Capitolo 34: Sopravvisuti

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Ancor prima di arrivare a destinazione Mia notò che c'era qualcosa di strano nel panorama. Quando avvistò Larss all'orizzonte si ritrovò senza fiato, osservando la sottile linea di fumo nero che saliva verso il cielo.
Delfine rallentò, indecisa sul da farsi. Aveva avuto intenzione di atterrare ad una certa distanza per tenersi lontana dagli umani, ma non avvertiva voci o altri suoni all'interno della città. Quello strano silenzio la spiazzava.
Alla fine atterrò al centro della piazza dell'Accademia facendo attenzione a non urtare eventuali detriti. Aaron scivolò a terra, gli occhi sbarrati. L'Accademia era stata completamente distrutta.
Le pareti, un tempo bianche, erano state incenerite da quello che probabilmente era stato un grande incendio. Il cornicione era crollato e le vetrate erano in frantumi. Abbandonato in un angolo c'era il corpo di un uomo. Questo era così magro e annerito da risultare irriconoscibile. L'unica cosa che Aaron riuscì a distinguere, provando uno strano senso di déjà vu, furono gli occhi, incredibilmente chiari.
Mia si mosse con cautela osservando con disperazione crescente lo spettacolo di fronte ai suoi occhi. Tutto avrebbe potuto aspettarsi, ma non questo. Non quella desolazione. Si diresse verso i cancelli, ormai ridotti in cenere, e osservò quello che una volta era stato il villaggio di Larss. Una strana rabbia prese vita nel suo petto man mano che esplorava vari angoli, ormai distrutti, della città.
La bottega in cui anni prima aveva lavorato insieme ad Alec per guadagnare qualche soldo era stata completamente rasa al suolo e saccheggiata. La locanda in cui erano stati soliti alloggiare emanava ancora un forte odore di bruciato. La rabbia di Mia raggiunse il culmine quando, tra le macerie, intravide il corpo martoriato di una ragazza, lasciato a terra, come una vecchia bambola che aveva ormai perso ogni sua attrattiva. Si inginocchiò al suo fianco e cercò di tirare fuori il corpo dalle macerie. Le sue braccia erano fredde come il ghiaccio e Mia dovette ricacciare indietro le lacrime.
"Mia..." Aaron si avvicinò, osservando tristemente la scena "Forse dovremmo... andare via"
"Va seppellita" disse la ragazza con fermezza cercando di sollevare una grossa trave. Delfine la afferrò con le immense fauci, sollevandola con facilità.
"Grazie Delfine"

Aaron la aiutò a scavare, con non poca difficoltà. Dopo averla seppellita, Mia sussurrò alcune brevi parole e uno stupendo fiore bianco iniziò a crescere nel terreno, in corrispondenza della tomba improvvisata. La ragazza strinse i pugni, cercando di mandare via la rabbia. Chiunque avesse fatto questo l'avrebbe pagata cara. Aaron si voltò di scatto, sentendosi osservato. Delfine fece lo stesso. Annusò l'aria ed esaminò il terreno in cerca dell'intruso. Alla fine si avvicinò ad un cumulo di macerie e una piccola sagoma scattò fuori da esse, correndo impaurita. Cadde a terra, rivelando una folta massa di ricci chiari e occhi color del cielo. Mia si avvicinò alla bambina sorridendo.
"Hei! Tranquilla non vogliamo farti del male" la piccola continuava a fissare il drago con occhi spaventati ed Aaron pensò che ne aveva tutte le ragioni "Non preoccuparti. Delfine è innocua"
Il drago avvicinò il muso alla bambina che si irrigidì, indecisa sul da farsi. Guardò quegli immensi occhi per qualche minuto, pronta a fuggire al minimo movimento. Mia distese la mano verso di lei e le accarezzò dolcemente le squame "Vedi? È nostra amica"
La bambina alzò la piccola mano verso l'alto, toccando con cautela le squame brillanti, e si ritrovò a ridere quando le emozioni dell'animale la raggiunsero, forti e confortevoli.
"Io sono Mia e questo è il mio amico Aaron" indicò il ragazzo che nel frattempo si era fatto avanti. Quella scena l'aveva colpito. Non immaginava che Delfine fosse in grado di comprendere una situazione come quella.
"E tu chi sei?"
"Mi chiamo Tania" disse la bimba asciugandosi il naso col dorso della manica.
"Tania! Che nome splendido! Sai dirmi cos'è successo in questo posto?"
La bambina annuì tristemente "I soldati ci hanno attaccato" quella frase lasciò Mia ed Aaron senza parole.
"Come sarebbe?" fece Aaron sconvolto "Sono stati i soldati a fare questo?"
"Hanno combattuto tra di loro, distrutto gli edifici... hanno ucciso tante persone" si ritrovò di nuovo con le lacrime agli occhi e Mia la abbracciò, cercando di darle conforto. Tania ricambiò l'abbraccio, felice che ci fosse quella ragazza insieme a lei.
"Facevano tanta paura. Avevano degli occhi strani e si rialzavano dopo ogni colpo" la ragazza ebbe un brivido. Guardò Aaron, che aveva avuto il suo stesso pensiero "Solo alcuni soldati ci hanno aiutato"
"Qualcuno è ancora vivo?!" esclamò Mia speranzosa "Ci sono sopravvissuti?"
Tania annuì "Posso portarvi da loro se volete"

La biblioteca di Larss era molto grande ed era uno dei pochi edifici che non era stato completamente raso al suolo. Ovviamente era ridotta male, ma era meglio di niente. Quando James e Peter erano riusciti a fuggire dall'Accademia avevano incontrato Marko che li aveva spronati a proteggere i cittadini dai soldati ormai impazziti. Avevano salvato più persone che potevano ma la maggior parte dei cittadini era stata fatta a pezzi. James non riusciva ancora a crederci. Continuava a sentire le urla di quegli innocenti, l'odore di corpi bruciati... un urlo lo riportò in sé.
Corse verso l'ingresso impugnando il suo arco, pronto a difendere i pochi sopravvissuti, poi lo mise giù, quando si rese conto di chi aveva davanti.
"Mia!" corse verso di lei e la abbracciò, ignorando l'imbarazzo della ragazza "Credevo non saresti più tornata"
Mia sorrise e ricambiò l'abbraccio, scompigliandogli appena i capelli.
"Tranquillo ragazzino. Non sono facile da uccidere"
"Ma che scena toccante" Aaron lo afferrò per la camicia e lo tirò a sé, staccandolo dal corpo della ragazza irritato.
James arrossì "Scusate"
Delfine, dietro di lui, emise un verso gutturale che sembrava una specie di risata. James si irrigidì. Come aveva potuto non notarla? Eppure era enorme! Doveva essere lei la causa delle urla di poco prima. Il giovane si voltò verso i cittadini che tremavano dinnanzi a quella possente creatura.
"Tranquilli. Sono con noi!" era davvero felice che fossero tornati.
Ora forse le cose sarebbero andate un po' meglio.

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