✨☀️MISTERY ROMANCE - COMPLETO☀️✨
Nessuno ha idea di chi sia Vega: tutto ciò che alla Brown sanno di lui è che ha scelto di legare la sua vita a quella di una stella. A soli sette anni ha deciso di abbandonare la sua identità e ha vissuto finalmente...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Mi risvegliai con un dolore alla testa e, quando riuscii a mettere a fuoco ciò che avevo intorno, ricordai il luogo in cui mi trovavo.
Un lungo tubo trasparente fuoriusciva dal mio naso, avevo due cannule, una per ciascun braccio, e qualcosa che mi stringeva il capo.
La luce del sole filtrava placida dalla finestra alla mia sinistra e, accanto a essa, una figura scura dormiva scomposta su una sedia con un solo bracciolo.
Proprio in quell'istante, nel momento in cui i miei occhi misero a fuoco Vega, la dottoressa e la sua équipe entrarono dalla porta.
«Buongiorno, Dawn» mi sorrise. «Buongiorno, Vega» salutò calorosamente anche l'altro, come se fossero stati vecchi amici.
Lui rizzò in piedi, come se non fosse stato addormentato fino a un istante prima, e ricambiò il saluto con altrettanto calore.
«Adesso ti monitoreranno i miei studenti e ti preleveranno il sangue gli infermieri tirocinanti. Nel frattempo parleremo un po' del da farsi.» Afferrò la sedia accanto a Vega e si sedette lì, con gli occhi ben saldi nei miei.
«Dovrai iniziare nuovamente con le infusioni del farmaco biologico. So che lo hai già fatto in passato e so che sai come funziona, ma non puoi più permetterti di interrompere. Quando le condizioni saranno migliori, passeremo alle siringhe, come già è avvenuto dopo la tua operazione. La situazione non è critica al punto da dover ricorrere a un nuovo intervento, ma perché ciò non avvenga devi essere costante. La cura, la dieta e l'evitare alcuni comportamenti come fumare e bere alcolici ti aiuteranno senz'altro. Terrai il sondino ancora per un po', o, se preferisci, possiamo passare alla parenterale. Poi, finché non sarò io a dirtelo, mangerai cibi il più liquidi e morbidi possibile. Per quanto riguarda la testa, guarirà in fretta. Se le analisi saranno come immagino, potrai essere dimessa domani mattina, ma dovrai continuare a venire qui per essere monitorata.» Mi spiegò tutto con calma e senza giudizio. Mi sorprese trovare qualcuno così comprensivo: in passato non avevo avuto esperienze positive con i medici, se non con il chirurgo che mi aveva salvato la vita.
Nel frattempo, gli studenti si muovevano intorno a me freneticamente, impossessandosi dei miei arti come fossi una bambola. Tutto ciò che aveva detto la dottoressa era chiaro, ma forse lei aveva dimenticato un dettaglio importante: io non avevo alcuna assicurazione sanitaria.
Non potevo accedere a quelle cure, anche se era stata una mia scelta non usufruire dell'assicurazione sanitaria di mia madre. Scioccamente avevo creduto che, portandomi allo stremo, avrei potuto punirla per ciò che mi aveva fatto.
«Io ho già parlato poco fa con suo marito: può optare per le cure più costose, è tutto coperto.» Vega parlò al mio posto. Ruotai appena il capo per guardarlo e lo vidi stanco, provato, attraverso lo spazio tra il busto e il braccio di un infermiere che stava impadronendosi del mio sangue.
«Che vuol dire?» sussurrai, con la gola secca. Non mi avevano più fatta bere; la flebo mi idratava, ma la bocca restava arida.
«Bene, passerò più tardi. Riposati, Dawn.» Sia la dottoressa che Vega ignorarono del tutto le mie parole. L'intera équipe abbandonò la stanza insieme, lasciandomi sola con lui.