5 - It's down by Garden after dark

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Il problema degli studenti e dei ricercatori, in genere, era sempre lo stesso: la loro convinzione di essere migliori di chiunque l'avevano stampata sui volti, la si poteva notare fin da subito. Avevano occhiaie scure, scavate sui visi ancora giovani, e camminavano in fretta come fossero perennemente persi.

Cyno ricordava con un pizzico di angoscia i suoi giorni da studente. Certo, c'era anche malinconia, per il tempo libero che ormai non aveva più, nonostante fosse rimasta per lui una certa libertà d'azione. Non c'erano responsabilità, nello studio, se non per quel che seguiva; e di quello doveva occuparsi il Matra che era diventato, come se fosse un naturale stadio della crescita.

Gli studenti, secondo Cyno, non sapevano ancora quanto fosse poi difficile avere a che fare con le conseguenze di quel sapere che tanto adoravano. La conoscenza era per loro un fine, l'obiettivo concreto; ma assaporarne il potere senza mai agirlo era troppo facile.

Cyno aveva provato cosa significasse stringerlo, quel potere, e l'aveva sentito come la sabbia del deserto: caldo, liquido, impossibile da trattenere. Aveva stretto, ma i granelli fuggivano fra le dita e non c'era nulla che potesse fermarli. Allora aveva stretto di più, e si era ritrovato con una mano vuota, a osservarla e riflettere sulla metafora.

Perché lui amava riflettere, ma era convinto che gli studenti, di solito, lo facessero ben poco. In fondo, il suo errore era simile al loro: era sicuro di non aver torto.

Tighnari, in quel periodo, era stata la prima dimostrazione della sua fallibilità. All'inizio aveva insistito con se stesso, rabbiosamente, in cerca di metafore che spiegassero, sul fatto che quello studente in particolare fosse soltanto un'eccezione, una contraddizione che lo turbava per la sua stranezza. Che la colpa fosse sua, insomma, e non di un povero Generale che cerca di fare il suo lavoro.

E Tighnari era diverso sul serio, dagli altri; nessuno avrebbe potuto negarlo. Era però così tanto diverso per Cyno, e solo il Generale avrebbe potuto scavarsi dentro abbastanza da capire il motivo.

In quei giorni, Tighnari aveva i capelli lunghi. Alla prima occhiata, infatti, a Cyno era sembrato una ragazza. Così sottile, così chiaro, con quelle movenze da teatro... Era rimasto fermo a fissarlo, da un punto nascosto, e quello parlava con gli altri e sorrideva a tutti con una luce che Cyno non aveva mai trovato in nessuno. Sembrava che ogni respiro di Tighnari fosse perfetto; studiato, deciso. Era...

Era bellissimo.

Non avrebbe potuto dirlo in un altro modo.

Spiarlo era parte del lavoro, per controllare chi fosse e cosa stesse combinando quello studente di cui tutti mormoravano, ma Cyno si era trovato in breve a gustare le scene di Tighnari che camminava, le sue spalle appena in moto, i passi brevi e leggeri.

I polsi sottili, sotto le maniche ampie della divisa.

I libri sempre stretti al petto.

La... coda? Le orecchie? Cyno non sapeva nulla di quegli attributi, non aveva mai visto una persona che li avesse. Aveva pensato subito al suo copricapo, quello che aveva richiesto di realizzare per rispettare una tradizione della sua linea di sangue. Ma non c'era relazione alcuna: Tighnari aveva delle orecchie vere, lunghe, che si muovevano a ritmo con il suo umore. E la coda era ben curata, e ondeggiava con i passi.

Tutto, in quello studente, era per Cyno motivo di sorpresa.

Pensava di esser riuscito a non farsi mai notare, ma un giorno Tighnari si era fermato di scatto in un angolo isolato della città, con i suoi libri a far scudo, e si era voltato. Cyno aveva fatto lo stesso, veloce, ma poi lo studente gli si era avvicinato, serissimo e forse offeso.

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