"Io...io non ti voglio pressare.....ma...si insomma è un anno che ti ho presa in casa mia, e ne sarò sempre felice eh..però vorrei sapere cosa ti ha portata qui...chi sei davvero. "
Alzai lo sguardo dalla mia tazza di caffè.
Donovan aveva tutte le ragioni per voler sapere chi fossi e che cosa mi avesse portata fin li.
Un anno prima, atterrata da poco a New York, dopo essermi girata i motel più fatiscenti che potessero esserci, mi recai in un internet cafè e iniziai a girare su craig list..fra molti trovai Donovan che affittava una stanza del suo appartamento nei pressi di central park.
Lo contattai via mail per sapere se fosse ancora disponibile.
Poi la curiosità ebbe la meglio..aprii i miei profili social pieni di notifiche e messaggi.
Mi chiesi se fra quelli ci fosse anche lui...se Tony mi avesse cercata anche solo per darmi della stronza vigliacca.
E sarebbe stato anche troppo delicato.
Eliminai i profili senza leggere niente.
Il giorno dopo mi incontrai con Donovan in uno starbucks e gli assicurai che potevo permettermi tutto quello che richiedeva e che comunque ero gia alla ricerca di un impiego.
"Guarda, te lo dico sinceramente, io non sono uno che dall' aspetto punta il dito e discrimina o quant'altro..ma sii sincera..fai uso di qualche sostanza? "
disse lui con calma.
Quasi istintivamente mi girai verso la vetrina e vidi la mia immagine riflessa.
Aveva ragione.
Tutto quello che avevo passato mi aveva ridotta in condizioni pietose.
Effettivamente, vista cosi, chi sarebbe stato il pazzo che mi avrebbe presa nella propria casa?
Nessuno.
Ed era comprensibile.
Silenziosamente iniziai a piangere...poi lui mi prese la mano e mi sorrise.
"Ei...dai, sei fortunata.. i trovatelli mi inteneriscono.. e poi non posso vederti piangere e poi saperti in mezzo alla strada"disse lui.
Ritiro tutto: un pazzo esiste.
Mi strappò un mezzo sorriso.
"Non arrabbiati....io lavoro in un centro riabilitativo. Se vuoi...." continuò.
"Io non sono una drogata...ti prego credimi"dissi io guardandolo dritto negli occhi.
"Ti credo. Ma cosa ti sta annientando?"
"Sono sola al mondo.."
Si alzò, mi venne incontro e mi abbracció.
"Non più. Vieni..andiamo a casa."disse mettendomi un braccio in vita, come a sorreggermi.
E ne avevo bisogno.
...
Un anno dopo eravamo nella sua cucina e la scena si stava praticamente ripetendo.
E parlai.
Gli raccontai tutto da quando ero ancora italia per passare alla mia vita a londra, alla mia famiglia, a quello che era il mio ragazzo e quello che stavamo creando assieme, per concludere con la fine di tutto in ospedale quel maledetto giorno.
Calò il silenzio.
Poi lui quasi scoppiò a piangere.
Io avevo passato mesi in lacrime...era normale.
Adesso non piangevo, soffrivo ma stavo imparando a conviverci.
Mi alzai e andai ad abbracciarlo.
"Come...tu....perché non me lo hai mai detto?"disse lui rispondendo all'abbraccio.
"Ho voluto dare un taglio netto a tutto e subito"dissi io facendogli un mezzo sorriso.
"Ma..lui ti ha mai cercata?"chiese.
"non lo so..mi sono disfatta di tutto quello che poteva portarlo a me..e sinceramente non voglio sapere se mi abbia mai cercata"risposi
"Secondo me vi siete solo fatti più male...sareste dovuti rimanere uniti...credo.."
Alzai le spalle.
"Non hai mai pensato che le ricerche anonime dall' agenzia fossero loro?".
Lo guardai.
Avevo lasciato disponibile il mio profilo all' agenzia per un nuovo possibile impiego..avevano ancora il mio indirizzo italiano e il numero del telefono che avevo lasciato in Inghilterra, quindi non era un problema, non sarebbero mai riusciti a risalire al mio attuale indirizzo e numero.
L'unico contatto con l'agenzia era la vecchia ma attiva mail.
Ci fu un periodo in cui mi girarono la richiesta anonima di ricerca per assistenza gruppi...erano stati abili, a vedere la mail cosi non avresti mai potuto dire di chi si trattava se non fosse per un piccolo particolare...
ogni singola mail partiva dallo stesso server e tutte portavano la firma che partiva automatica per ogni file...la loro casa discografica.
Questa era opera di max...era lavoro suo.
Pensandoci non erano ovviamente gli unici loro la dentro ma erano i soli che io avevo seguito..
Ma ora poco importava..
Rifiutai ogni richiesta anonima fino a quando, lentamente, cessarono.
Mi presi carico di un paio di artisti....ma non erano loro.
Mollai nel giro di poco.
Poi ne trovai un'altro, un dj....unica pecca:stava a Londra.
Però accettai.
A lui non disturbava il fatto che non potessi esserci fisicamente ma dovevo creare una collaborazione con la sua manager, Vee.
E ci riuscimmo.
Vidi il "mio"artista tre mesi dopo che mi assunse per via di un evento a Las Vegas.
Erano dei tipi.
Vee, alta grande grossa che pare odiare tutto e tutti ma una volta conquistata era dolcissima.
Lui era Joshua Steele, conosciuto nel mondo della musica come Flux Pavilion.
Mi sembrava un concentrato di Josh e Tony tutto in una sola persona..e forse fu proprio per quello che mi ci affezionai molto.
...
"Cercalo..provaci." Donovan mi distolse dai miei pensieri.
Sospirai e presi il telefono che stava squillando.
"Elena sono Vee. So che gli accordi sono diversi ma abbiamo bisogno anche di te al prossimo festival"
"Nessun problema... fuori contea?"
"Oltreoceano tesoro...dovresti venire in Inghilterra"
Mi mancò l'aria.
"Ei...allora? E indispensabile, sennó ne assumiamo un altro"
La mia vita privata non doveva più interferire con il lavoro.
"Prenotami una stanza li..io cerco un volo e arrivo"
"Brava la mia ragazza!"
Chiusi la chiamata.
Donovan mi guardava dall' altro lato della stanza.
"Tu ci verresti a Londra con me?" Dissi io iniziato a sentire ogni sorta di emozione.
"Io con te verrei ovunque. "
Disse
"E allora coraggio. A fare la valigia!"esclamai sorridendo.
Lui rise.
Posso farcela.
Ho deciso di vivere.
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Quello stronzo del mio amore
FanfictionA lei serviva un lavoro. A loro serviva lei. Tutti adesso avevano quello che cercavano.. Ma qualcuno stava per ricevere molto altro.. Una volta prese le dovute decisioni andrà davvero tutto bene?
