Capitolo 29: Sogni

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"L'amore vero non finisce mai. Ce lo portiamo appresso tutta la vita, come un bagaglio che grava sul nostro cuore. Ad ogni battito di ciglia, ad ogni mio respiro, continuerò a vedere il tuo sorriso e a sentire il suono della tua voce, sperando un giorno, di poterti rincontrare"

Buio. Ovunque guardasse non vedeva altro. Era come precipitare senza fine nell'oscurità, senza avere appigli a cui aggrapparsi. Provò a parlare, ma non aveva voce, non aveva labbra. Non capiva neppure se fosse ancora viva. Quasi amava quel profondo calore che le bruciava le carni. Divampava dentro di lei come un forte incendio destinato a non avere fine. Era doloroso ma la faceva sentire viva.
Una profonda disperazione la colse mentre continuava a precipitare sempre più in fondo. E se non si fosse più svegliata?
Provò a muoversi, a frenare la caduta, ma non fece altro che aumentare il dolore che le straziava il corpo. Poi, improvvisamente, iniziò a rallentare, e davanti ai suoi occhi una luce si accese, mostrandole un'immagine familiare.
- Era molto piccola, una bambina. Sua madre le aveva preparato una stanza tutta sua. Non aveva mai avuto una camera sua. Era così felice! Si mise a sedere sul letto, seguita da suo padre, che aveva un grande libro tra le mani.
"Cosa vogliamo leggere stasera?" chiese passando l'indice sui titoli delle storie.
"Una storia sui cavalieri!" esclamò la bambina esaltata.
Il padre rise "Ti piacciono molto vero? Vorresti sposarne uno un giorno?"
Mia fece no con la testa, decisa "Non voglio sposare un cavaliere. Voglio essere un cavaliere!"
L'uomo sgranò gli occhi sorpreso. Aveva intuito che quei personaggi le piacessero molto ma non immaginava che un giorno avrebbe voluto persino emularli.
Mia si rese conto di ciò che il padre stava pensando così si affrettò a dargli spiegazioni.
"I cavalieri sono forti, coraggiosi e con un gran cuore. Cercano sempre di aiutare gli altri mettendo da parte se stessi. Sarebbe un vero onore essere una di loro!"
Suo padre rimase in silenzio, la bocca spalancata per l'immensa sorpresa. Poi scoppiò a ridere e Mia si rabbuiò.
"Perché ridi?" chiese furiosa "Io posso farcela!"
L'uomo le scompigliò i capelli sorridendo "Sei davvero sorprendente figlia mia. Così giovane eppure così saggia"
Mia sorrise, mostrando i denti da latte di cui alcuni erano caduti da poco "È perché ho un papà come te" -

La scena cambiò.
- Mia era sotto il suo letto, come la madre le aveva detto di fare. Un uomo si era introdotto in casa, armato. Sentiva le voci dei suoi genitori mentre tentavano invano di ragionare con il criminale. Poi delle urla, forti e strazianti. Una pozza di sangue si allargò sul pavimento, macchiandosi le mani appoggiate a terra -
Mia si coprì il viso. Non voleva rivedere quelle immagini, non voleva sentire quelle voci. Nonostante avesse chiuso gli occhi, però, continuava a vederle, marchiate a fuoco nella sua mente. Provò ad urlare, ma era ancora senza voce. Voleva svegliarsi
"Tutto bene?" Alec era disteso al suo fianco e la teneva stretta a se. Mancavano pochi giorni. Lui e Mia si sarebbero presentati in Accademia e avrebbero cercato di entrare per potere un giorno diventare cavalieri.
"Si... Stavo solo pensando"
"A cosa?"
Mia fece spallucce "E se non riuscissi ad entrare?"
Alec le prese il viso tra le mani e la costrinse a guardarlo.
"Lo so che non sono bravo in queste cose. Tra i due sei sempre stata tu quella forte, quella fiduciosa, in grado di dire sempre la cosa giusta al momento giusto... non potranno mai rifiutati. Non lo dico solo per compiacenti, so che è così.
Non c'è nessuno che sia più qualificato di te per questo. E non parlo solo di abilità militari. Tu hai... il cuore... di un cavaliere. Come potresti non entrare?"
Mia rise "Quanti complimenti! C'è qualcosa che vorresti chiedermi?"
Alec la baciò sulle labbra provocandole un lieve rossore "È proprio questo che amo di te" -
La ragazza si toccò le labbra sorpresa. Era come se fosse appena accaduto. Riusciva ancora a sentire il tocco della sua lingua. "Una cosa che non sentirai mai più"
Mia si guardò intorno sorpresa, ma non riuscì a vedere nulla. La voce di Lilith la raggiunse, prendendo vita dalla sua stessa mente.
"Del resto, chi vorrebbe mai una donna come te? Una ragazzina che gioca a fare il soldato. Che cosa bizzarra. Che penserebbe tua madre di te? Del fatto che non sembri neppure una donna?"
"Credevi davvero che potessi amarti?" stavolta era stato Alec a parlare. Era uscito dal suo ricordo e l'aveva guardata con disprezzo "Sempre pronta a dare ordini, sempre pronta a svilire ogni mia parola, ogni mio gesto... non sono mai stato tanto felice come in questo momento. Liberarmi di te è stata la decisione migliore della mia vita"
Mia guardò con orrore le mani del ragazzo tingersi di rosso. A terra, ai suoi piedi, milioni dì cadaveri volgevano lo sguardo al cielo. La ragazza indietreggiò disperata, quando li vide alzarsi e puntare gli occhi vuoti verso di lei. Si voltò, provando a scappare, ma rimaneva bloccata in un punto. Urlò disperata mentre quei cadaveri la abbracciavano, portandola a fondo. Quando pensò che fosse ormai la fine, una luce la investì, costringendola a chiudere gli occhi...

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