Rientrai in macchina con la sacca di sangue ancora in mano subito dopo aver metabolizzato le parole di Elijah.
"Sei l'unica che può farlo uscire."
Cosa voleva dire con questa frase? Perché dovrei essere l'unica a riuscire a farlo uscire, infondo sono una di famiglia come mi ha detto. Probabilmente lui mi vede come Hayley, una semplice amica.
Però non arriverò mai ad essere una sua amica ai livelli di Hayley.
Hayley è la madre di sua figlia, lei gli ha dato una ragione per cambiare, gli ha dato una figlia, gli ha dato un po' di pace nella sua vita incasinata, lei ha riunito la famiglia Mikaelson.
Io invece cosa ho fatto? Ho solo incasinato tutto.
Se qualcuno può farlo uscire dalla sua gabbia è la sua famiglia.
Io ci proverò a tirarlo fuori, per Elijah, per Hope, per me ma soprattutto per se stesso. Ci proverò con tutte le forze, spero solo di riuscirci.
Alzai lo sguardo per guardare colui che oramai era presente nel 95% dei miei pensieri. Come ha fatto? Come ha fatto ad entrarmi così tanto dentro?
Ho cercato di dimenticarlo, mi sono sforzata tanto di ignorarlo e non pensare a lui. Ma è come se lui fosse entrato dentro di me. È come una malattia, è come se fossi stata contagiata da Klaus Mikaelson. E non riesco a pensare a niente e a nessun altro, non riesco a dormire, non riesco a respirare, non riesco a mangiare.
E ci ho provato davvero a non pensare a lui, ho provato ad allontanarlo. Mi sono persino messa con Thomas anche se pensavo a lui. Ci ho provato davvero ma quegli occhi... quei dannati occhi mi perseguitano, è come se fossero diventati la mia unica ancora di salvezza.
Come farò? Come potrò mai ignorare i sentimenti che provo per lui? Come potrò mai comportarmi come un'amica quando l'unica cosa che voglio fare è baciarlo? Come farò a sorridergli se dentro mi sento morire? Come farò a trattarlo come faccio con gli altri anche se lui non è gli altri? Come farò a smetterla di provare questi sentimenti contrastanti? Come farò a guardarlo senza avere quello strano luccichio negli occhi? Come farò a non sorridere quando entra in una stanza o quando sento il suo nome? Come farò a non sentire i brividi appena mi sfiora? Come farò a stare in sua presenza?
-Lo stai ancora facendo.- disse sorridendo, girandosi verso di me.
Amo quella sensazione che provo quando vedo un suo sorriso. Non c’è niente al mondo che potrei preferire al suo sorriso, perché quando mi sorride il mondo si ferma. È come se esso iniziasse a ruotare intorno a noi, come se fossimo noi al centro del mondo, come se tutte le altre persone non ci fossero più. Semplicemente scompaiono. Ci siamo solo noi due: io e lui, lui ed io. Ed è la sensazione migliore del mondo.
Mi addormentai così, col sorriso sul volto.
***
-Ciao nonno.- dissi avvicinandomi a lui che si trovava in salotto sulla sua solita poltrona a leggere il giornale. Appena sentì la mia voce abbassò il giornale e mi sorrise.
-Hey Pippi.- appoggiò il giornale sul tavolino davanti a lui e mi invitò a sedermi sulle sue gambe.
Adoro quando mi chiama così. I miei compagni mi prendono in giro perché tengo sempre i miei capelli rossi in una treccia, mi dicevano che ero strana e diversa. Ma il nonno mi ha sempre detto che quando qualcuno ti dice che sei diverso, devi sorridere, alzare la testa ed esserne orgoglioso. Perché essere diversi non è e non sarà mai un difetto, ma una vera e propria ragione di orgoglio.
Dopo che gli ho detto che mi prendevano in giro a causa dei miei capelli, lui iniziò a chiamarmi Pippi perché diceva che lei è una bambina fortissima. Dice che Pippi è una bambina indipendente e autonoma, abita da sola e sa badare a se stessa. Ed è questo ciò a cui devo aspirare, devo essere forte anche quando tutto va male, per le persone che amo ma soprattutto per me stessa.
-Come va tesoro?- mi chiese subito dopo che mi sedetti sulle sue gambe e iniziò a giocare con i miei capelli legati nella treccia.
-Tutto bene, a te?- chiesi.
-Ora che ti vedo va molto meglio.- mi disse accennando un sorriso. Feci lo stesso.
-Ho fatto una domanda alla mamma prima e mi ha detto di venire a farla a te.- dissi dopo un po' pensierosa.
-Che domanda le hai posto?-
-Le ho chiesto come fa a sorridere anche quando va tutto male e mi ha detto che tu le avevi raccontato una storia quando era piccola.-
-Oh si, la storia della piccola Stella.-
-Stella?-
-Sai ho raccontato questa storia a Violet quando aveva 6 anni come te. Vuoi che la racconti pure a te?-
-Si ti prego.- annuii con enfasi.
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𝔼𝕋𝔼ℝℕ𝕀𝕋𝕐
Vampir• SOSPESA • Amy Cooper è una ragazza di 19 anni che vive a Mystic Falls con la madre Violet. Le sue giornate passano sempre allo stesso modo: va a scuola, torna a casa, pranza, esce con gli amici, ritorna a casa e dorme. La sua quotidianità viene...
