✨☀️MISTERY ROMANCE - COMPLETO☀️✨
Nessuno ha idea di chi sia Vega: tutto ciò che alla Brown sanno di lui è che ha scelto di legare la sua vita a quella di una stella. A soli sette anni ha deciso di abbandonare la sua identità e ha vissuto finalmente...
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«Non c'è stato giorno, ti giuro, in cui io non mi sia condannato per quello che ho fatto. Ho lasciato che Yelena si annientasse davanti ai miei occhi senza intervenire; l'ho portata su quel ponte e sempre lì non sono stato capace di salvarla. Lei aveva un vuoto dentro, qualcosa che non si può spiegare a parole, ma è un qualcosa che lei volontariamente ha tenuto per sé, non possiamo condannarci per non averla protetta prima, ma io, tra tutti quanti, sono l'unico a essere colpevole. Mia madre ha messo in mano a Yelena quella droga, e io l'ho accompagnata senza volerlo nel percorso che è culminato nel suo suicidio», Vega smise di parlare di botto, si piegò su se stesso, rannicchiandosi sul proprio corpo seduto sul divano e poi, per la prima volta da quando aveva iniziato a parlare, un singhiozzo fuoriuscì dalle sue labbra, «perdonami Dawn, perdonami Kiera... Per non averti raccontato prima la verità, per averti tolto due anni della tua vita. Dovevo essere coraggioso, fare l'uomo e aspettare la polizia sulla scena, dovevo guardare negli occhi tuoi e di tuo padre e raccontarvi tutto. Vi ho distrutti per paura, e non me lo perdonerò mai», goccia dopo goccia le sue lacrime iniziarono a bagnargli i jeans.
Io me ne stavo incollata a una sedia, con il cuore liquefatto dal dolore, la testa pulsante e nessuna lacrima che fuoriuscisse dai miei occhi.
Faceva così male ascoltare quelle parole, vedermi finalmente la verità sbattuta in faccia come il più forte degli schiaffi, che non avevo fiato per parlare, né per gridare al mondo intero la mia sofferenza.
Ero seduta in quella stanza, ma di me non restava che un involucro vuoto.
Avevo freddo, ma uno di quei freddi che non ti togli di dosso con un maglione o una coperta, uno di quelli che ti viene da dentro e non puoi far nulla per coprirti.
Mia sorella si era suicidata, perché aveva sofferto al punto da decidere di drogarsi prima e di farla finita dopo, quando ormai ogni droga sembrava inutile.
E io, cosa avevo fatto?
Assolutamente nulla.
Avevo continuato a vivere la mia esistenza, con tanti problemi certo, ma con una malattia che pian piano mi stava facendo venire fame di vita. Chissà dove ero stata mentre lei si drogava, mentre aveva pensieri autolesionisti, mentre falliva a ogni esame e più accadeva e più la voglia di morire era forte. Come aveva fatto a ingannarmi al punto da farmi credere che i suoi messaggi, le sue emoticon felici e i suoi finti sorrisi dietro gli autoscatti che condivideva con me fossero la verità? Come avevo fatto io, sua sorella, a non accorgermene? Sangue del mio sangue, e mai avevo avuto la percezione del suo dolore.
Forse è vero che per molto tempo sono stata così concentrata da me stessa, dal mio oggi che andava a rotoli, da non aver avuto occhio per chi mi circondava.
E ora? Cosa avrei dovuto fare di quella verità? Cosa avrei dovuto fare del resto della mia vita sapendo che inconsapevolmente avevo contribuito alla morte di mia sorella, sapendo che avrei potuto tenderle la mano ma ero stata troppo occupata a cercare qualcuno che afferrasse la mia.