Katherine
Lo scintillio dei calici che si sfiorano ai tavoli vicini mi arriva come un eco metallico, costante, che si intreccia al brusio sommesso delle conversazioni: risate smorzate, frasi sussurrate.
L'atmosfera è pregna di un'energia stranamente sospesa, come se qualcosa potesse accadere da un momento all'altro.
Io e Arya ci siamo sedute al tavolo numero quattro, un'isola di legno lucido posta proprio al confine tra la sala principale e il privé.
Il pannello di legno scuro alle nostre spalle segna il limite. Oltre quel confine, la numerazione cambia, tutto si fa più riservato. Il messaggio che abbiamo letto dal telefono di Kevin conteneva l'informazione "Privé 12" tra le altre cose.
Il tavolo dodici é nascosto esattamente dietro quella parete, appena un passo più in là.
Un passo che, in questo luogo, può significare molto. Siamo così vicine da poter percepire i movimenti indistinti, i sussurri che filtrano dalla zona privata, consapevoli che qui ogni scelta, ogni gesto può essere osservato con attenzione, scrutato.
È una posizione ambigua, quasi rischiosa, e mi sorprendo a riflettere su quanto sia facile passare da spettatrice a bersaglio, da invisibile a sorvegliata. Mi sento esposta.
Le telecamere, una per ogni angolo, si rivelano come occhi artificiali che mi osservano; il loro sguardo mi attraversa la schiena, facendomi irrigidire e costringendomi a controllare ogni movimento. Mi impongo di concentrarmi sul menu che stringo tra le mani nella speranza di non sembrare sospettosa, di non attirare attenzione.
Alzo lo sguardo e mi perdo nell'immagine di Arya seduta di fronte a me, gambe elegantemente accavallate, la postura impeccabile, il menu sorretto con grazia tra le dita affusolate.
Il suo volto, illuminato dalla luce calda del lampadario, appare sereno e composto, lo sguardo concentrato sulle righe del menu come se niente potesse turbarla.
Sembra completamente padrona di sé, immune al peso del luogo e al controllo invisibile che regna tra queste mura. Io, invece, mi sento una nota stonata, un'ombra tra le ombre, in bilico tra la curiosità e il timore.
Degli uomini in abiti scuri ci passano di fianco, soffermandosi più del dovuto su me e la mia amica. Ho quasi l'impressione che stiano bisbigliando su noi due e la cosa non mi piace affatto. Mi schiarisco la voce e mando giù un po' dell'acqua tonica che abbiamo ordinato.
<<Che succede?>>, Arya sembra captare la mia agitazione e alza un sopracciglio con fare sospettoso. <<Non lo so, ma ho la sensazione che qualcuno ci stia tenendo d'occhio. Forse non si sono bevuti la storia della figlia del magistrato>>, rifletto con fare un po' paranoico.
<<Cavolo, è stata una pessima idea. Forse dovremmo...>> La mia amica lascia la frase in sospeso e i suoi occhi si dilatano per un attimo osservando qualcosa dietro di me.
Dal modo in cui china immediatamente il capo per non farsi vedere capisco che è troppo tardi per darsela a gambe e che sono arrivati.
<<Non mi piace essere disturbato. Soprattutto da due psicopatici con il grilletto facile.>> Una voce profonda e grassa che si fa chiara, segno di qualcuno che è appena giunto al tavolo aldilà del separé.
<<E a noi non piace perdere tempo. Quindi siediti e apri quella cazzo di cartella.>> Io e Arya sgraniamo subito gli occhi quando sentiamo quello che sembra essere Adam.
<<Sempre raffinato.>>
<<Sei ancora vivo, direi che puoi sopportare qualche scortesia.>> Per poco non mi strozzo con la mia stessa saliva all'udire il timbro inconfondibile di Adrian.
STAI LEGGENDO
Stronger Than All - Volume I
RomanceLui, forgiato nell'ombra. Lei, plasmata nel buio. Due anime segnate dal passato, condannate a vivere in un presente di dolore e segreti. Katherine Wilson, giovane e tormentata, porta cicatrici invisibili, una notte che le ha cambiato la vita e la co...
