Katherine
<<Signorina le ho già spiegato che il capo non può riceverla in questo momento, se vuole lasciare un messaggio faremo in modo che lo riceva. Adesso...>>
<<Adesso basta, bello. Mi avete promesso un lavoro, non una collezione di portinai. Sono qui per parlare con chi comanda, non con chi fa finta di farlo.>>
Sono cinque minuti buoni che vanno avanti.
Cinque. Minuti.
In cui ho cercato di concentrarmi sul piano dei turni, sull'aggiornamento degli orari, sulle nuove richieste del settore eventi.
Cinque minuti in cui la voce di quella ragazza ha bucato le pareti come una coltellata nel silenzio.
Sbuffo cercando di concentrarmi, ma la voce che filtra dal corridoio è tutto fuorché ignorabile.
Squillante, decisa, vagamente incazzata.
Non ce la faccio più.
Poso la penna e mi alzo scocciata.
Apro la porta dello studio e sbircio nel corridoio.
Uno degli addetti alla sicurezza è di spalle e dalla postura rigida non sembra contento di conversare con la sua interlocutrice.
Lei è appoggiata con una spalla alla parete, una gamba piegata come se non avesse tempo da perdere con l'equilibrio, e un'espressione talmente infastidita che potrei quasi vederle il fumo uscire dalle orecchie.
Mi salta subito all'occhio l'abbigliamento puramente informale per una ambiente decisamente formale.
Indossa un paio di jeans neri strappati sulle ginocchia, aderenti quanto basta per mostrare le gambe affusolate, e un top in rete sotto una giacca di pelle con le maniche arrotolate. I suoi lunghi capelli neri cadono sulle spalle in un'onda scura, interrotta da punte grigie che sfumano come cenere al vento.
Non è il trucco pesante che mi colpisce a prima vista, che le incornicia lo sguardo deciso: ciglia nerissime, matita spessa e un rossetto scuro che accentua un piercing all'angolo del naso.
Ma sono i numerosi tatuaggi che le attraversano il corpo sfacciatamente: si arrampicano sul collo, sulle braccia, alcuni intricati e quasi eleganti, altri tribali, misteriosi. Alcuni neri e geometrici, altri floreali, altri ancora impossibili da decifrare a prima vista.
Sono tanti. E belli.
Una collana con un plettro le pende al collo, e per un secondo mi chiedo se sia una vera musicista o solo qualcuno con un ottimo senso estetico.
<<Il capo non è disponibile. Questo è quanto. La prego adesso se ne vada, le sue lamentele mi hanno stufato>>, l'addetto alza di poco la voce per sembrare autoritario, ma la ragazza non sembra intimidirsi.
Se ne sta con le braccia conserte a guardarlo con tono di sfida e oserei dire disprezzo.
<<E io sono stufa di essere trattata come una comparsa solo perché ho un eyeliner più marcato del tuo senso del dovere.>>, esclama senza peli sulla lingua.
Una risata mi scappa, silenziosa. Non so cosa mi colpisce di più: la voce impaziente, le parole taglienti o il modo in cui sembra fregarsene delle regole.
Chi è questa donna?
Il corridoio era praticamente vuoto, se non fosse stato per la figura femminile che sta fronteggiando l'addetto alla sicurezza come se fosse il boss finale di un videogioco.
L'addetto si volta subito.
Non appena mi vede impallidisce.
Non è l'unico a farlo, ogni persona in questo immenso edificio si atteggia nei miei confronti come se fossi una reale o qualcosa di simile ad un capo.
STAI LEGGENDO
Stronger Than All - Volume I
RomansaLui, forgiato nell'ombra. Lei, plasmata nel buio. Due anime segnate dal passato, condannate a vivere in un presente di dolore e segreti. Katherine Wilson, giovane e tormentata, porta cicatrici invisibili, una notte che le ha cambiato la vita e la co...
