⊱ 20 ⊰

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Victoria controllò l'orologio in legno sulla parete della cucina.
Erano stesi su un vecchio divano di cuoio completamente nudi, stretti l'uno all'altro.
Aveva una gamba sul suo torace , il braccio stretto attorno al petto.

Ispirava con avidità il suo odore, le ricordava le bianche gardenie che la nonna Minnie coltivava nel retro della sua fattoria.
Da piccola amava i suoi fiori, mentre Minnie non le prestava attenzione ne strappava interi mazzetti per poi schiacciarli nelle tasche della giacchina.

<Non...non me l'aspettavo, pensavo volessi mantenere una relazione professionale>
Gli disse, tracciando la linea della sua barba scura con l'indice.

<lo faremo, nessuno deve sapere cosa succede un volta che le porte si chiudono, non pensi?>

"Lo spero"
Rispose lei , nella sua mente.
Avrebbe perso tutto ma se fosse stato per una giusta causa?

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Il petto di Victoria si alzò e abbassò mentre inspirava il fumo di una sigaretta.
Osservò il segno del rossetto rosso che aveva lasciato sul filtro e poi la gettò in un cespuglio, dopo averla calpestata iniziò la discesa per la via delle croci.

Aveva passato il resto della serata al commissariato a scambiare opinioni con Alec e gli altri.
Il perennemente gentile Rian, Marcus sempre più scorbutico nei suoi confronti e Noah.
Quell'ultimo le era sembrato stranamente piacevole , un punto a favore per i figli di Darkle .

L'unico problema in Noah erano le sue doti investigative che rasentavano lo zero assoluto.
Per quanto si impegnasse a fornire un contributo non sapeva neanche da dove iniziare.
Come le aveva spiegato Alec , prendendola da parte per un momento, Noah e Marcus non avevano mai vissuto fuori da quella cittadina.

A stento conoscevano il mondo la fuori, di libri ne avevano visti pochi.
La maggior parte dei ragazzini là crescevano istruiti oralmente dalle proprie madri.

A quanto pare alla morte del vecchio capo , Noah aveva semplicemente preso il suo posto, nessuno aveva avuto il coraggio di cacciarlo, perchè a dirimere le liti tra pastori era bravo e negli anni piano piano gli agenti regolarizzati si erano abituati a lui come si fa con lo spigolo ammaccato di un vecchio mobile che si è troppo pigri per aggiustare.

In più quell'anno ne avrebbe compiuti sessantotto e tutti speravano in cuor loro che avrebbe semplicemente saltato un giorno, per poi scomparire tra le mura domestiche , assorbito da una pensione finta tanto quanto il suo lavoro.

Un bagliore improvviso nell'oscurità della notte.
Il luccichio di un fuoco in lontananza attirò la sua attenzione.
Qualcuno teneva un accendino acceso, proprio davanti alla porta del ritrovo delle due vie.
Assottigliò lo sguardo per osservare i suoi connotati dell'uomo ma non ci riuscì.

Mentre avanzava, un passo alla volta ,carezzava il corpo della sua pistola carica.
Lo sconosciuto non si era ancora accorto della sua presenza.
Mancavano meno di trenta metri.

Sentì qualcosa rotolare giù per la strada.
Per sbaglio aveva dato un calcio ad una pietra.

Alzò immediatamente lo sguardo.
Il tipo la stava osservando e da quel poco che riusciva a scorgere era anche parecchio più alto di lei, arrivava quasi allo stipite della porta.

Alzò una mano in saluto, muovendola da una parte e dall'altra ma non si qualificò.

Si bloccò per un'istante, avrebbe potuto essere una trappola.
In giro c'era un killer, doveva stare attenta.

Attese per qualche secondo che l'uomo o la donna dicesse il suo nome poi la curiosità prese il sopravvento e si diresse rapidamente nella sua direzione, dopo aver sbottonato la tasca in cui era tenuta la pistola e aver tolto la sicura.

Era troppo vicina al b&b per tornare da Alec.
Non aveva scelta che attingere al suo coraggio e affrontare il pericolo, da sola.

Era vicinissima ormai quando un volto familiare le sorrise.
Sentì le spalle rilassarsi, il respiro ritornare regolare.

<Tomas, cosa ci fai qui?>

Fu sorpresa di vederlo, era davvero l'ultima persona che si sarebbe aspettata di trovare alle dieci passate dietro la sua porta.

Lo osservò in viso, aveva i soliti grandi occhi rossi, le labbra mangiucchiate, si teneva le mani in tasca e sembrava agitato.

<non so perchè sono qui, spero di non averla spaventata, volevo solo parlare e ...la verità è che non c'è nessuno con cui io possa farlo>

Le fece una gran pena, sembrava più piccolo della sua età ed emanava un'aria di innocenza assoluta.
Si sarebbe bruciata una mano piuttosto che accettare l'idea che quel tipo avesse ucciso suo padre.

<nessun disturbo, possiamo parlare tranquillamente ma se vuoi riferirmi qualcosa di ufficiale dovrai farlo in via ufficiale domani, al commissariato>

<no, niente del genere, volevo solo sfogarmi , io sto passando un brutto periodo ma forse ho fatto uno sbaglio a cercare lei...>
Spiegò , gesticolando, aveva lo stesso tic ansioso della sorellina .
Arricciava il naso quando era agitato.

Non riusciva a comprendere la sua agitazione, quella mattinata le era sembrato addolorato ma non in preda ad una crisi d'ansia.
Forse aveva sottovalutato le parole di Alec, ra possibile che Tomas nascondesse dei demoni dentro di se che prima o poi avrebbe dovuto liberare.
Erano loro a tormentarlo?

Non fece in tempo a rassicurarlo, avrebbe dovuto forse ma Tom ritornò sui suoi passi.

<non volevo farle perdere tempo, mi scuso ancora, solo ora mi rendo conto di quanto il mio gesto sia stato avventato, avrà sicuramente cose da fare e io le sarei solo d'intralcio.
Buona notte>

Non le diede il tempo di rispondere.
L'attimo dopo era sparito , percorrendo un vicolo che Victoria non conosceva.

Forse era meglio così, se qualcuno li avesse visti da soli , di notte, le indagini sarebbero diventate un campo minato.

——
Eccoci al nuovo capitolo , spero come sempre che vi sia piaciuto.
Cosa pensate di Tomas?
Avete già in mente cosa potrebbe essere successo?

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