Capitolo 30 - Bugie

38 8 24
                                        

L'ultima pennellata di blu completò il mio quadro: una delle notti stellate più belle che avessi mai realizzato, come tutte quelle che avevo dipinto nell'ultimo periodo, sporcata da un pallido sole del mattino

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.

L'ultima pennellata di blu completò il mio quadro: una delle notti stellate più belle che avessi mai realizzato, come tutte quelle che avevo dipinto nell'ultimo periodo, sporcata da un pallido sole del mattino.

Non c'era più scampo per le mie notti da quando avevo conosciuto più a fondo Dawn.

Ogni sera, a qualsiasi ora rincasassi, mi ritrovavo nella mia stanza che, a causa della permanenza di Duha, era chiusa a chiave, e lavoravo a una tela diversa, sempre con lo stesso soggetto, sempre con lo stesso epilogo.

Ormai non c'era più spazio per ospitare i miei lavori, tanto che avevo iniziato a spargerli in casa più di quanto non avessi già fatto in passato.

Pensai persino di donarne alcuni a Boobs, ma non volli dare a Dawn la soddisfazione di vedere quanto mi stesse logorando dentro.

La vedevo con le sue gonnelline a fiori alle serate in cui spacciavo, la osservavo spiaccicata sul corpo del suo amichetto, la vedevo ridere, bramare il suo tocco come mai aveva fatto prima. Eppure speravo. Continuavo a sperare che fosse per Duha che si comportava così, che fosse una tattica per punirmi per non averle detto della sua esistenza.

Ma poi, quando li vedevo insieme alla luce del giorno — in biblioteca, sul prato sotto la quercia della Brown, o sulle scale della facoltà di economia —, vedendo il suo sorriso e il modo in cui si illuminava ad averlo intorno, iniziavo a tremare.

Tremavo perché Dawn, ormai, ce l'avevo dentro; mi aveva infettato come una malattia, e guarire mi sembrava impossibile.

E allora scarabocchiavo l'alba persino sui margini dei fogli vidimati dall'università durante i primi esoneri, pensavo a Dawn durante l'esposizione dei lavori di gruppo, mentre parlavo con tutte le clienti di sesso femminile.

Dawn era in tutti.

Ma Dawn, per me, voleva essere nessuno.

Riposi l'ultima tela, appoggiandola alla parete, e la coprii con un telo.

Mi sentii orfano della luce e uscii dalla camera.

Duha era distesa sul letto.

I tacchi ai piedi strusciavano sulle lenzuola, il vestito era risalito lungo i fianchi e il seno era scomposto.

Non la degnai di uno sguardo di troppo, andando dritto verso le scale.

«Sul serio non dormirai mai con me?», le sue parole improvvise mi fecero inchiodare sul posto. Ero sicuro che non si fosse neppure accorta della mia presenza e, invece, attraverso lo schermo del suo cellulare mi vedeva eccome.

«Te l'ho già detto», provai a liquidare.

«Sono la tua fidanzata», protestò. «So che la nostra relazione non è iniziata nel migliore dei modi, ma non mi sembra che fino a qualche mese fa tu fossi dell'idea di aspettare il matrimonio per scopare.» Il suo accento era insopportabile e la sua voce stridula mi fece istintivamente alzare gli occhi al cielo.

NamelessLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora