Katherine
Ci sono momenti in cui mi chiedo quanto dolore possa sopportare un essere umano.
Non quello urlato, plateale, ma quello silenzioso.
Quello che ti si siede accanto la sera e non se ne va. Dolore che non sanguina fuori, ma dentro.
Che ti cambia il tono della voce, lo sguardo, il modo in cui chiudi la porta o scegli le parole.
Mi domando se esiste un punto in cui si spezza tutto, oppure se in realtà impariamo solo a portare meglio il peso, a nasconderlo sotto sorrisi educati, dentro risposte automatiche.
E mi chiedo se sia coraggio o solo abitudine.
Guardo un mare in tempesta imprigionato in un abisso senza fine.
Lo vedo negli occhi di chi combatte una guerra prima ancora di sapere cosa significasse vivere.
E mi domando se oltre quella rabbia intricata di veleno e tormento, ci sia una parte di lui che è ancora disposta ad amare, a credere, a sognare.
Mi domando se in quell'oceano glaciale ci sia anche il più piccolo spiraglio di luce.
O se quella luce non sia altro che un miraggio, qualcosa che si insegue disperatamente solo per non impazzire del tutto.
Perché a volte il dolore diventa così familiare, da sembrare l'unico posto in cui si è davvero esistiti.
Ma poi penso che forse l'anima sia fatta anche per resistere oltre il previsto.
Che anche quando la mente dice "non ce la faccio più", il cuore ancora batte.
E forse è lì, in quel battito fragile, che si nasconde la risposta: non quanto dolore possiamo sopportare, ma quanta speranza può ancora restare in mezzo a tutto quel buio.
La mia stanza, con Adrian al suo interno, sembra avere una sfumatura completamente diversa.
Non è più solo un luogo in cui rifugiarmi, ma uno spazio che si è trasformato in un crocevia di silenzi e tensioni non dette, dove l'aria stessa sembra densa di cose lasciate sospese. Ogni ombra sui muri, ogni piega delle tende, ogni dettaglio sembra parlare di un'intimità improvvisata e fragile, di qualcosa che non ero pronta a vivere così da vicino.
Siamo arrivati a casa mia subito dopo essere usciti dal Nyx.
Non ho esitato a chiedere ad Alexander di andarsene, e lui ha accettato senza fare una piega, senza discutere.
Però sapevo che non avrei mai permesso ad Adrian di guidare in quello stato: troppo perso, troppo lontano da sé stesso.
L'ho visto allontanarsi camminando con passo calmo e misurato, senza degnarmi di uno sguardo si è lasciato guidare verso la mia abitazione.
Da quel momento, tuttavia, il silenzio è calato tra noi come un manto spesso e impenetrabile. Nessuna parola, nessun gesto, solo il rumore soffocato dei nostri respiri e i battiti incerti del tempo che sembrava dilatarsi all'infinito.
Perché l'ho portato qui? Perché ho voluto che varcasse la soglia del mio spazio, del mio mondo così meticolosamente ordinato?
Forse perché, nel profondo, c'è la consapevolezza che nessun altro luogo avrebbe potuto offrire la sicurezza e il silenzio di cui ha bisogno.
Forse perché, in quel momento di caos, questa stanza rappresenta l'unico rifugio possibile.
O forse - ammetto a me stessa - è stato un gesto istintivo, irrazionale, dettato da una voglia disperata di tenerlo vicino, di controllare un frammento di quella tempesta interiore che è lui.
Forse, in fondo, è perché in questi giorni ho riflettuto molto su tutto: su di me, su di lui, su quello che sta accadendo tra noi.
Sono stanca di dovermi nascondere dietro a continue bugie e illusioni, di fingere che nulla sia cambiato quando invece, dentro di me, qualcosa vibra con un'intensità nuova, incontenibile.
Sono attratta da lui. Non solo per l'aspetto, per quella fisicità sfuggente e magnetica, ma da una parte più profonda, più vera, che pochi hanno mai il privilegio di intravedere.
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Stronger Than All - Volume I
RomanceLui, forgiato nell'ombra. Lei, plasmata nel buio. Due anime segnate dal passato, condannate a vivere in un presente di dolore e segreti. Katherine Wilson, giovane e tormentata, porta cicatrici invisibili, una notte che le ha cambiato la vita e la co...
