55. Una miriade di stronzate

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- Colui che a se stesso e dà alla propria arriva al punto di non saper distinguere la verità né dentro se stesso, né intorno a sé e, quindi, perde il per se stesso e per gli altri.
Fëdor Dostoevskij, I Fratelli Karamazov.

Harry

Il fatto che i Malik effettivamente siano invischiati in tutto questo, al momento, poco m'importa.

Sono ancora stanco. Anche dopo questa doccia, sono ancora condizionato dall'estenuante viaggio a Parigi. Adesso che sto fuori dal bagno mi ritrovo Niall nell'appartamento. Mi invita a seguirlo.

Sembra strano, eh? No, non vuole riappacificarsi con me. Non vuole porgermi il mignolino. Non vuole saperne. Neanche mi guarda, lo stronzo.

Sarà che sono nudo e coprirmi non sembra essere momentaneamente una necessità primaria. Non mi importa nulla, mi sentirei nudo anche con le mutande addosso, basta solo che sta lì a guardarmi e a passarmi tutta questa fottuta ansia.

"Mia madre è disperata, devi venire a dirle tutto di Josephine." Non credo abbia mai pronunciato il suo nome per intero. Per quanto mi riguarda non mi risulta, so solo che adesso ne parla come fosse un'estranea e che si rivolge a me... come fossi un estraneo.

Comunque a casa Malik decido di tornarci ancora, alla fine. Questa volta non in veste di postino, però. Non con le letterine di Joss. E oggi il mio ingresso qui non scaturisce alcuna sorpresa, almeno non come l'ultima volta in cui ho consegnato quelle cazzo di lettere.

Questa volta entro in casa dei Malik con Niall a fianco a me; sembra quasi che voglia sostenermi, anche se è ancora molto adirato; evidentemente devo avere una cera davvero tremenda per istigare il suo senso di pietà.

Quando arriviamo nel grande salotto ci sono i coniugi Malik: Richard e Kate, mentre cercano conforto l'una nell'altro. O per meglio dire, mentre il Mister consola la sua Miss.

"Harry!" Kate stride in un piagnisteo. "Harry, perché non è voluta tornare? Perché non l'hai riportata qui come avevi detto avresti fatto?"

Crea un leggero contatto, improvviso e indesiderato, tra i suoi palmi e le mie spalle. Non voglio che nessuno mi tocchi. Le dedico uno sguardo apatico, svuotato e completamente inespressivo, perché tutto ciò che fa parte di me, al momento, non sembra voler collaborare.

"Kate, siediti" invita il marito, in un vano tentativo di tranquillizzarla. Niall è ancora incupito invece, con le spalle appoggiate allo stipite della porta. Non posso vederlo così. Non riesco a vederlo così.

Non posso e non voglio.

"Rick, sta' tranquillo. E' tutto okay." Tira un sospiro, ma lo si legge nel suo sguardo (che mi ricorda tanto quello dei suoi figli) che nulla è okay.

I suoi occhi sono un mix tra quel blu notte della mia – mia un cazzo. Di Josephine. Nei suoi occhi però c'è anche tutta la limpidezza del celeste di Niall. Ed è questo che mi dà lo slancio per rispondere.

"Mi dispiace Kate... Ma Joss –" colpo di tosse involontario "Josie ha detto che tornerà. Solo, non ora."

Mi ci sto impegnando, in questo. A non sembrare schifosamente affranto da questo fallimento; il mio dolore rischia di sembrare una banalità agli occhi di chiunque, in questa casa. Con Joss io ci ho condiviso solo alcuni mesi. Queste persone tutta l'infanzia. Queste persone non capirebbero che non conta affatto quanto tempo io abbia speso con lei. Queste persone non capirebbero.

Non a caso c'è Malik Senior che mi guarda come fossi un intruso, mentre Kate ha lo sguardo quasi offeso, come se volesse chiedermi con quale presunzione penso di poter essere tanto deluso e triste e ferito, che neanche faccio parte di questa famiglia. Ma forse è solo nella mia testa, tutto nella mia testa. Come sempre.

The Runaway (Harry Styles AU)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora