trentadue

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Da tempo non le capitava di dormire così bene.
Aveva passato la notte a sognare, lei che non si ricordava neanche più quanto fosse bello
avere la mente totalmente libera da quei pensieri opprimenti, soffocanti.
Sognò per tutta la notte: sognò lui, i suoi occhi, i suoi baci, il suo profumo, e quando apriva
leggermente gli occhi, nel buio pesto che aleggiava nella stanza, lo sentiva lì accanto a lei,
il respiro di Derek che finiva sul sorriso di Sierra. Nel silenzio assordante della notte, erano
rimasti avvinghiati tutto il tempo.
Pur credendo che fosse ancora buio, con le palpebre ancora socchiuse si accorse che
qualcuno aveva appena aperto le finestre nella stanza e la luce calda del sole finì
decisamente per disturbare il suo sonno, e a quel punto fu difficile far finta di nulla e
continuare a dormire indisturbata, dunque si costrinse ad aprire lentamente gli occhi
sbattendo più volte le palpebre.
Una volta vigile, non potè fare a meno di curiosare con lo sguardo in giro per la camera,
sempre rimanendo con la guancia destra schiacciata contro il cuscino e rivolta a pancia in
giù. Intravide una sveglia lampeggiante posta su una cassettiera affianco alla porta, e si accorse con vergogna che fossero le sei di pomeriggio, perciò si costrinse quantomeno a mettersi seduta sul bordo del letto.
Si guardò intorno, cercando di portare alla memoria sempre più ricordi di quel posto, di
quella stanza, e il suo cuore fece una capriola quando vide l'interno di una cornice posata
sul comodino accanto a lei: la foto, scattata da chissà chi, ritraeva Derek, bello come non
mai, che cercava di mettere su un'espressione quasi scontrosa senza risultato, mentre i
suoi occhi incontravano quelli di Sierra. La guardava come se non avesse mai visto niente
di più bello, di etereo, e lei lo guardava come se non avesse voluto essere da nessun'altra
parte in quel momento, se non lì, tra le sue braccia, in quell'attimo congelato per sempre
che li avrebbe eternamente visti così persi e devoti l'uno per l'altra.
D'istinto le venne da allungare la mano dall'altro lato del letto, dove dormiva lui: aveva
bisogno di sentirlo, di toccarlo, eppure non lo sentì e non lo toccò, perché Derek in quel
lato del letto non c'era, forse già in piedi da tempo considerata l'ora.
Cercò di reprimere la delusione, anche se avrebbe amato sentirlo per la prima volta dopo
tanto tempo di nuovo incollato a sé, pelle contro pelle, ma accantonò questo pensiero nel
momento in cui intravide dallo stipite della porta una figura che, senza perdite di memoria
che tengano, sarebbe rimasto per lei inconfondibile: divisa color cachi e distintivo dorato, stivali marroni e occhi azzurri incastonati in un viso pallido, leggermente avvilito dall'età e
dalle sofferenze del passato.
-La mia bambina...- esclamò la voce che per Sierra sapeva di infanzia, di parole di
conforto, di rassicurazioni e talvolta di teneri rimproveri, una voce candida a cui lei avrebbe
sempre risposto con altrettanta dolcezza: -Papà...- esclamò a sua volta, portandosi una
mano alla bocca per nascondere le labbra tremanti dall'emozione. Lui la raggiunse in due passi, le si sedette delicatamente
accanto, come se avesse paura di spaventarla, di romperla.
-Non sai quanto ho desiderato che questo momento arrivasse, prima o poi.- Furono le
uniche parole che lo sceriffo riuscì a pronunciare, prima di scoppiare in un pianto
disperato, cercando di scacciare definitivamente un dolore troppo forte che si era portato
dietro, come un fardello, per troppo tempo. Strinse Sierra in un abbraccio di parole non
dette, perché per una volta fu il padre ad avere bisogno di aiuto, di conforto da parte di sua
figlia.
Piansero a lungo entrambi, piansero tra sussurri e un 'mi sei mancata', 'ti voglio bene',
piansero tra respiri pesanti e lacrime di stanchezza e felicità, fino a quando lo sceriffo
Stilinski cercò di ricomporsi velocemente, perché per quella mattina alla sua bambina
spettava una sorpresa che non poteva essere rimandata ancora a lungo. Per questo la
fece alzare in piedi e, posandole le mani sugli occhi, la invitò ad uscire dalla camera da
letto aiutandola a scendere gli scalini di quello che era l'inconfondibile loft di Derek, ora un
pò più accogliente grazie alla presenza di foto, oggetti e pezzi di arredamento che
attestavano anche la presenza di Sierra in quella casa.
-Dove mi stai portando, papà?- domandò la figlia. Poter avere il privilegio di pronunciare di
nuovo quella parola, di sentirla tra le labbra, sulla lingua, la riempì di una gioia
incontenibile.
-Manca ancora poco, piccola.- Rispose il padre.
Senza toglierle le mani dagli occhi, la fece fermare nel mezzo del grande salone del loft,
Sierra percepì che suo padre stesse sussurrando delle ulteriori indicazioni a qualcuno che,
apparentemente, sembrava essere molto vicino a loro. Non fece in tempo a chiedere
spiegazioni, perché la sua domanda venne anticipata dalla domanda di suo padre: -Sei
pronta?- e senza neanche attendere un cenno di assenso più convinto, lo sguardo di
Sierra fu di nuovo libero, e i suoi occhi si convinsero di non aver mai visto scena più
emozionante.
-SORPRESA!- fu l'unica cosa che tutti i suoi amici, tutto il suo branco, riuscì a urlare
all'unanimità prima di esplodere in un unica fusione di grida, esclamazioni e risate
contagiose, che istintivamente portarono Sierra a sorridere di rimando, protrandosi una
mano al cuore per la troppa emozione.
Tutto sembrava perfettamente imbandito per il suo ritorno, a confermarlo era il grande
striscione che penzolava sulla testa delle ragazze in lacrime, dove si leggeva:
'BENTORNATA', cosparso di brillantini.
Pensò che avrebbe impiegato un pò di tempo a mettere di nuovo a fuoco i volti di tutti, ma
era sicurissima di quanto fossero stati importanti tutti loro in passato, e quanto avessero
aspettato con ansia il suo ritorno.
Stava per buttarsi tra la folla, in mezzo a quel biondino alto e commosso che la guardava
in silenzio con le labbra piegate in un sorriso carico di affetto, in mezzo alla ragazza dai
capelli ramati che si sventolava velocemente in viso pur di fare in modo che le lacrime non
sciogliessero il mascara, e in mezzo alle altre due ragazze more che saltellavano
impazzite, morendo dalla voglia di abbracciarla.
Fu un ragazzo, però, ad anticiparla, avanzando in mezzo alla grande folla e generando un
silenzio rispettoso dietro di sé.
Sierra cercò di mascherare dietro un sorriso il fastidio che le creava il fatto che vederlo le
suscitasse un'emozione così forte, eppure non riusciva minimamente a riconnetterlo con il
passato.
Il ragazzo fece ancora più avanti, con il volto pallido cosparso di nei e rigato da una
singola lacrima, la osservò a lungo, come se ora si stesse prendendo tutto il tempo del
mondo ad osservarla, lui che aveva atteso così tanto per poterla abbracciare di nuovo.
Per poter abbracciare di nuovo sua sorella.
-Tranquilla, lo so che non ti ricordi.- glielo lesse in faccia che non si ricordava di lui, ma la
cosa non lo turbò minimamente. Fu risoluto: -Ho una cosa per te.- mormorò, si asciugò
nervosamente la lacrima che continuava a solleticargli il viso ed estrasse dalla tasca dei
suoi jeans neri un foglio di carta e, aprendolo in modo che Sierra vedesse il disegno
raffigurato sopra, glielo porse sfiorandole le mani.
Sotto lo sguardo teso e apprensivo dell'ormai ventenne, la ragazza esaminò quel foglio con il cuore in gola. La mano impacciata di un bambino di appena sei anni aveva ritratto quello che era
uno splendido quadretto familiare: si riconobbe nell'immagine, lei da piccola, lentigginosa
e leggermente deformata — cosa che la fece teneramente sorridere — e trovò la conferma di
ciò dalla calligrafia storta e disordinata, dove c'era scritto 'Sorellina', con un cuore accanto.
In quel momento le fu tutto chiaro e scacciò immediatamente le lacrime che cercavano di
uscire prepotenti: era stanca di piangere.
Sollevò lo sguardo dal disegno, prendendosi un secondo per guardarlo, per guardare le sue spalle che si erano fatte larghe, mentre il viso era
sempre rimasto quello del bimbo pestifero che era solito farle i dispetti, ma anche in grado
di farla sentire al sicuro quando tutto attorno a lei pareva le crollasse addosso.
-Sorellina...- mormorò Sierra, un sorriso carico di commozione. Piantò i suoi occhi in quelli
nocciola di fronte a lei che la scrutavano con speranza.
-Ti ricordo che sono più piccola solo di 15 secondi, Stiles!- Urlò il suo nome
come non aveva mai fatto, prima di essere stretta in un abbraccio teneramente soffocante.
Passò una mano sui capelli a spazzola del fratello mentre lui, sfinito, estasiato, posava la
testa sulla sua spalla, senza avere la minima intenzione di lasciarla andare.
A quel punto tutti gli altri ebbero il permesso di rompere le righe, e senza aspettare un altro
secondo si unirono tutti insieme all'abbraccio di Stiles e Sierra.
Il primo ad avere le sue attenzioni fu Isaac, che le posò un bacio delicato sulla testa per
poi scompigliarle i capelli come faceva sempre, solo per farla innervosire.
Quella volta però non ebbe l'effetto sortito, ma anzi finì per avere totalmente il contrario. -Ah, idiota! Smettila subito, Isaac!- la sua esclamazione fece rimanere di sasso il biondino. -Mi hai chiamato per nome?!- strillò incredulo, sperando di ricevere una conferma dagli altri, sperando che tutti avessero sentito ciò che aveva sentito lui.
-Sì, Isaac, mi sono ricordata.- lo schernì dolcemente Sierra, trattenendo una risata mentre
si portava le braccia incrociate al petto con fare beffardo.
Il mannaro esplose in una serie di imprecazioni e prese a saltellare per tutta casa, continuando ad esultare e a battere le mani.
-La mia migliore amica si ricorda di me! E' tornata!- urlò per la ventesima volta,
mentre con un gesto abile la prese in spalla e la alzò da terra di un metro e novanta.
L'incontenibile felicità di guardarli tutti dall'alto le faceva percepire le risate come ovattate,
ma in quel momento le scattò qualcosa dentro. In quel momento sembrava che non se ne
fosse andata mai.
-Lydia!- esclamò, indicando la sua amica che si dovette reggere al braccio di Isaac pur di
non cadere dall'emozione. A mano a mano, i volti da associare ai singoli nomi divennero
sempre più familiari, e Sierra ormai era un fiume in piena.
-Theo! Liam! Cora! Malia! Allison! Peter!- esclamava e rideva, come se fosse il gioco più
divertente del mondo. Si mise le mani alla bocca dallo stupore, mentre continuava a riconoscere i volti di Kira, Deaton, Aiden ed Ethan e perfino quello di Deaton.
Esplose in un urlo di gioia, invece, quando intercettò lo sguardo di un moro falsamente offeso del fatto che non fosse stato nominato, così dalle spalle di Isaac venne trasportata come una principessa sulle spalle di: -Scott!- lo salutò
mentre gli tirava scherzosamente i capelli, come accadeva da più piccoli.
-Noto con piacere che sei rimasta una stronzetta, sorellina.- commentò Scott, continuando ad emettere lamenti striduli per il modo che aveva sempre avuto Sierra di dargli fastidio con pizzicotti, schiaffetti e morsi.
Proprio per questa sua affermazione, di rimando, si beccò un altro sonoro schiaffo sulla guancia, che accettò volentieri perché, in fondo, loro due non sapevano dimostrarsi amore se non in quel modo.
A causa di tutto quel trambusto, di quella estenuante euforia, però, non si era resa conto che ci fosse qualcosa che non le tornava.
Erano tutti lì per lei, ad abbracciarla, ad acclamarla, a tirarla a sé, ma... -Manca qualcuno.- si trovò ad affermare ad alta voce, scendendo dalle spalle di Scott.
Aggrottò le sopracciglia, si guardò intorno angosciata, con il terrore di perdersi altri pezzi del passato per strada.
Non aveva dimenticato qualcosa, ma qualcuno.
Posò lo sguardo su suo padre, l'unico che fino a quel momento era rimasto in silenzio e che immediatamente rivolse uno sguardo carico di sicurezza, di protezione.
-Papà, dov'è Derek?-
-Eccomi.-
Fu una voce calda a rispondere, la sua voce.
Sierra si girò freneticamente verso di lui, perché non poteva più aspettare.
Si ritrovò a squittire di sorpresa quando lo vide in piedi dietro alla folla scalmanata dei ragazzi: con un sorriso accattivante cercava di aprirsi il secondo bottone della camicia bianca stropicciata, talmente aderente sui bicipiti che pareva fosse trasparente, a mettere in evidenza le vene gonfie delle braccia; morbida sui polsi sottili, portata fuori dalla vita dei pantaloni, in modo che ricadesse sul tessuto morbido e nero di questi, dello stesso colore della barba curata e del ciuffo di capelli corvini che scendeva sulla fronte, incorniciandogli il viso.
Non vi erano giustificazioni: Derek Hale sapeva di essere estremamente attraente e sapeva, inoltre, come renderlo ancora più lampante agli occhi degli altri.
In quel caso, voleva essere notato da una sola persona. Proprio allora, infatti, il suo sguardo tagliente, color smeraldo, incontrò lo sguardo color miele di Sierra Stilinski, che rimase talmente ammaliata da quella visione da non fare minimamente caso al fatto che avesse gli sguardi di tutto il branco puntati addosso, oltre all'espressione leggermente infastidita di suo padre, che dovette girarsi dall'altra parte per non vedere con quanto desiderio la sua bambina guardasse quell'uomo.
Sierra riuscì a malapena a percepire che Lydia, silenziosa, si fosse avvicinata alla sua spalla.
-Ora stammi bene a sentire, amica mia: ti conviene assolutamente andare da lui, perché se non lo fai tu ti assicuro che lo farà qualcun altro.-
A Sierra sfuggì una risatina nervosa, perché nonostante tutto non riusciva a distogliere lo sguardo da Derek.
Con il silenzio dell'amica, dunque, Lydia ricevette in automatico il tacito permesso di continuare. -Con la differenza, però, che lui non desidera nessuno a parte te.- aggiunse, dandole una pacca sulla spalla nella speranza che si riprendesse.
A quel punto, Sierra afferrò la mano di Lydia e la strinse nella sua, in un gesto di tacita gratitudine e poi raggiunse in pochi passi, con fretta, l'unico uomo in grado di farle provare i brividi a tal
punto da non riuscire neanche a parlare.
In una frazione di secondo, lui cercò e raggiunse con esasperazione le labbra della mannara, come se quelle poche ore divisi fossero state un tormento; le mani forti e amorevoli di Derek si strinsero attorno alla sua schiena, mentre quelle di Sierra, infuocate, cercarono il suo viso, ad accarezzare la sua barba ispida ma così familiare.
Fu un bacio umido, passionale, ma rapido nella sua intensità, perché Derek restava pur sempre lui, e di certo non amava granché le effusioni in pubblico.
-Come mai ti sei messo così in tiro?- domandò la
mora, un attimo dopo essersi allontanata con rammarico dalle sue labbra.
-Per te. Volevo essere bello per te.- mormorò sottovoce il corvino, per fare in modo che non venisse ascoltato da nessun altro a parte lei.
Prese ad accarezzargli la barba, a passare i polpastrelli lungo il suo viso.
-Così mi metti a disagio, Hale. Io sono ancora in pigiama. Forse mi dovrei cambiar...?- La sua domanda venne immediatamente fermata dallo sguardo ammonitore del mannaro, il volto serio di chi non ammette obiezioni.
-Non ti azzardare.- sussurrò scuotendo la testa, con un sorriso piacevolmente appagato. -Non sei mai stata più bella.- aggiunse, ammiccando divertito per la reazione imbarazzata che il suo complimento inaspettato aveva suscitato in Sierra.
Procedette a posare delicatamente le sue mani grandi e forti suoi suoi fianchi minuti ma sinuosi, e si trovò a sorridere quando si rese conto che anche quel semplice gesto aveva suscitato in lei una reazione esagerata, con tanto di sussulto e occhi spalancati. Non si sarebbe mai abituata al suo tocco, così delicato e ancora così sicuro e virile.
-Girati.- le disse infine, e Sierra non fece di nuovo in tempo a replicare, perché: -ANCORA SORPRESA!!!- esclamarono tutti nuovamente all'unisono, con l'unica differenza che adesso Isaac e Scott tenevano a due mani un grande vassoio con una torta gigante, mentre Allison e Kira avevano appena fatto scoppiare un tubo enorme di coriandoli.
-Ma quante sorprese avete preparato?!- commentò sarcastica Sierra, con le lacrime agli occhi per la quarta volta in una stessa sera.
Afferrò la mano di Derek e si avvicinò quasi in punta di piedi a quella fantastica scena che le si prospettava davanti.
Sì lasciò sfuggire una risatina esasperata quando vide la torta da più vicino: adornata da riccioli di panna, il centro della torta era decorato con una scritta di glassa al cioccolato, che diceva: 'Bentornata, Piccola Stilinski!'.
-Non ce la fate proprio a non chiamarmi 'piccola', mh?- replicò ironica, ma completamente grata per ciò che avevano organizzato.
-Abituati, bella. Anche a sessant'anni, quando avrai le rughe e i capelli bianchi, rimarrai sempre la nostra Piccola Stilinski.- fu beffardo Isaac, proprio come lo era stata prima lei con lui. Ma il biondino non aveva calcolato quanto Sierra fosse vendicativa, perché fece appena in tempo a scoppiare a ridere per l'espressione falsamente offesa che aveva messo su la sua migliore amica, che si ritrovò una manata di panna dritta in faccia.
Guardò la mannara, guardò la sua mano sporca di panna, strabuzzò gli occhi. -Questa me la paghi.- mormorò trattenendo a stento una risata. Con passo felino, cercando di stabilire ironicamente chi fosse il più forte tra i due, si avvicinò a lei con gli occhi già completamente tinti di giallo, ma proprio prima di poter emettere qualsiasi tipo di ruggito ne percepì un altro, nettamente più forte, provenire proprio dalla sua migliore amica. La guardò, Sierra: occhi color ocra, canini aguzzi e sguardo fintamente minaccioso. Al biondino, come a tutto il resto del branco, prese un colpo: -Oh, fanculo!- esclamò Isaac. -E ora cos'è questa novità?-
Giusto, pensò Sierra. Avrebbe dovuto aggiornarli su parecchie cose nuove. In quel momento, però, riuscì solo a stirare un sorriso impacciato, avrebbe avuto modo di parlare con tutti in un momento più consono. -SORPRESA!!!- fu l'unica cosa che riuscì a dire, ricevendo di rimando un'espressione allibita da tutto il resto del gruppo. -Questa poi me la spieghi.- mormorò Derek al suo orecchio, dolce, delicato, che cinse le braccia attorno ai suoi fianchi.
-Un secondo solo.- Stiles si fece avanti tra la folla. -Quindi l'unico a non avere gli ultrasensi ora... sono io?!- non si riuscì a capire se fosse seriamente offeso e deluso o stesse solo facendo il buffone come al solito, comunque tutti scoppiarono a ridere, tutti a parte Lydia che, sperando di consolarlo, gli stampò un bacio sulla guancia tanto forte da lasciargli anche il segno del rossetto color sangue sulla guancia pallida. Di colpo tutta l'ironia beffarda che aveva da sempre aleggiato sul suo volto si annullò completamente: si toccò la guancia per essere sicuro che quel bacio ci fosse stato davvero, e con le pupille completamente dilatate rivolse un sorriso timido e imbambolato alla fautrice di questa sua apparente commozione celebrale. Non è cambiato affatto, pensò Sierra, con un tacito sorriso di ammirazione verso suo fratello.
Mentre tutto il resto del gruppo cercava di far rinsavire Stiles, che sembrava non rispondere più agli stimoli, la sorella percepì nuovamente delle grandi mani che le circondavano la vita, e una guancia barbata che si avvicinava al suo orecchio. -Alla fine ci ho ripensato: è meglio se ti vai a cambiare, Sierra.- la sua voce calda era in grado di infuocarle anche l'anima che di certo, però, non avrebbe mai potuto cedere ad un'affermazione di Derek senza chiedere spiegazioni. -Come mai?- domandò la mannara, cullandosi tra le sue braccia.
-Prima cosa: Parrish dopo due anni non si è ancora arreso, continua da mezz'ora a guardarti le cosce nude. E io potrei metterci giusto qualche minuto a mandarlo al pronto soccorso, lo sai.- sibilò a denti stretti, a Sierra sfuggì una risatina che contenne quanto più possibile, perché si rese conto quanto fosse maledettamente serio. Nonostante ciò, dovette ammettere che Derek non stava mentendo: lo sceriffo Parrish, rimasto in silenzio per tutto il tempo, continuava ad indugiare su ogni parte del suo corpo, qualsiasi parte che quella maglia oversize che aveva utilizzato per dormire non coprisse. -Mantieni la calma, sourwolf.- lo ammonì, smettendo subito di prestare attenzione allo sceriffo. -E... qual è il secondo motivo?-
-Che le sorprese non sono ancora finite.- mormorò con un sorriso maledettamente attraente, lasciandole un bacio fugace sulla guancia. -Cora ha detto che puoi prendere qualcosa dal suo armadio, visto che non hai ancora nulla.-
Questo fu abbastanza per Sierra, abbastanza per allontanarsi di soppiatto dal resto del branco e correre velocemente in camera di Cora, cercando di prepararsi il più velocemente possibile perché impaziente di conoscere la prossima sorpresa.
Ci mise almeno 20 minuti a scegliere tutto, in quanto si convinse di volersi agghindare alla stessa maniera di Derek. Si faceva bella per se stessa e per lui, perché non si era mai sentita così bene.
Optò per un abito svasato corto e senza maniche, sui toni del rosso vivo, con un ampio scollo quadrato; ad abbellirlo, erano i tacchi a punta dello stesso colore e una piccola borsa bianca. Decise di raccogliere la parte superiore dei suoi capelli mossi e bruni, tenendoli fermi con un fiocco bordeaux, che andava ad incorniciare il resto dei suoi boccoli lasciati sciolti a ricadere sulle spalle. Realizzò un trucco molto leggero, stando attenta a non coprire le sue lentiggini, per poi terminare il tutto con una passata di rossetto sangue che poco prima le aveva prestato Lydia. Si guardò allo specchio realizzando che non si era mai sentita più sicura di sé, mentre faceva qualche prova per vedere se riuscisse a camminare in maniera disinvolta pur indossando i tacchi, che anche in passato non erano mai stati parte integrante del suo abbigliamento. Dopo essersi accertata per l'ultima volta di essere elegante ma comoda, si affrettò a tornare nel salone principale, dove fu costretta a sorbirsi le occhiate di tutto il resto del branco: superò lo sguardo fiero di suo fratello, che le lasciò un bacio delicato sulla fronte, lo sguardo delle ragazze che annuirono in tacita approvazione, ammiccando in direzione di Derek. Lui, invece, era totalmente senza parole. Pareva che i ruoli si fossero invertiti, rispetto a poco prima: Derek Hale, sempre forte e sicuro di sé, riflessivo e deciso, pareva fosse completamente un'altra persona.
Fu costretto a mordersi le labbra pur di non fare un commento che lo avrebbe sicuramente messo in difficoltà, considerando la vicinanza con lo sceriffo Stilinski che gli stava già riservando un'occhiataccia.
Sierra lo raggiunse con un sorriso, godendo del braccio che le mise attorno alle spalle.
-Bene, tagliate la torta e brindate.- parlò Derek, un sorriso sornione sulle labbra. Strinse la mano in quella di Sierra. -Noi ci vediamo dopo.- aggiunse.
Prima ancora che qualcuno gli chiedesse spiegazioni, compreso la mora, afferrò Sierra e la portò in braccio fino all'uscita del loft e poi fino alle scale.
-Derek! Che stai facendo?!- la ragazza esplose in una risata incontenibile, sorpresa. La gonna del suo abito svolazzava a ritmo con la marcia allegra di Derek, che la guidava verso il parcheggio.
-Mi sembra ovvio: ti sto rapendo, Piccola Stilinski.- rispose risoluto, lasciandosi sfuggire un sorriso troppo grande per essere scoperto.
I suoi occhi si illuminarono di una luce diversa quando incontrarono di nuovo quelli di Sierra.
Percepì una felicità inspiegabile, tanto che non riuscì a controllare una risata gutturale, forte, che lasciò la sua bocca.
-Perché ridi?- domandò lei, che era ormai già stata contagiata dall' espressione del mannaro.
Non ricevette risposta, ma non ci fece caso.
Cominciarono a ridere insieme, si fecero venire le lacrime agli occhi, le guance rosse e il fiato corto.
Sierra si concentrò sulla risata del ragazzo, notò come fosse bianco il suo sorriso, come il suo petto si gonfiasse e si contraesse, e la vena del collo che era in tensione per lo sforzo fisico.
Rimasero in silenzio fino alla macchina, comunicarono attraverso la lingua degli sguardi, perché in quel momento non avevano bisogno di parole per capire quanto si amassero.

Ci ho messo quasi un anno... ma ne è valsa la pena? Fatemi sapere.
Il prossimo capitolo sarà estremamente romantico. 🥰

𝐓𝐚𝐤𝐞 𝐦𝐞 𝐛𝐚𝐜𝐤 • 𝐃𝐄𝐑𝐄𝐊 𝐇𝐀𝐋𝐄 •Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora