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Katherine


Il freddo mi avvolge il corpo come un'ondata gelida, sottile ma implacabile.

Lo sento scivolare sulla pelle, insinuarsi tra le costole e accarezzarmi la pelle nuda fino a diventare parte di me.
Mi stringo su me stessa, cercando un calore che non c'è. 

Quando apro gli occhi, è come se il sonno mi trattenesse ancora per un braccio. Le palpebre pesano, i pensieri sono lenti, sfocati. Il mio corpo sembra fatto di pietra e quando mi tiro su per i gomiti un dolore lancinante tra le gambe mi fa gemere dolorosamente. 

Sbatto gli occhi ripetutamente mettendo a fuoco la stanza degli ospiti. La mia mano accarezza le lenzuola fresche e vuote al mio fianco.

Lui non c'è.

Non so se essere sorpresa, delusa o se in fin dei conti non mi aspettavo nulla di diverso.
Non avrei neanche mai immaginato di andare a letto con Adrian, perdendo la verginità in quel modo, non credo di essere nella posizione di avere reazioni particolari. 

E' stata una mia scelta, dopotutto.

Non mi ha costretta a fare niente, anzi, semmai sono stata io a lasciarmi andare come non avevo mai fatto prima d'ora con qualcun altro. 
Il suo profumo di mare aleggia ancora nella stanza, sembra essere in ogni parete e dentro di me. 
Lo percepisco con un'intensità diversa.

Ciò mi confonde e spaventa un po'.

Il rumore della pioggerella che picchietta la finestra mi distrae dal flusso dei miei pensieri. Con fatica mi alzo dal letto, i muscoli si tendono e stridono non appena lo faccio. 

Mi stringo nel lenzuolo e a tentoni raggiungo la grande vetrata.
La vista dà all'immenso giardino della villa, il prato e le statue sono ancora bagnate dalla pioggia della scorsa notte.

Afferro la maniglia e la tiro verso di me. La brezza gelida di dicembre mi fa sussultare. L'odore della pioggia mi infetta le narici, contaminando il profumo salato e inebriante di Adrian.

Il cielo è grigio, qualche parvenza chiara lascia intendere che sia giorno, ma si prospetta un'altra giornata nuvolosa.

Chiudo la finestra e mi siedo nuovamente sul letto ragionando.

E adesso? Che cosa faccio? Come torno a casa? Adrian dov'è? Cosa dovrei dirgli? Dovrei cercarlo?

Una raffica di domande mi pungola la mente, affaticando il mio respiro.

<<Ok, Katherine. Stai calma>>, dico tra me e me.

Il mio sguardo cade sulla macchia di sangue espansa sul materasso.
Le guance mi formicolano dal rossore.

Ho fatto sesso con Adrian.
E non è stato semplice sesso.
È stato qualcosa di incredibile e indescrivibile.

Dio, l'ho fatto davvero.
Non mi pento di averlo fatto, sono pienamente responsabile e consapevole delle mie scelte, malgrado la totale mancanza dell'amore che mi aspettavo ci sarebbe stato alla mia prima volta, è stato comunque qualcosa che ho voluto.

Per fare l'amore con te dovrei amarti. E io non ti amo, Belle. Neanche un po'.

Le sue parole mi ritornano in mente come un dejavu, facendomi immaginare la sua voce nella testa.
Sapevo benissimo che per lui sarei stata solo una scopata, probabilmente l'ennesima.
Eppure, in cuor mio, quelle parole mi hanno ferita.
Avrei preferito che si limitasse a non dire niente, almeno avrei potuto fantasticare sull'idea che il nostro atto  potesse essere amore.

O almeno, qualcosa di simile a quello che ho sempre sognato che sarebbe stato...

È innegabile che tra me e Adrian ci sia tantissima chimica. Ma so anche che per lui io potrei essere solo un'altra delle tante. E per me...per me non potrebbe mai andare bene se solo non avessi il timore di potermi legare.
Non sono mai stata con nessuno, tantomeno con un uomo come Adrian Evans, il quale intrattiene relazioni senza impegno.

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