<<Che significa?>> gli chiesi, prima che tutta la folla si radunasse intorno la macchina.
<<Cosa vuoi che significhi? Hai vinto.>> mi disse sorridendo.
<<Sai perfettamente che non parlo della mia vittoria.>> lo ammonì io. Lui mi guardò e distolse lo sguardo, per poi tornare su di me con due occhi taglienti.
<<Hai avuto un orgasmo, cosa c'è di più?>> mi chiese con tono sarcastico.
C'è tutto di più, dannazione. Noi siamo di più, idiota avrei voluto rispondergli, invece, ingoiai il groppo in gola e scesi in fretta e furia da quella macchina e dalle gambe di David come se avessero preso fuoco. Mi limitai a fare un respiro profondo prima che le braccia di Matias mi sollevassero in aria, data la contentezza per la vittoria. Sta calma e goditi il tuo momento. Non lasciare che niente e nessuno rovini la tua pace. Perciò, dopo aver ripetuto quel mantra in testa per altre 5 volte, mi stampai in faccia il sorriso più finto che potessi sfoderare, anche se da qualche parte, dentro di me, un'altra delusione aveva cominciato ad annidarsi intorno la mia anima.
DAVID
TESTA DI CAZZO.
IDIOTA.
DEFICIENTE.
TESTA DI CAZZO.
STUPIDO.
TESTA DI CAZZO.
Erano quelle le parole che mi ripetevo in testa da quando Maria si era volatilizzata dalle mie gambe. Era scappata via, di nuovo. Ma anche stavolta la colpa era solo mia.
''Hai avuto un orgasmo cosa c'è di più?'' Ma sul serio me ne ero uscito con una frase del genere?
Cosa c'è di più? C'è che se la guardo ridere, mi trema il cuore.
C'è che, se lei non è intorno a me, mi giro a cercarla e quando la sorprendo in compagnia di qualche essere maschile dotato di apparato riproduttore i miei nervi salgono alle stelle, perché nessuno è degno di quegli occhi, di quei ricci, di quel sorriso così dolce, che ho visto spegnersi lentamente. Ecco cosa c'è di più, testa di cazzo.
Ignorare. Ecco che facevo con tutti quei pensieri che mi affollavano la testa. Li ignoravo. Come se avessi potuto ignorarli per l'eternità.
Decisero di andare a festeggiare al Jayson, ma lei non volle saperne nulla di venire in macchina con me e quindi la guardavo da lontano, esattamente come si guardano le cose che sai di non meritare.
<<Ecco dove ti nascondi quando non dai ordini per i progetti di architettura.>> disse una voce alle mie spalle, sovrastando il rumore della musica. Mi voltai ed era Felix, un mio collega di Berlino.
<<Che ci fai qui?>> gli chiesi accigliato. Non che volessi sembrare maleducato, perché in fin dei conti Felix mi stava anche simpatico, ma non capivo come mai fosse a Santa Barbara, dato che abitava a New York.
<<È questo il benvenuto che gli dai dopo che ti ha sopportato per mesi a Berlino?>> mi chiese la voce squillante del mio migliore amico, che subito dopo salutò Felix.
<<Eravate d'accordo?>> gli chiesi, dato che ultimamente quello che doveva essere il mio migliore amico, mi stava nascondendo una valanga di stronzate.
STAI LEGGENDO
Contro ogni fottuto pronostico.
Roman d'amourMaria: ''Non mi piaceva, non mi sarebbe mai piaciuto, era solo una palla al piede con cui avrei dovuto condividere la casa '' David: ''Non mi piaceva, non volevo neanche provarci, non era il mio tipo e non lo sarebbe mai stata. Era piuttosto una gra...
