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<cosa leggevi ?>

<di tutto, della geografia del luogo ad esempio.
Mi affascinava il modo in cui avevano deciso quasi mille anni fa di costruire questo paesino.
Dall'alto sembra una Margherita sai, la piazza è la corolla, grigio chiaro , i petali invece sono le case stesse a rappresenatarli, divisi tra loro in lunghi viali che si snodano fino a formare un piccolo labirinto>

Stava per perdersi ancora nelle sue descrizioni , odiava diventare prolisso ma accanto a Victoria si sentiva così sicuro .

<Chiaramente c'era altro ad interessarmi, la storia ad esempio.
Questo posto è stato raso al suolo ben tre volte prima di vedere un pò di pace, e poi, dal millequattrocentodieci i cittadini di Darkle hanno iniziato a vivere tranquillamente.

Una quiete silenziosa come la morte.

Sai per un pò ho anche pensato di approfondire le mie conoscenze sulla bibbia, qui più che una religione è uno stile di vita come avrai notato da sola, ma ... non fa per me, sono cresciuto in una famiglia atea e per sempre rimarrò tale, preferisco credere in me stesso che in qualcosa che non posso vedere nè sentire.
Senza offesa se sei..>

Victoria alzò le mani , scuotendole ,insieme alla testa.
<siamo della stessa opinione>

Era ammaliata dal discorso di Alec, probabilmente non conosceva da tempo qualcuno tanto curioso, o annoiato...
Perlomeno aveva sempre degli argomenti a disposizione di cui discutere.

<bene, ritornando al punto , questo luogo, Ortyfar, è una specie di posto maledetto per i miei strani concittadini e ne parlo per esperienza diretta.

Un giorno, mentre camminavo qui vidi un uomo, un contadino sicuramente, aveva dei vestiti logori e si portava dietro una piccola vanga , aveva gli occhi infossati di chi è rimasto troppo tempo sotto al sole.
Sembrava uscito dal nulla.
Mi chiese chi fossi per un qualche motivo, e io gli diedi le mie generalità , quello scosse la testa e mi incitò ad andarmene.
Ero...quantomeno curioso di quello strano comportamento.
Non ho il complesso di dio ma sono pur sempre il capo della polizia qui, sono io a far rispettare le leggi, e da un momento all'altro questo tizio mi si mette davanti e esige che faccia come dice>

<cm'è finita ?>
Lo interruppe Vic incuriosita.
Un forte tuono la fece sobbalzare, sentì il cuore perdere un battito, ma era troppo interessata alla storia dei O'Moore per distrarsi, Alec era un abile narratore,  ogni parola sembrava studiata , si incastrava perfettamente tra la precedente e la successiva.

<io chiesi il perchè a questo punto.
Sai la sua risposta?>

Victoria scosse la testa.

<mi disse che avrebbe pregato per me, a causa della sfortuna che mi avrebbe seguito da quel momento in poi.
Non sapevo cosa pensare>
Scoppiò a ridere, il solo ripensarci gli causava quell'effetto,  sapeva che una parte di lui, se anche avesse ottenuto quell'agognato trasferimento, sarebbe rimasta a Darkle per sempre, incastrata tra le sue stranezze e il cielo torbido , pieno di malinconia.

<non so dire se rimasi particolarmente impressionato o se la passeggiate qui mi avevano solo stufato ma, non ci ritorno da allora, è successo due anni fa>

Victoria continuava a seguirlo in silenzio.
La pioggia stava lentamente scemando, la grandine che li aveva colpiti prima, in auto, ormai si era ridotta ad una lieve acquerugiola.
Vic sperò che il suo distintivo, risposto nella tasca interna del cappotto nero si fosse salvato, per il resto aveva perso speranza.
Il mascara aveva formato delle pozze nere sotto i suoi occhi, i jeans blu ormai avevano la stessa tinta del suo cappotto color navy, gli stivaletti di pelle completamente zuppi, ora messi alla prova anche dalle rocce.
Evitò per poco delle storte che le sarebbero costate una distorsione e delle costole fratturate.

<per quale motivo ti sei stato trasferito se posso chiedere?>

<è una vecchia storia, niente di interessante Victoria>
Rispose lui, con un tono stranamente brusco.

Solo un attimo prima le si rivolgeva cme se fosse una vecchia amica e quello successivo , sembrava rientrare nel suo guscio come una chiocciola.

Lei si sentì in colpa per avergli fatto quella domanda non voleva essere invasiva .

Lei si sentì in colpa per avergli fatto quella domanda non voleva essere invasiva

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Il sentiero stava iniziando a diventare più stretto.
Ai lati due grosse colline.
Alberi solitari allungavano le loro braccia fino tirarle ciocche di capelli.
Alec non sembrava particolarmente turbato ,ma come aveva detto lui stesso, non rappresentava una novità.

Erano passati più di trenta minuti, e lui non accennava a fermarsi, scandagliava tutto con occhio vigile, dal terreno fino alla sommità delle colline, roccia per roccia.

<Alec, hai visto qualcosa? Possiamo tornare alla macchina?
Penso di essermi sbagliata , in fin dei conti era solo la memoria di una bambina.
Ha subito un grave trauma , potrebbe aver ingigantito l'avvenimento nella sua mente.
Il padre avrà semplicemente notato la sua difficoltà nel tenerla d'occhio in questo posto...>
Sentì il terreno crollarle sotto i piedi quando pestò un ovale di umido terriccio, scivolò fino a ritrovarsi col sedere a terra.

Alec stava davanti e non sembrò notarlo.

Lei si rialzò in fretta, con il coccige che le doleva, e ancora peggio l'orgoglio ferito.
Una fitta lancinante le tolse il fiato per qualche secondo, si massaggiò il punto dolente sul fondoschiena.
La giornata dopo ci avrebbe visto un livido delle dimensioni di un freesbee lì.

<mancano solo cinque minuti>

<ma per dove?>

Alec non rispose , il suo comportamento enigmatico cominciava a farle paura.
Con un rapido movimento, ormai collaudato negli anni,automatico , carezzò la punta del manico della sua pistola.

Lo faceva sempre quando non si sentiva al sicuro, come un calmante naturale.

Non era più la ragazzina indifesa dalle gambe troppo lunghe che si abbassava sulle ginocchia per pregare davanti ad una croce a Greland, al fianco di Frenn.

Ora era un agente, la massima autorità, nessuno le avrebbe mai più fatto del male o sarebbe scappato , non lo avrebbe permesso.

Si accorse immediatamente di cosa Alec stesse parlando prima quando giunsero sul posto...

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