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<abbiamo già escluso che sia uno straniero, questo è un passo in avanti>

Rian si intromise, sentiva lo sguardo di Alec premere come un fendente sulla sua testa.

<non c'è alcuna possibilità?
Mettiamo che abbia visto James quella serata fuori casa e lo abbia scambiato per un vecchio nemico e si sia voluto vendicare, oppure che segua un suo delirio.
Non voglio mettere in discussione la tua esperienza in materia ma non sono convinto che sia uno del posto.

È vero, non sono originario di Darkle ma questo non mi sembra il luogo adatto in cui cercare un killer , la gente ha troppa paura del castigo divino per commettere un atto del genere>

Marcus annuì in direzione di Rian, il suo discorso gli era piaciuto, sembrava molto più convincente delle teorie di Victoria.
Non succedeva qualcosa di orribile a Darkle da tempo, conosceva perfettamente ogni singola persona abitasse dentro o fuori il centro storico.

Era cresciuto lì, l'aria umida e rarefatta di quel luogo aveva riempito i suoi polmoni per così tanti anni che non riusciva più a contarli, aveva salutato abbassando la testa con forte reverenza ogni uomo o donna che incrociava il suo sguardo.
Partecipava alle feste del paese, si inchinava davanti al signore ogni domenica accerchiato da credenti in una sala piena di anime.
Non poteva accettare che fosse uno di loro.

Era un'idea così malsana che preferì per il momento accucciarsi tra le parole dubbiose di Rian (un ragazzo che mai e poi mai avrebbe rispettato a causa dei suoi modi spavaldi e irrispettosi ) piuttosto che accettare l'evidenza.
Ma la risposta di victoria creò un nuovo peso sul suo cuore.

<il nostro uomo lo avrebbe riconosciuto dopo averlo pugnalato e se anche fosse stato così folle da accoltellare un uomo senza essere certo della sua identità , se anche si fosse accorto dopo dell'errore ...non avrebbe proseguito nel suo meticoloso lavoro.
Posso escludere anche l'eventualità della pazzia, come ho già detto è organizzato non ha lasciato alcuna traccia di sè, ha colpito di notte, neanche un testimone.

Il castigo divino non è un deterrente abbastanza forte in alcuni casi>

<per essere precisi, le ferite sono state inferte post mortem , ma cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia.
Il killer lo ha visto, da vicino, lo ha guardato morire.
Non è possibile che abbia provato pentimento, non è proprio ipotizzabile>

Lo sguardo di Alec era perso nel vuoto mentre parlava, nella direzione del muro che recava le scritte di Victoria, una lavagna senza alcun margine.

Si immaginò al posto del Killer.

Aveva sorpreso James Murphy alle spalle, fuori dalla sua proprietà, l'uomo stava per rientrare a casa e lo aveva colpito, sulla nuca, poi aveva stretto un pezzo di tessuto attorno alla sua bocca per evitare che chiamasse aiuto.
I suoi parenti erano vicini e sarebbero accorsi subito.

Il colpo non era stato troppo forte, niente di mortale.
assolutamente no, lui era bravo e sapeva quello che stava facendo, quell'uomo doveva morire lentamente, soffrire come un animale, uno qualunque dei suoi bovini .
Lo avrebbe macellato.

Dopo essersi guardato attorno , per controllare che nessuno lo avesse visto e aver legato le mani dietro le spalle di James , aveva trascinato il suo corpo dentro la stalla.

Fino al punto preciso , l'altare dell'impiccagione.

Aveva tirato fuori una corda dal suo borsone per farne un cappio e poi l'aveva legata alla trave principale.
Si era occupato prima di avvicinare la sedia al punto preciso o lo aveva fatto in quel momento, mentre il signor Murphy si agitava convulsamente a terra?
Qualunque cosa avesse deciso di fare era stata la mossa giusta perché Murphy non aveva ferite ricollegabili ad autodifesa. Non era riuscito a salvarsi la vita contro quel mostro.

Poi si era piegato su di lui e gli aveva ordinato di salire sulla sediolina.
Gli aveva messo il cappio al collo.

Era stato difficile convincerlo.

O forse no?

Forse James aveva pensato, confuso e dolorante che fosse tutto un brutto scherzo, si era trovato di fronte il volto di un amico, ma dopo aver eseguito gli ordini doveva averlo capito. Quell'uomo voleva ucciderlo, non spaventarlo, la sua vita stava per finire in tragedia.

Il figlio Tomas sarebbe stato il primo a trovare il suo cadavere, la mattina dopo, e la visione lo avrebbe perseguitato per tutta la vita.

James a questo punto avrebbe voluto pregare di lasciarlo andare, implorare misericordia o perdono, ma non poteva farlo con quella stoffa che di premeva sulla lingua, lasciandogli un sapore amaro difficile da mandar giù.

In quell'esatto istante, l'attimo precedente al calcio del killer,  le gambe di James tremavano, i suoi pantaloni si bagnavano di urina e l'adrenalina che aveva in corpo stava facendo scoppiare il suo cuore, palpitava nel suo petto a ritmi irregolari , pompava il triplo del sangue, chiedeva pietà.

Ma la pietà non gli era stata concessa, la sua colpa non poteva essere perdonata senza una degna ricompensa, la sua morte.

Il killer lo aveva guardato agitarsi in aria, come un pesce appena tirato fuori dall'acqua che si torce su se stesso, si dimena.
E così aveva fatto James Murphy fino a che l'ipossia aveva fermato i suoi organi interni ed era morto.
Ma neanche allora il killer era stato soddisfatto del suo operato.
No, mancava ancora una cosa.
Sebbene guardare il suo nemico librarsi in aria, sciogliersi in un pianto disperato aveva acquietato il suo mostro interiore , non poteva tralasciare quel particolare.

Non serviva a terminare più in fretta le sue pene, no, Murphy era già morto.
Quella era la chiave.
Lo aveva capito già allora, prima che tutto il resto accadesse, prima che il caos scoppiasse.

Doveva ferire il suo ventre, colpirlo tre volte.

Ma per quale motivo?

——
Scusate per l'assenza ma ieri ho sostenuto l'ultimo esame della sessione quindi sono stata molto occupata🥰

Spero che il capitolo vi sia piaciuto, domani o dopodomani continuerò ad aggiornare la storia.

THE REVENGELa tua prossima ossessione. Scoprilo ora