✨☀️MISTERY ROMANCE - COMPLETO☀️✨
Nessuno ha idea di chi sia Vega: tutto ciò che alla Brown sanno di lui è che ha scelto di legare la sua vita a quella di una stella. A soli sette anni ha deciso di abbandonare la sua identità e ha vissuto finalmente...
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Se qualcuno mi avesse detto anche soltanto un giorno prima che le mie labbra sarebbero finite a inseguire quelle di Big in un vorticoso gioco di lingue, non ci avrei mai creduto.
E invece eravamo proprio lì, sull'uscio della porta, a darci dentro, mettendo in quel bacio tutto l'odio e l'amore che il nostro rapporto aveva comportato sin da quando ci eravamo conosciuti.
Dopo non so quanto tempo, udimmo degli schiamazzi e capimmo che forse era arrivata l'ora di staccarci, anche perché gli ormoni in quella stanza stavano aumentando a dismisura, insieme alla mia eccitazione.
«Prendetevi una camera», scherzò King, ululando come un cretino.
«Amore, mi sto eccitando», proseguì Boobs.
«Cazzo», imprecai, staccandomi, pulendomi con il polso dalla sua saliva che mi aveva impiastricciato la faccia intera. Del resto si era dovuto abbassare di mezzo metro per afferrare le mie labbra.
«Amico, io esco di prigione e per festeggiare ti limoni la mia ragazza?», Vega provò a restare serio, ma la gelosia non era affatto contemplata tra loro, anzi, l'idea di vederci tutti lì stretti nell'ingresso della casa, ognuno a un passo dal corpo dell'altro, fece venire strane idee in mente alla totalità delle persone presenti. Persino Vega si dimenticò di tutto l'astio che provava nei miei confronti, appellandomi come la sua ragazza. Un brivido mi percorse lungo tutta la spina dorsale quando gli sentii dire quelle parole.
«Scusami, è che davvero avevo paura che non saresti più tornato», si avvicinò di nuovo a lui e gli diede una pacca sulla spalla capace di spezzare anche un muro di cemento.
Vega cercò di rimanere in piedi, ma dal cambio di espressione dovette provare parecchio dolore.
«Sono qui», lo guardò con affetto mentre si tastava la spalla dolorante, «ma è giusto che io vi dia qualche spiegazione», si avviò verso il salotto e si sedette al bordo del divano, «so che adesso conoscete la mia identità», abbassò lo sguardo, concentrandosi sul pavimento.
«Abbiamo cercato su Google...», lo informò King, gettandosi non proprio elegantemente accanto a lui, «l'unica cosa che abbiamo appurato è il perché tu abbia il cazzo circonciso», provò a sdrammatizzare.
«Cioè, tra tutti gli articoli mostruosi che avete trovato, l'unica cosa di cui vi interessa è che la mia famiglia sia di origine ebraica?», scoppiò a ridere e per un secondo le sue spalle parvero liberarsi di tutta la tensione accumulata.
«Beh, per il resto non è che ci aspettassimo di lavorare per qualcuno dai sani principi, perciò...», Boobs e Big si sistemarono di fronte a lui, sulla poltrona di pelle consunta su cui li avevo visti quasi accoppiarsi, e forse parzialmente scoparsi, un milione di volte.
Io restai l'unica distante, mi appoggiai con la parte superiore del corpo a una colonna e continuai a seguire i loro discorsi in disparte.
«Quando ero piccolo, Lyra, il mio fratello maggiore, è tornato. A dire il vero, se sono nato lo devo alla sua fuga. Quando lui è rientrato era già un adulto, mentre io solo un bambino. Perciò ad Hannah non servivo più. Mi aveva voluto soltanto perché aveva bisogno di un erede, ma una volta tornato il maggiore, io ero improvvisamente inutile. Lui l'ha convinta a farmi crescere lontano dalla città, lontano dai Weiss e dalle loro sregolatezze», balzò in piedi, iniziando a camminare nervosamente per la casa, «ma a scuola, ogni volta che facevano l'appello, nel momento esatto in cui arrivavano al mio cognome, tutti sapevano chi fossi: compagni, genitori, insegnanti... Ed era diventato troppo per me. Così ho convinto Lyra a farmi cambiare nome, e sono cresciuto fino all'adolescenza estraneo ai fatti della mia famiglia. Poi, prima dell'università, ho dovuto aiutarlo in alcune questioni. Cose segrete di cui non potrò mai parlare a nessuno, pseudo-missioni delle quali mia madre non doveva sapere... Quando le divergenze tra loro due sono cresciute, alla fine Hannah ha iniziato a considerarmi di più», fece una lunga pausa, continuando a camminare, «si è accorta delle mie capacità e allora si è inventata questo gioco malato. Mi ha regalato questo posto», gettò lo sguardo alle mura aggredite dalla muffa, «e mi ha costretto a spacciare per mantenere il privilegio di avere un altro nome. E questo è quanto. Sulla carta sono Jeremiah Weiss, ma dentro di me, ve lo giuro... Sono solo e soltanto Vega Doe.»