8. Scusami?

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- Meglio vivere fuori dal Giardino con lei che dentro senza di lei.
Mark Twain, Dal Diario di Adamo.

- "Che impari da sé a farsi le ossa a questo mondo."
James Joyce, Gente di Dublino / Le Sorelle.

Josephine

Caffè, grazie al cielo.

E' un intenso odore di caffè a incantare i miei sensi. Socchiudo gli occhi con fatica a causa del sole che filtra dalla serranda attraverso il vetro un po' appannato della finestra. Per un istante solo ho creduto di essere a Londra nella mia stanza in affitto. Invece sono qui a casa di Cleo.

Dovrò farci l'abitudine.

Cerco la mia amica nella stanza semi buia, ma il suo letto è vuoto. Prima di andarla a cercare voglio un attimo con la luce della mattina. Solo io e lei. Voglio che la luce chiara del sole illumini di più l'ampia e grande camera, quindi prendo a tirare la fune della serranda. I raggi del sole m'illuminano e mi consentono una visuale migliore. Sollevo le braccia per tirare ancora di più la fune e far filtrare più luce, ma subito noto qualcosa di strano sul mio avambraccio sinistro, e nel mio cuore scoppia una piccola implosione di emozioni, mentre la mia mente sta ricostruendo chiaramente tutti i ricordi della scorsa notte.

Non ci posso credere.

"Che cazzo è quello?" La voce stridula di Cleo mi fa sobbalzare.

"Oh, Cristo che colpo." Poi, con la mano al petto e dubbiosa, chiedo: "Ma da quant'è che sei lì a fissarmi?"

"Esattamente da adesso; probabilmente sarebbe più interessante osservare un primate – uno di quegli esemplari con tendenze alla pedofilia – scoparsi un suo simile, piuttosto che te appena svegliata."

"Mi allontano per due anni e, wow, che principessa, sei diventata, hm?"

"Guarda che è colpa di Zayn, è una persona che ti suggestiona. Il caffè è pronto. Tieni." Quei suoi grandi occhiali da vista si sollevano leggermente sugli zigomi mentre mi sorride.

"Grazie, comunque. E buongiorno." Le accenno un sorriso assonnato.

"A te" ciancica distrattamente. "Che cazzo è quello?" Me lo chiede di nuovo, attirando nuovamente la mia attenzione sul mio avambraccio sinistro; ci sono delle cifre impresse sulla mia pelle con inchiostro blu. Il mio cuore scalpita ancora quando ripenso a quel ragazzo, Harry. Le immagini della sera prima bruciano ancora nella mia mente in modo vivido, nonostante io sia ancora influenzata dalle ore di sonno perse a causa del jet lag.

"Lascia stare, credo sia un numero di telefono. Posso avere dei biscotti al cioccolato?" Prendo a fare un'espressione idiota, optando per fare gli occhi ingranditi, quelli da cucciolo che funzionano sempre.

"Punto primo, non fare gli occhioni dolci con me. Punto secondo, in ogni caso non hai bisogno di farli per ottenere dei biscotti; sono in cucina, nella credenza, hai due mani, pigliateli. Punto terzo, non sviare signorinella! Cos'è questa storia?" Scoppio in una fragorosa risata, finalmente. Da quando sono rientrata a New Orleans ieri, non ricordo di aver davvero riso di gusto.

"Oh ma, quanto ti adoro? Giuro che mi sei mancata tantissimo!" Le sue risate si uniscono alle mie.

"Lo sai, sembri un vero salame quando ammetti che ti sono mancata."

Fa una smorfia buffa corrugando la faccia ed io rido ancora di più.

Quando riesco finalmente a respirare, inizio a spiegarle meglio della serata precedente. Glielo devo, considerando che ieri sera sono sparita per metà del tempo, ritrovandola poi un po' alticcia.

The Runaway (Harry Styles AU)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora