Nei due giorni seguenti molti dei nostri cercarono di far sentire la loro vicinanza...chi venendo in ospedale, chi chiamando, chi per messaggio...percepivo sempre un grosso imbarazzo fra me e il resto del mondo.
E lo capivo.
Se ci penso nemmeno io saprei se e cosa dire o fare trovandomi dalla parte opposta.
Tony rimase sempre la, giorno e notte..non se ne andò....però l'imbarazzo più pesante era quello che si era venuto a creare tra noi.
Dal parto non ci siamo scambiati una parola, fatta eccezione per un paio di "hai bisogno di qualcosa" che mi ha rivolto.
Apparte questo nient'altro.
Comprendevo benissimo che doveva sentirsi devastato e che non sapesse più cosa pensare, ma avevo bisogno di lui.
Era un pensiero egoista ma lo vedevo come l'unico appiglio che mi fosse rimasto, l'unica cosa per cui restare, per cui vivere.
Dopo numerosi tentennamenti presi coraggio..
Presi la sua mano che stava sul mio letto e lui strinse la presa intorno alla mia mano...senza guardarmi.
"Tony.."
Niente.
"Tesoro ti prego..."
Niente.
"Qualcosa. Di qualcosa..qualsiasi cosa..."
Lui sospirò debolmente, continuando a non guardami.
"Ma cazzo! Capisco che stai di merda ma siamo sulla stessa barca! Di qualcosa, prenditela anche, so che e colpa mia e.."
Si alzò di scatto, mi afferró le spalle e mi guardò dritto negli occhi....iniziai seriamente a credere che quello a stare più male di tutti era lui.
"Non azzardarti mai più di dire che e colpa tua. Non osare più neanche pensarlo. In ogni caso sarebbe finita cosi...mettitelo bene in testa, non voglio ripetertelo."
Disse con la voce tremolante e le lacrime gli rigarono le guance.
Mi mancò l'aria.
Feci per avvicinarmi ma lui si spostò e cerco di ricacciare le altre lacrime che inevitabilmente uscirono...al che suppongo comprese che non le avrebbe controllate, prese la porta e usci.
.....
Quella notte ero sola.
Ma non ero solo sola nella mia stanza, mi sentivo sola al mondo.
Con la mia bambina era morto anche tutto il resto.
Era quello che sentivo.
Mi guardai attorno.
Avevo deciso.
Presi tutte le mie cose che mi avevano portato da casa e le raccolsi tutte nella valigia.
Mi sedetti sul letto e presi la borsa...tirai fuori il telefono per il lavoro e lo appoggiai sul comodino, poi presi il mio telefono personale e rimasi a fissare lo schermo..
Nella foto eravamo io e Tony.
Felici.
Sorridenti.
Insieme.
Mi imposi di non piangere e decisi di dare un taglio netto a tutto.
Cosi appoggiai anche il mio telefono sul comodino...tutte le foto, tutti i numeri, tutto quello che era la mia vita lo stavo lasciando li.
Non volevo lasciare a nessuno alcun modo di trovarmi.
Mi vestii, presi il resto delle mie cose e cercando di non farmi vedere usci dall' ospedale.
La pioggia mi bagnó la pelle mascherando le lacrime che non ero riuscita a fermare.
Presi un taxi e, dopo aver fatto girare per un po il tassista senza una meta precisa, mi feci portare in aereoporto.
Una volta li presi un biglietto per il primo volo che sarebbe partito..
Avrei potuto scegliere anche Roma, d'altronde l'Italia era il mio paese.
Appunto..era.
Presi il biglietto per new york...in ogni caso e in ogni luogo ero sola.
E nemmeno io sapevo se volevo ricominciare o porre fine alla mia esistenza..
Per il momento volevo solo andarmene il più lontano possibile da li.
Poi avrei pensato a tutto il resto.
O ci avrebbe pensato quel gran bastardo del destino.
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Quello stronzo del mio amore
FanfictionA lei serviva un lavoro. A loro serviva lei. Tutti adesso avevano quello che cercavano.. Ma qualcuno stava per ricevere molto altro.. Una volta prese le dovute decisioni andrà davvero tutto bene?
