✨☀️MISTERY ROMANCE - COMPLETO☀️✨
Nessuno ha idea di chi sia Vega: tutto ciò che alla Brown sanno di lui è che ha scelto di legare la sua vita a quella di una stella. A soli sette anni ha deciso di abbandonare la sua identità e ha vissuto finalmente...
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-Undici anni dopo-
Era la seconda volta, in quasi trent'anni di vita, che andavo a Londra.
Le strade di quella città quasi sconosciuta, però, percorse da sola, non mi facevano alcuna paura.
Non ero più la ragazzina di un tempo, e di esperienze, negli ultimi anni, ne avevo vissute.
Strinsi gli spallacci dello zaino, infilando i polpastrelli tra essi e il mio corpo. Sentii il peso delle pagine che portavo dentro e di tutti gli errori e gli sbagli che avevo commesso in passato.
Mi pentii, dopo pochi metri a piedi, di aver indossato le scarpe con il tacco: avevo i piedi gonfi e la pianta mi faceva un male cane. Ma almeno per quel giorno volevo sembrare più bella, più slanciata, ma soprattutto più professionale.
Entrai nell'edificio vetrato che si trovava in una delle strade più importanti della città. Mi tastai, per l'ansia improvvisa, il tatuaggio dell'alba stilizzata che avevo dietro il braccio. Quello era diventato, negli ultimi tempi, l'unico modo che avevo per calmare quegli stati di preoccupazione che, sempre più spesso, mi coglievano nei momenti e nei luoghi meno opportuni.
Mi annunciai alla receptionist come «Kiera Dawn Bennet», la donna che avevo ricominciato a essere da più di un decennio.
«La aspettano al quinto piano, nella sala riunioni», mi rispose dall'altro capo del desk quella signorina stranamente molto gentile, porgendomi un pass.
Mi avviai verso l'ascensore, ringraziandola.
All'interno c'erano già parecchie persone e, quando entrai, notai come alcune di loro avessero cominciato immediatamente a guardare il cartello con il peso massimo consentito, osservando prima me e poi tutti i presenti.
Li mandai a fanculo sottovoce.
Quando fui al piano giusto, mi trascinai, ormai incapace di camminare con quelle scarpe, verso la sala che mi era stata indicata per le riunioni.
Bussai, e una voce maschile, suadente, mi invitò a entrare.
«Buongiorno, Keira», quando vidi il suo sorriso — e anche tutto il resto — il mio cuore perse un battito.
«Buongiorno a lei», ricambiai la sua espressione, probabilmente sorridendo un po' troppo. Quando mi accorsi che nella stanza c'erano altre due persone, mi affrettai, imbarazzata, a salutare anche loro.
«Allora, al telefono ha catturato la nostra curiosità, e quanto ci ha inviato come anticipo sembra molto promettente», una delle due donne, dai capelli rosa, mi invitò a presentare il frutto intenso del mio lavoro.
Annuii, aprendo lo zaino ed estraendone una pila disordinata di fogli stampati.
«Nameless», annunciai, «cinquecentoottantatré pagine», le impilai, cercando di organizzarle nel modo migliore possibile.