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Adrian

Quattro giorni.

Quattro fottuti giorni e di Trevor Donovan nessuna traccia.

Si è volatizzato nel nulla da quando ha fatto arrestare Adam la sera di Natale, nello scontro aperto che hanno avuto.

Da allora, il pupazzo di stracci si è dissolto nel nulla. Insieme ai Royals, sto rivoltando la città: locali, bar, la sua casa, ogni angolo dove l'odore della paura può annidarsi.

Chi è debole, affonda piano, come un condannato che aspetta la ghigliottina senza nemmeno il coraggio di urlare.

Donovan è un vigliacco travestito da eroe, ha usato il panico come mantello.

Al primo bagliore di paura, si è aggrappato al nome del padre come un codardo.

La sua telefonata ha chiuso la trappola intorno a Adam.

Trevor lo sa.

Sa che gli avrei dato la caccia, per questo è sparito nel nulla.

Da quattro notti, la città è la mia forca e i Royals i miei becchini.

La vendetta, in fondo, è una danza macabra e disillusa.

Trevor, con la sua fuga, non ha fatto altro che firmare il proprio atto di esecuzione. Quando lo troverò, nessun perdono.

In questa caccia, non c'è spazio per la pietà, solo il suono metallico della resa dei conti.

La debolezza è il cappio, la paura il patibolo.

E io, sotto le luci fioche di una città stanca, non smetterò di inseguire il suo fantasma.

Adam è forse il fratello che non ho mai avuto, e Trevor, con le mani ancora sporche per aver picchiato Arya, è diventato il nostro capro espiatorio.

Adam si è fatto arrestare inseguendo il mostro, io ora inseguo l'ombra che resta.

Il cellulare vibra nella tasca destra dei miei jeans.

Lo estraggo distrattamente, sfrecciando tra le strade buie di Seattle nell'ennesimo giro di ronda.

Jordan:

742 Cedar Lane, Seattle, Wa. Non fare troppi casini.

'Finalmente cazzo'.

Premo con forza il piede sul freno. Le gomme stridono sull'asfalto, il volante vibra tra le mani mentre sterzo bruscamente a sinistra, schiacciando il corpo contro il sedile.
L'auto si inclina, i fari illuminano una curva improvvisa, e il motore ruggisce mentre recupero il controllo spingendo l'acceleratore.

Suono il clacson per un breve istante, tagliando il silenzio della notte.

Meno di un secondo dopo, i Royals mi affiancano con la loro jeep rossa, le ruote che sfrecciano a pochi centimetri dalle mie, i finestrini abbassati e il rumore del loro motore che si fonde al mio.

Ci fermiamo in contemporanea fuori ad un pub notturno poco distante dalla periferia.

La scritta è talmente rovinata che non si leggono nemmeno le iniziali.

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