Corsi in cucina in cerca di ghiaccio.
Il dolore al polso sta diventando sempre più forte.
Non avevo idea che una semplice slogatura al polso potesse fare talmente tanto male.
Poggiai il ghiaccio sul polso e quasi non urlai per quanto fosse freddo.
Ma davvero ci mancava questo oggi, non bastava la litigata con Thomas ma va, ci voleva anche questa. Che diamine ti ho fatto Dio? Mi odi per caso?
Guardai l'orologio e notai che erano le 15.43, a quest'ora saranno tutti via. Ogni giorno tutti se ne vanno compresi John, Mikael e Thomas a cercare non so cosa o chi. Qui a casa rimaniamo solo io e Mer.
Perché non scappo? Beh perché ci sono due ibridi a ogni uscita e qui di uscite ce ne sono tre, le conto sempre.
Ogni giorno se ne vanno dopo pranzo, escono per le 14 e ritornano alle 18.30 per cena, talvolta Mikael non torna neanche, rimane via tutto il giorno, non che m'interessi o mi dispiaccia se non ci sia però vorrei capire cosa fanno ogni giorno fuori per più di quattro ore. Lo chiesi a Thomas ma ovviamente non mi rispose sinceramente, mi disse che stavano cercando una persona che aveva cercato di fare del male a Mer ma quando chiesi a lei mi disse che nessuno le ha mai fatto niente.
Non ci rimasi neanche male quando scoprii che mi aveva mentito, me l'aspettavo che mi avrebbe mentito, me l'aspettavo e lo capii quando me lo disse perché sorvolò l'argomento iniziando a baciarmi.
Camminai in quella casa nella quale mi ero già persa una decina di volte, camminai lungo il corridoio che mi avrebbe portato alla mia stanza ma un rumore mi immobilizzò sul posto, il rumore di vetri rompersi mi paralizzò per qualche istante.
Sadici malati.
Andai avanti per la mia strada decidendo di ignorare questi maniaci con problemi e continuai ad andare diretta verso la mia stanza finché non sentii un grido che mi dilaniò l'anima.
Senza riflettere, mi avvicinai alla stanza da dove sentii quel grido ed entrai definitivamente quando vidi un uomo inginocchiato a terra con le mani tra i capelli.
-Hey, è tutto ok?- sembrò non sentirmi.
-Ti ho sentito urlare, volevo accertarmi che stessi bene.- quando alzò lo sguardo mi bloccai un attimo. Come ho fatto a non notarlo mai? Assomiglia così tanto al nonno, ha i tratti molto simili, sembrano fratelli.
Cacciai i pensieri sul nonno per concentrarmi su di lui.
-È tutto ok?-
Lui mi guardò con quegli occhi tanto simili a quelli del nonno e mi fece un mezzo sorriso. Allora esiste qualcuno di lontanamente decente tra questi psicopatici.
-È tutto ok cara.-
-Ne è sicuro? Non mi sembra stia tanto bene. Posso fare qualcosa per lei? Portarle una tazza di the forse? Quando stavo male mia mamma me lo portava sempre e mi sentivo subito bene.- dissi sorridendo leggermente al ricordo.
Lui sorrise onestamente per qualche secondo. Si alzò da terra e si avvicinò a me lentamente. Solo ora notai quanto fosse alto e pompato, ha un braccio grande quanto la mia faccia e sarà alto 20 cm in più di me.
Non fiatò, rimase a guardarmi, cosa che mi agitò leggermente perché odio quando le persone mi guardano, soprattutto se a lungo e senza dire niente.
Lui spostò lo sguardo tre volte da me alla porta che avevo dietro e finalmente riniziò a parlare.
-Se puoi fare qualcosa per me?-
-Mmh?- dissi cercando di comprendere ciò che ha detto.
-Hai detto che sei disposta a fare qualcosa per me per farmi sentire meglio.- ripetè iniziando ad avvicinarsi sempre di più a me.
Iniziai a provare quella sensazione che provi quando sai di essere in pericolo, quella sensazione che provi quando sai di essere fottuta, che provi quando sai di esserti cacciata in una situazione più grande di te, quella sensazione che provi quando sai che dovresti correre più velocemente che puoi.
-Ehm le vado a preparare quel the che le dicevo- mi girai verso la porta. -vedrà che dopo che l'avrà bevuto si sentirà subito meg- sobbalzai quando il suo braccio sbattè sulla porta accanto alla mia faccia un secondo prima che la aprissi.
Si avvicinò così tanto a me che mi spiaccicai contro la porta sperando di non sentire il suo corpo a contatto col mio.
Lo sentii però, lo sentii eccome.
Lo sentii toccarmi, leccarmi, baciarmi, stringermi, picchiarmi, penetrarmi.
Lo sentii dirmi di stare zitta, dirmi che sono solo una puttana, dirmi che mi avrebbe uccisa se avessi ancora cercato di chiedere aiuto o se avessi riniziato a piangere e a pregarlo di smetterla, lo sentii dirmi parole sconce all'orecchio, lo sentii mentre mi ripeteva cosa mi voleva fare, lo sentii mentre mi minacciava di uccidermi se osavo ancora lamentarmi del dolore, lo sentii mentre si vantava di essere il fortunato vincitore della mia verginità, lo sentii venire dentro di me lasciandomi addosso un senso di ribrezzo ancora più enorme.
E infine lo vidi, lo vidi mentre si pugnalò con un paletto dritto al cuore, morì davanti ai miei occhi, morì lui così come morì una parte di me.
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𝔼𝕋𝔼ℝℕ𝕀𝕋𝕐
Vampire• SOSPESA • Amy Cooper è una ragazza di 19 anni che vive a Mystic Falls con la madre Violet. Le sue giornate passano sempre allo stesso modo: va a scuola, torna a casa, pranza, esce con gli amici, ritorna a casa e dorme. La sua quotidianità viene...
