✨☀️MISTERY ROMANCE - COMPLETO☀️✨
Nessuno ha idea di chi sia Vega: tutto ciò che alla Brown sanno di lui è che ha scelto di legare la sua vita a quella di una stella. A soli sette anni ha deciso di abbandonare la sua identità e ha vissuto finalmente...
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Vega si prese cura di me ogni giorno dopo la dimissione dall'ospedale.
Mi accompagnò a tutte le visite, nonostante più volte l'avessi implorato di non farlo.
Diventava difficile portare avanti una bugia quando tutto ciò che desideravo era appoggiare le mie labbra sulle sue, dirgli che anche io provavo qualcosa per lui e lasciare che i segreti e le parole mai dette si mescolassero finalmente alla verità.
Ma non potevo.
Non potevo concedermi la possibilità di essere felice.
Così continuai a passare del tempo con Wes, a fargli credere di essere interessata a lui e che le attenzioni di Vega non fossero gesti d'amore, ma semplici manie di protagonismo di un paramedico mancato.
Dopo qualche settimana mi tolsero il sondino naso-gastrico e fui felice di liberarmi da quella fastidiosa ostruzione in gola, dal freddo del cibo che arrivava direttamente nello stomaco, dalle continue corse in bagno, dall'impossibilità di uscire di casa, dall'odore acre del gel che usavano per non farmi seccare le narici. Se chiudessi gli occhi e inspirassi, lo sentirei ancora, identico a com'era.
Ero ancora un po' indolenzita al fianco destro, ma la dottoressa diceva che era normale. La prima volta non avevo avuto molto tempo per rendermene conto: poco dopo la diagnosi era stata fissata l'operazione. Ora, se volevo evitarla, dovevo convivere finché possibile con una parte di intestino che minacciava di chiudersi del tutto.
La mia vita, dopotutto, non era così male: né Selene né Roy avevano saputo nulla di ciò che era accaduto, e non avevo dovuto dar conto a nessuno — tranne a Vega, ovviamente.
Da quando avevo ricominciato a mangiare, controllava ogni minimo boccone che ingoiavo e faceva in modo che anche gli altri lo facessero. Si era informato sulla mia malattia, aveva letto libri, studiato, e così mi ritrovavo a dover nascondere qualche schifezza qua e là. Malgrado non potessi permettermelo, a volte ne avevo bisogno.
Stavo addentando un plum cake senza glutine e senza lattosio con la testa infilata nell'armadio, quando sentii bussare alla porta. Era ovviamente lui.
«Hai l'appuntamento per la terapia tra poco,» sbuffò da dietro la porta, «hai finito di prepararti?» chiese ancora, senza azzardarsi a entrare.
Ingoiai in silenzio e produssi un suono che potesse sembrare un'affermazione.
«Non dimenticare il libro, l'infusione dura due ore e la prossima settimana hai il test di storia,» mi ricordò, come se fosse diventato all'improvviso la mia agenda umana.
Afferrai lo zaino per la terapia e ci infilai dentro anche il manuale di storia.
Quando uscii, Vega mi sorrise, e io dovetti ricorrere a tutto il mio autocontrollo per non saltargli addosso.
Restò accanto a me per tutto il tempo, mi sistemava la coperta sul corpo mentre io, sdraiata, cercavo di tenere fermo il libro per leggere. Aveva staccato lui l'infusione quando dovevo andare in bagno, malgrado Clementine, l'infermiera del reparto, gli avesse detto più volte di non farlo, e aveva anche chiamato immediatamente il medico quando una strana macchia era comparsa sul mio braccio, dove l'ago della cannula era inserito.