Capitolo 44; Devils roll the dice, angels roll their eyes

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                                         Isabella's POV

Il ticchettio dell'orologio sulla parete del salotto privato mi sembra il countdown di una bomba a orologeria. Sette giorni. Sono passati esattamente sette giorni dal giorno in cui l'immagine splendente che tutti avevamo della Corona è stata macchiata. Una settimana in cui ognuno di noi ha continuato a indossare la propria maschera e a guardarsi le spalle ogni volta che si parla del tema.

Abbasso lo sguardo, lasciando andare un sospiro silenzioso. Accanto a me, sul divano, Victoria e Annabelle dormono profondamente sono crollate una mezz'ora fa, sfinite, dopo che io e Kiara siamo riuscite a portarle via a forza dallo studio di Vic, dopo che Axel e Tyler le avevano notate al limite delle forze. Negli ultimi giorni quella stanza è diventata praticamente un bunker, il quartier generale per mandare avanti questa sorta di missione impossibile. Vederle così, prive di difese e con i volti finalmente distesi, mi stringe il cuore. Kiara, seduta sul tappeto con la schiena appoggiata alla poltrona, fa oscillare una tazza di tè ormai fredda tra le mani, senza dire una parola, persa anche lei in quel silenzio pesante.

La verità è che siamo al limite.

Adam, Michael, Axel e Tyler in questi giorni non sono tornati nemmeno a casa; hanno passato notte e giorno qui dentro, a consumarsi gli occhi sui registri, cercando soluzioni, cavilli legali e alternative a tutto ciò che si è scoperto.

Ma Archibald, Leonard ed Helen sono quelli che credo abbiano dormito meno di tutti. La tensione a Palazzo era diventata un'aria irrespirabile, così densa che tre giorni fa, sfiniti e messi all'angolo dal peso di quel segreto, hanno dovuto fare l'unica cosa possibile: chiamare i rinforzi. Hanno convocato mio padre e Oliver, il padre di Kiara, per chiedere aiuto.

Ricordo ancora le facce sconvolte dei nostri padri quando sono usciti dallo studio dopo aver ascoltato tutta la storia. Mio padre sembrava forse ancora più preoccupato di quando ha saputo dell'accordo sul mio matrimonio con Adam; Oliver non ha riferito parola per tutto il corridoio, il volto ridotto a una maschera di pietra.

Leonard ed Elizabeth sanno che di noi e delle nostre famiglie si possono fidare ciecamente, ma solo in un secondo momento hanno accettato la proposta mia e di Kiara di farsi aiutare dai nostri genitori. Madre e figlio non volevano mettere in mezzo altre persone, comprensibilmente preoccupati da un segreto così distruttivo, ma poi Lady Elizabeth, notando Archie, Leo ed Helen ormai ridotti allo sfinimento, era venuta da me e Kiki a chiederci di chiamarli per un aiuto. Vedere l'incrollabile regina madre cedere alla necessità è stato il termometro definitivo della gravità della situazione.

Il leggero scatto della serratura interrompe i miei pensieri.

La porta si apre lentamente, rivelando Adam, Serafina, Raissa e Arya, seguiti a ruota da Sebastian, Damian e James.

Mi basta un solo sguardo per capire che la situazione nello studio è drastica. I tre Gray hanno un aspetto orribile, il risultato evidente e impietoso dell'ennesima notte passata in bianco. Hanno le camicie stropicciate, le spalle curve, le ombre scure sotto gli occhi che scavano i loro lineamenti solitamente fieri e, sul volto, il principio di una barba non curata che tradisce i giorni di totale isolamento.

«Riposate un po' e tra poco torniamo a svegliarvi, d'accordo?» chiede Serafina con voce dolcissima, posando una mano sulla spalla di Damian.

Lui, però, credo che non senta nemmeno il suono delle sue parole è un corpo autonomo guidato solo dallo sfinimento. Ha già gli occhi chiusi prima ancora che la testa tocchi il cuscino del divano libero; in risposta alla bionda arriva solo un piccolo sospiro roco, prima che il suo respiro si faccia pesante, scivolando in un sonno immediato e profondo.

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