- Il mare disse «Vieni» al ruscello.
Disse il ruscello: «Lasciami crescere!».
E il mare: «Allora tu saresti un mare
ed io voglio un ruscello. Vieni ora!».
Emily Dickinson (1872).
Josephine
"T'è passato il veleno?"
E' Niall che spalanca la porta della mia stanza, senza bussare ovviamente, sorprendendomi e facendomi andare il fumo di traverso.
"Mi hai fatto prendere un colpo." Abbandono la finestra a golfo e l'imbottitura che ho già riempito di cenere. "Puoi bussare? Ti scoccia?"
"Scusa, sì, hai ragione. Ma stai chiusa qui, tutta silenziosa. E prima a tavola sembravi una belva."
Osserva i miei movimenti mentre mi avvicino a lui, nel centro delle stanza e "Dammi il tuo telefono" dico, pur di distogliere l'attenzione dal mio umore incomprensibile persino per me stessa.
"Che c'è, vuoi ficcanasare?"
"No, ho bisogno di salvare alcuni contatti sul telefono. Sai, il tuo, mamma, Cleo."
"Papà" aggiunge in tono risolutivo.
"Passo. Ma grazie per l'offerta."
Lui, sbuffando, piazza il telefono sulla mia mano che tengo aperta, col palmo in su verso il soffitto. "Grazie, Niall." Ma gli lancio un'occhiataccia, mentre lo dico.
"Touché?"
Resto in silenzio, col suo telefono e una sigaretta consumata nella stessa mano.
Lui tossisce per il fumo e "Smettila col rancore, Josie."
"E tu smettila di stare dalla sua parte."
"Ma quale parte. Stiamo parlando di papà, Cristo santo, non di uno sconosciuto."
Lo dice tenendo i suoi occhi azzurri nei miei molto più scuri. La speranza nella voce e le labbra annoiate. Ma sono più seccata io, di lui, per la piega che sta prendendo questa conversazione.
"Niall, no."
Lo sguardo perso nel suo, gli occhi imploranti. Ma lui non demorde.
"Ti vuole bene, Josie. Mi chiede di te, sa'."
"Non ti credo" risolvo velocemente.
"Ti pare che ti dico stronzate?" Fa la voce grossa, mio fratello, ma dovrebbe sapere che con me, questo tipo di approccio, non attacca.
"Non penso che tu dica stronzate. Solo che dormi in piedi e non vedi con razionalità la realtà dei fatti." Quando lo informo lui rivolta gli occhi al cielo, lamentandosi in un hm scocciato. "Okay, bene, allora dilettami – ti prego – raccontandomi di quelle volte in cui ti ha chiesto di me, Niall."
E lui, con le sopracciglia quasi unite e la voce mielosa, tira fuori New York.
"Quando ero a New York dalla sua famiglia – Quando mi hai chiamato dal telefono di Zayn era lì. Lui ha capito subito fossi tu e mi ha chiesto come te la passassi."
Simon Horan è così, è quel tipo d'uomo che sembra perfetto. Bello, proprio come suo figlio maggiore, con gli occhi cristallini e trasparenti e i boccoli sulla testa – biondo cenere. Un pezzo di pane, diresti. Specialmente quando finge gentilezza e cordialità. Perché è questo ciò che fa; rimedia ai suoi errori mostrandoti la sua maschera migliore, quella del bell'uomo sorridente e senza alcun segno di rimorso o rancore sul viso, come se i peccati, gli errori e i cuori infranti che ha lasciato dietro di sé non segnassero il suo aspetto impeccabile. Oscar Wilde saprebbe parlarne meglio, probabilmente paragonerebbe mio padre al suo Dorian – malgrado i peccati di cui si tratta non siano insanguinati. O almeno, solo nel senso metaforico, che io il sangue l'ho visto e versato. Il male che lui stesso ha lasciato a mia madre, a me e che avrebbe dovuto infliggere a mio fratello – ma che è troppo accecato dall'ammirazione pur di vedere la verità – è immenso. E' profondo. Tanto che Niall non sta lì a constatare l'intruso – la parte peggiore e il lampante segnale, nelle sue parole: mio padre, per circostanza, si è trovato a chiedergli come stesse sua figlia minore. Altrimenti che figura ci avrebbe fatto? E' così che lui ragiona. L'ha sempre fatto. E allora glielo dico, a mio fratello.
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The Runaway (Harry Styles AU)
Fiksi Penggemarc o m p l e t a ; "Consideralo un punto a tuo favore, okay? Ho un debole per le persone che hanno paura, evidentemente. Quelle incasinate, e solo perché hanno tutte quelle seghe mentali a tarpare le loro stesse ali. Sei una fuoriclasse in questo. E...
