✨☀️MISTERY ROMANCE - COMPLETO☀️✨
Nessuno ha idea di chi sia Vega: tutto ciò che alla Brown sanno di lui è che ha scelto di legare la sua vita a quella di una stella. A soli sette anni ha deciso di abbandonare la sua identità e ha vissuto finalmente...
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Il rumore di qualcosa che si infrangeva sul vetro mi fece sobbalzare.
Ci volle qualche secondo prima che i miei occhi si abituassero alla luce, mentre il mio corpo restava quasi completamente bloccato dal freddo. Scostai la coperta dal petto e guardai, con lo sguardo stanco di chi non aveva chiuso granché occhio, verso il finestrino della mia auto. Un agente di polizia era lì a fissarmi, con l'aria ammonitrice di chi sapeva che avevo violato la legge.
«Non può dormire in auto», stava dicendo, la voce ovattata dal vetro chiuso.
Girai la chiave nel quadro e mi preparai a dovermi scusare, del resto dormire lì era stato necessario. Mai nella vita avrei avuto il coraggio di passare la notte sotto lo stesso tetto di Cece, non dopo quello che mio padre aveva detto loro. E mai avrei avuto il coraggio di dormire nella stessa camera che lui aveva occupato, prima di sparire subito dopo aver lasciato con me l'università. Non sapevo dove fosse andato, non avrei avuto modo di trovarlo. Ci avevo provato a girare un po' per Providence, ma nonostante i tentativi era stato tutto vano.
Mi sentivo così in colpa che, se avessi potuto, avrei abbandonato la città senza voltarmi indietro. Ma non era così che potevo comportarmi, non era quello che le persone che amavo e che avevo tradito si meritavano. Vega per primo, o Jeremiah – ora che conoscevo il suo nome mi sembrava strano continuare a chiamarlo Vega – sebbene sapessi bene quanto si sentisse più a suo agio con il nome che aveva scelto per sé a sette anni piuttosto che con quello che i suoi genitori gli avevano dato. I suoi genitori, sì, gli stessi Weiss di cui parlavano i telegiornali da quando ne avevo memoria, gli stessi la cui droga aveva ucciso molte persone, mia sorella compresa.
Ma sapere chi fosse, qual era la sua identità, non cambiava nulla. Perché io lo amavo per quello che era. L'avevo amato senza nome e avrei continuato a farlo anche se avesse avuto milioni di identità diverse. E mi struggevo per quello che gli avevo fatto, perché potevo avere avuto un valido motivo per mentire appena arrivata alla Brown, ma non ne avevo uno quando, pur sapendo che lui non fosse l'assassino di mia sorella, non avevo avuto il coraggio di vuotare il sacco su chi fossi davvero.
«Signorina, mi ha sentito?», ribadì l'agente, ma io non avevo prestato attenzione a nulla, ero troppo presa dai miei pensieri.
«Mi scusi agente, ha ragione», riuscii a dire soltanto quello.
«Non mi sembri una ragazza che non ha una casa, qualsiasi cosa ti sia accaduto si risolverà, ne sono certo», sussurrò a bassa voce. Doveva essere un padre, perché il modo in cui mi parlò mi ricordò Roy, quando ancora era un uomo normale e non l'uomo che aveva pugnalato alle spalle la sua stessa figlia. «In ogni caso, si ricordi di non farlo più», aggiunse a voce più alta, così che il suo collega potesse sentirlo, come se dovesse recitare la parte del poliziotto severo che in realtà non era.
«Ray, sbrigati, mi hanno chiamato dalla centrale», l'altro si sporse dal finestrino richiamando l'agente che era accanto a me, «quello squinternato di Bennett è tornato, ma questa volta con delle prove, dobbiamo andare al campus della Brown a finalizzare un arresto», e quando udii quelle parole, il mio mondo che già sembrava sull'orlo di esplodere si disintegrò in mille pezzi.