venire considerato importante, venire incluso, venire ricordato. Ovvio, dunque, che una piccola dimenticanza potesse ferirlo sul serio. Cyno non aveva alcuna difficoltà a capire quel suo modo di funzionare, nonostante poi non riuscisse mai a essere puntuale e preciso quanto Nari desiderava. E Nari, dal canto suo, capiva perfettamente la difficoltà di Cyno nella precisione, e per questo, pur offendendosi, poi sospirava e si arrendeva ad accettarne le intenzioni.

Tighnari appariva rigido e fin troppo severo, ma in realtà era capace di ridere fino alle lacrime insieme a lui; di lanciargli uno sguardo furbo e accettare di fare l'idiota, se nessuno li stava guardando; di perdonare qualsiasi errore, di fronte a una scusa sincera. Era in grado di starsene lì in un angolo della casa, convinto che Cyno fosse distratto su altro, e fissare un fungo ancora sconosciuto per minuti e minuti, prima di sfiorarlo con cautela, magari dargli un piccolo morso e poi attendere per vedere il risultato. E ogni sua espressione, in quei momenti, ogni movenza, erano per Cyno ciò che di più bello potesse esserci al mondo.

"Magari è solo che sei ancora totalmente cotto" aveva aggiunto Kaveh, che voleva molto bene a Tighnari, ma a volte nemmeno lui riusciva a sopportare i suoi nervosismi.

Forse. Stavano insieme solo da qualche mese, del resto, e mentre Nari si era già abituato, Cyno tornava ancora in quella casa con le emozioni dei primi giorni.

Certo, c'erano le abitudini particolari che aveva trovato strambe fin dall'inizio: l'ossessione nel piegare gli abiti, come se dovesse superare un esame; un certo snobismo nei confronti di chiunque non vivesse nella foresta, che veniva in automatico considerato un imbecille privo di qualsiasi facoltà intellettiva; quel suo agitare una mano nell'aria, a occhi chiusi, quando raggiungeva la conclusione di un discorso, anche se magari l'interlocutore non era per niente d'accordo; o l'occhiata laterale che lanciava soltanto nei momenti in cui bisognava aver paura. Oppure, ancora, la sua fobia della sabbia, come se averne qualche granello qua e là in casa potesse causare la morte di entrambi e dell'intero genere umano, quando c'erano piante e terra ovunque, ma quello sembrava andar bene; o la mania per i funghi, che Cyno ormai iniziava a trovare disgustosi perché non mangiavano altro; o il fatto che Nari cercasse sempre complimenti e ammirazione, ma di rado rivolgesse a lui, o a chiunque altro, un commento positivo.

Forse era infantile e troppo emotivo. Magari si faceva andar bene tutto. Poteva essere che si offendesse difficilmente, e che se ogni litigio partiva da Nari era perché lui avrebbe preferito accettare qualcosa di fastidioso che litigare con il suo compagno. Sì, forse. Ma andava benissimo così e non era uno sforzo, né un sacrificio.

"Sei proprio un carciofo" era stato il commento di Kuni, riguardo quel suo modo di pensarla.

Potevano dire quel che preferivano, di lui e del suo essere tranquillo nei confronti di Nari, ma non avevano la sua fortuna. Poter tornare in quella casetta di Gandharva, a ogni ora del giorno e della notte; scostare le foglie e trovare lì la persona migliore del mondo, con un sorriso sul volto e le braccia pronte a tendersi. E i suoi occhi, e le sue braccia, e il tempo che passavano insieme a spazzolargli la coda, e lui che allora ricambiava spazzolando i suoi capelli. Le ore spese sul letto, svegli, a parlare del niente e di tutto. Le dita intrecciate, casualmente, senza pensarci nemmeno. Il tatuaggio che Nari aveva su un fianco, e che soltanto lui al mondo aveva visto. Il contatto che, per Cyno, era nuovo e caldo e dolce ogni volta.


E, quel giorno, la sorpresa.

Era solo tornato a casa come al solito, senza aspettarsi nulla, ma poi aveva scostato la foglia per entrare e in casa avevano urlato tutti, di colpo.

Si era spaventato. Aveva portato una mano sull'arma, d'istinto.

Ma non ce n'era bisogno.

"Buon compleanno!" avevano continuato a ripetere, ora meno coordinati. C'erano tutti, persino Alhaitham che se ne stava un po' in disparte, probabilmente chiedendosi perché si fosse lasciato trascinare lì da Kaveh.

Collei gli si era avvicinata per prima, e lui l'aveva guardata e gli era sembrata davvero grande, quasi adulta, nel suo sorridere con sicurezza e porgergli una fetta di torta. Subito dietro, Nari aveva fatto capolino dalle spalle di Collei e, inclinando il capo con un sorriso furbo, gli aveva mostrato un pacchetto.

C'era anche Cyrus, ovviamente, che lo aveva salutato agitando un braccio con troppa energia, cosa che era proprio da lui. E poi anche Nilou, e Candace, e Deyha, e Nahida.

Proprio lei si era avvicinata di corsa, con in mano una corona di fiori, e aveva allungato le braccia verso di lui per chiedergli di chinarsi. Aveva subito obbedito, ancora incredulo.

"Questo è da me, Kuni e Layla" aveva detto lei, perché quei due erano in viaggio e non potevano esserci.

Gli aveva posato la coroncina sul copricapo, incastrata per bene, e poi lui aveva sollevato lo sguardo e Nahida gli aveva sorriso, felice.

Quelle persone erano... come una famiglia.

Cyrus gli aveva lanciato un bigliettino, con uno sguardo d'intesa, e lui era a stento riuscito ad afferrarlo al volo. Era da Lisa. Persino lei.

Quando era bambino, Cyrus aveva sempre insistito per festeggiare il suo compleanno, ma erano sempre loro due soltanto. Per un paio d'anni si era aggiunta Lisa, sì, ma dopo era andata via di nuovo, e allora avevano smesso, per l'imbarazzo dell'adolescenza durante la quale Cyno studiava, era altrove, preferiva restare in aula che frequentare il padre proprio in quel giorno. In realtà, l'aveva evitato: non gli piaceva molto, l'idea del compleanno.

Non era nemmeno sicuro di quanti anni avesse, di cosa festeggiare. Si era sempre sentito in imbarazzo, di fronte alle domande su quello.

"Come fai a sapere...?" aveva allora chiesto a Nari. Non gli aveva mai detto la data.

"Io so tutto." E un sorriso.

Cyno aveva stretto le labbra, facendo del suo meglio per non sembrare del tutto un cretino e non mettersi a piangere o qualcosa di simile, e poi l'aveva abbracciato di scatto, sorprendendolo. Nari si era irrigidito per un istante, perché detestava le effusioni in pubblico, ma poi si era sciolto e l'aveva stretto, con le mani sulle spalle e fra i capelli.

Sì, decisamente non serviva pretendere altro.

After darkDove le storie prendono vita. Scoprilo ora