Capitolo 24 - Nero

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Passai le successive quarantotto ore a leggere quel diario

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Passai le successive quarantotto ore a leggere quel diario.

Lo analizzai dalla prima riga all'ultima, cercando il minimo significato nascosto o verità taciuta.

Alla fine, dopo aver rivissuto migliaia di volte quelle scene e aver calpestato quel suolo che tempo prima altri avevano attraversato al posto mio, mi resi conto di quanto il mio modo di vedere fino a quel momento fosse stato errato.

Avevo voluto scorgere costrizione, prevaricazione e tossicità dietro un rapporto che in realtà nascondeva dell'altro.

Non avevo intravisto l'anima fragile di chi scriveva, le mancanze e le sofferenze di chi avevo avuto accanto per tutta la vita ma che non avevo conosciuto mai per davvero.

Era quello che faceva più male.

Mi ero detta che era tutta colpa di Vega.

Lui era lì.

Un video lo provava.

La chiamata al 911 lo incastrava.

Tuttavia, ciò che fosse accaduto per davvero nessuno lo sapeva.

Come avevo potuto essere cieca al punto da vedere una spinta laddove poteva esserci stato un salto?

Come potevo essere stata così accecata dai miei problemi da non scorgere neppure lontanamente quelli di chi amavo con ogni fibra del mio essere?

E, al tempo stesso, come aveva potuto esserci così tanto egoismo da parte di chi aveva fatto ciò che aveva fatto, proprio nel momento in cui io avevo più bisogno della sua presenza accanto a me?

Ero confusa.

Quel diario che un tempo avevo interpretato come una prova schiacciante, diventava nient'altro che la dimostrazione di una follia propagante che aveva risucchiato sia me che mio padre.

Alzai lo sguardo di scatto, non appena udii il respiro pesante di qualcuno.

Roy Bennett mi guardava dall'alto verso il basso.

Fissava il diario.

Poi, fissava me.

Ancora, fissava le mie lacrime.

Leggeva nei miei occhi un dubbio che lo avrebbe ucciso.

Quando, per anni, identifichi la fonte del tuo più grande malessere, del dolore più lacerante che un uomo possa provare - la fine del tuo matrimonio, la distruzione della tua famiglia, la perdita di ogni senso della tua esistenza - e conosci il nome di quella persona, ma non la sua vera identità, impari a odiare ogni parte di quell'essere che ancora respira, mentre tu vorresti solo strappargli il diritto di farlo. E allora non vuoi sentire nulla: potranno anche urlarti la verità in faccia, ma per te l'unico modo in cui sono andate le cose resterà sempre quello in cui hai deciso di credere.

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