Capitolo 34 (Rifugio perfetto)

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28 Aprile
Becky

Sta mattina mi svegliai con una calma che mi sembrava quasi insolita. La luce del mattino filtrava attraverso le tende, dolce e morbida, illuminando il disordine che regnava sulla mia scrivania: libri sparsi, fogli di appunti, una tazza di tè ormai fredda. Era il mio angolo di caos ordinato, il riflesso di una vita che, in quel momento, non volevo che fosse altro che un po' disordinata.

Mi alzai, sentendo che la giornata avrebbe dovuto essere diversa, più leggera, più mia. Niente piani, niente scadenze, solo il desiderio di respirare, di godermi il tempo senza dover correre. Il 28 aprile sarebbe stato un giorno da vivere senza pretese.

Mi trascinai in cucina, preparai una colazione semplice, come sempre. Pane tostato, marmellata, caffè. Nulla di speciale, ma il gesto stesso, la ripetizione del rituale, mi dava una stabilità che avevo bisogno di sentire. Accesi la radio, la musica riempì l'aria e per un momento mi sentii sollevata, come se tutto potesse andare bene, come se non ci fosse nulla di troppo grande da temere.

Il caffè caldo nelle mani, mi fermai alla finestra. Il cielo era di un blu profondo, l'orizzonte spazzato dal vento di aprile. Le strade, sottostanti, si riempivano di persone in movimento, ognuna diretta verso la sua destinazione, qualcuno con un passo deciso, altri senza fretta. Mi chiesi dove fosse Theo in quel momento. Forse già al lavoro, impegnato nei suoi mille progetti. Mi mancava, anche se l'avevo visto solo il giorno prima. Eppure, da quando ci eravamo detti "ti amo", ogni attimo lontana da lui sembrava dilatarsi, perdendo quella pienezza che avevo imparato a riconoscere accanto a lui.

Decisi che stare chiusa in casa mi sarebbe stata soffocante. Misi su una giacca leggera, afferrai un libro e uscì senza una meta precisa, lasciando che le gambe mi guidassero. Non ci voleva molto a scoprire dove mi avevano portato i miei passi. Mi trovai davanti alla piccola caffetteria dove Theo e io eravamo stati al nostro primo appuntamento. Un sorriso spontaneo mi sfuggì, come se il passato e il presente si intrecciassero, portandomi a ricordare quella sera: Theo impacciato, ma dolce, in modo che non avrei potuto fare a meno di innamorarmi di lui. Già allora.

Entrai, ordinai una cioccolata calda, mi sedetti in un angolo vicino alla finestra. Il libro aperto davanti a me non riusciva a catturare la mia attenzione. I miei pensieri correvano più veloci della mia lettura, si fermavano continuamente su Theo, sul nostro tempo insieme, sul nostro "noi" che in pochi giorni era cresciuto a dismisura.

Mi stavo perdendo nei miei pensieri quando il telefono vibrò. Era un messaggio di Theo.

"Ho una sorpresa per te oggi. Ti va di vederci verso le cinque?"

Il sorriso che mi venne naturale non riuscì a contenere l'entusiasmo. Theo, con il suo infinito modo di stupirmi. Ogni volta mi sembrava di scoprire un pezzo di lui che mi avvolgeva, che mi rendeva più di quanto avrei mai potuto immaginare.

"Certo! Non vedo l'ora. Dove ci vediamo?"

La risposta arrivò in un batter d'occhio.

"Ti passo a prendere io. A tra poco."

E così, nel giro di pochi minuti, la mia mente era già intrisa di curiosità, mentre il resto della giornata sembrava evaporare. Mi ritrovai nell'attesa di qualcosa di speciale, senza sapere cosa sarebbe stato, ma con la certezza che con Theo, ogni momento poteva diventare incredibile.

Alle cinque meno un quarto, il telefono vibrò di nuovo. Era arrivato. Uscii di corsa, quasi senza prendere la borsa, e quando mi trovai davanti a casa sua, lui era già lì, appoggiato alla macchina con il suo sorriso che non smetteva mai di colpirmi al cuore.

"Pronta?" chiese, aprendo la portiera.

Annuii, cercando di nascondere l'eccitazione. Non avevo idea di dove stessimo andando, ma con lui non c'era bisogno di sapere. Amavo quella sensazione di avventura che portava con sé, quella certezza che, qualunque cosa accadesse, sarebbe stata speciale.

Viaggiammo in silenzio per un po', le strade che si facevano sempre più vuote, il cielo dipinto di colori caldi dal tramonto. Quando finalmente si fermò, ci trovavamo fuori città, in un posto che non riconoscevo.

"Dove siamo?" chiesi, mentre lui scendeva dall'auto.

"Vieni," disse, prendendomi per mano, e senza dire altro mi guidò lungo un piccolo sentiero.

Arrivammo in una radura nascosta tra gli alberi, e lì, davanti a noi, c'era una piccola casa di legno. Il tetto spiovente, il giardino fiorito... tutto sembrava uscito da una fiaba.

"L'hai vista?" mi chiese Theo, con quel sorriso che tradiva l'emozione.

Scossi la testa, ancora incantata. "È bellissima. Come l'hai trovata?"

"L'ho scoperta per caso qualche settimana fa," mi rispose, il suo sorriso si allargava. "È un posto tranquillo, lontano da tutto. Ho pensato che ci sarebbe piaciuto venire qui ogni tanto, per staccare."

Era perfetto. Lontano dal mondo, immersi in una natura che sembrava sospesa nel tempo. Mi guardai attorno, sentendo il cuore gonfio di gratitudine.

"Theo, questo è... incredibile. Grazie," dissi, avvicinandomi a lui per un abbraccio.

Entrammo nella casa, e appena oltrepassata la soglia, mi ritrovai senza parole. Era come se fossimo entrati in un altro mondo, uno che lui aveva creato per noi, un rifugio perfetto. I dipinti sulle pareti, le piante verdi che portavano vita, e quella libreria che occupava un'intera parete. Theo sapeva quanto amassi i libri, e quel piccolo angolo era stato pensato per me.

Mi avvicinai alla libreria, sfiorando le copertine, sentendo che ogni dettaglio di quella casa mi stava parlando. Theo lo aveva fatto per noi, e mi sentivo incredibilmente fortunata.

Il pomeriggio passò velocemente tra risate, chiacchiere e il piacere di scoprire ogni angolo di quel posto. Quando Theo decise di cucinare per noi, era chiaro che non fosse un cuoco esperto, ma la pasta con le verdure che preparò sembrava il piatto più delizioso che avessi mai mangiato. Ci sedemmo a tavola, godendoci la serata, mentre il cielo fuori si tingeva di colori sempre più scuri.

Dopo cena, ci trasferimmo sul divano. Un film che avevamo già visto mille volte, ma con lui, in quel momento, sembrava l'unico film che avesse senso. La sua mano nei miei capelli, il respiro tranquillo che mi faceva sentire al sicuro. Quando spense la televisione, il silenzio ci avvolse. E poi, senza un'altra parola, le sue labbra incontrarono le mie.

Il bacio che ne seguì fu dolce, e poi sempre più intenso, come se ogni gesto fosse una promessa. Ci perdemmo l'uno nell'altra, senza fretta, senza parole. Solo il suono dei nostri cuori che si trovavano in perfetta sintonia.

E quando tutto finì, rimasi con lui, nel silenzio di quella casa, sentendo che ogni cosa, ogni respiro, era perfetto. Non servivano parole. Il momento era nostro.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Nov 25, 2024 ⏰

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